
Considerazioni sparse post Fiorentina-Inter (3-4)
In quella che è più un’opera epica che una partita, l’Inter porta a casa tre sudatissimi punti.
- A Firenze l'Inter si gioca tre punti preziosissimi in ottica rincorsa ai primi posti. Dal canto suo la Fiorentina deve regalare una prova di carattere al proprio pubblico dimostrando che le difficoltà sono finite. Ne esce una partita epica e pirotecnica che continua a mutare spartito fino all'epilogo che vede il trionfo nerazzurro al (penultimo) sospiro;
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Il nostro lavoro si basa sull'impegno e la passione di una redazione giovane. Tramite l'associazione ci aiuti a crescere e migliorare sempre la qualità dei contenuti. Associati ora!- I ragazzi di Inzaghi cominciano a mille all'ora e con una facilità sconosciuta su questo campo si trovano in vantaggio di due goal prima della follia di Dimarco che riporta in partita i Viola. I nerazzurri tornano in campo molli mentre i Viola hanno la bava alla bocca e trovano il pari due volte prima di arrendersi definitivamente. Bene l’Inter in fase di costruzione ma da rivedere l'intera fase difensiva;
- Lautaro è di un altro pianeta e tiene in piedi l'attacco da solo. Barella è costante, continuo e ha importato prezzi pregiati nel suo bagaglio tecnico, il goal è una perla. Bene anche Mykitharian che aiuta e rifinisce per tutta la partita. Meno bene del solito Onana che appare generalmente poco reattivo. Bene Darmian e buono l'ingresso di Bellanova;
- I Viola iniziano male ma complice la follia di Dimarco riescono a restare comunque in partita. Da quel momento i ragazzi di Italiano conquistano, metri, geometrie e voglia di vincere. Ci vanno vicinissimi con un super Kouame che ispira e rifornisce i compagni. Male Martinez Quarta e disastroso Venuti;
- Inzaghi prenda e tenga ben al sicuro questi tre punti ma per il resto c'è da rivedere l'atteggiamento con cui l'Inter è entrata in campo nel secondo tempo, oltre a una certa leggerezza esibita in due goal su tre. Questa squadra è sul viale della guarigione ma non è ancora guarita, bisogna mantenere altissima la soglia dell'attenzione.
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Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.
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