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, 18 Ottobre 2022

Dialettica di Paola Egonu


Tesi, antitesi e sintesi di tutto quello che sta succedendo attorno alla campionessa del volley azzurro.


Di fronte a tutto il rumore che ha fatto l’affaire-Egonu, da tifoso, sportivo, addetto ai lavori, ho fatto fatica a trovare un filo conduttore, un bandolo della matassa che mi permettesse di arrivare a capire come la pensassi, e soprattutto quale fosse la prospettiva da cui vedere l’accaduto, con tutte le sfumature che si porta appresso.

Pur calcando campi da pallavolo da circa 30 anni, mi sembrava davvero di brancolare nel buio: da una parte, l’ammirazione smisurata per una campionessa fuori dal tempo, dal momento che la nostra pallavolo aveva espresso un talento simile; dall’altra la consapevolezza necessaria che quello che sta accadendo non è solo un affare di campo, ma anche di cultura sportiva, ma anche di cultura sociale, ma anche di cultura e basta.

La fatica di trovare le lenti giuste mi ha portato a posare gli occhiali sportivi con cui vivo gran parte della mia vita, ed andare ad indossare quelli dimenticati in un remoto cassetto della mia scrivania, quelli che indossavo quando ero studente alla Facoltà di Filosofia, più interessato ai dilemmi dell’essere che a quelli del taraflex su cui cade la palla da pallavolo.

All’epoca, tra i tanti esami da preparare, fui folgorato da Hegel e dalla sua dialettica, il metodo argomentativo che ricerca la verità tramite il sistema triadico di tesi, antitesi e sintesi. Tanto folgorato che, ancora oggi, quando si tratta di analizzare un fatto su cui non capisco bene come la penso, vado a riprendere quegli appunti, e cerco di applicarla al tema che mi angustia: cerco una tesi, contrappongo ad essa un’antitesi, vado ad estrapolare una sintesi.

Anche stavolta, Hegel si è rivelato un ottimo alleato: certo, fa sorridere pensare di applicare massimi sistemi ad una partita di pallavolo, ma come diceva il primo professore che ho incontrato alla prima lezione, usare la filosofia solo per problemi complessi sarebbe proprio uno spreco.

I FATTI

Giovedì sera l’Italia, favorita alla vittoria del mondiale femminile, perde ad Apeldoorn la semifinale contro il Brasile: in questa partita, Paola Egonu sigla 28 punti, ma fallisce alcune occasioni importanti per metter la firma sull’auspicata vittoria finale.

Dopo la gara, la campionessa azzurra subisce attacchi social piuttosto violenti. Come spesso accade, impunemente, le critiche non si sono limitate alla prestazione dell’atleta, ma sono trascese in commenti estranei alla sua performance sul campo: in particolare, ciò che più ha infastidito Egonu è stato il mettere in dubbio la sua cittadinanza italiana e di conseguenza la sua appartenenza alla causa (ricordiamo, per i neofiti, che Paola Egonu è nata e vissuta in Italia, precisamente a Cittadella, da genitori africani). A Mondiale terminato, dopo la vittoria della medaglia di bronzo, Paola Egonu si è sfogata ai microfoni Rai ed in alcuni video “catturati”, di fatto dichiarandosi schiacciata dal peso di questi commenti, così tanto da pensare di lasciare la maglia azzurra, almeno temporaneamente. (Qui di seguito, l'intervista integrale https://www.rainews.it/video/2022/10/pallavolo-mondiali-2022-volley-italvolley-italia-paola-egonu-intervista-video-d66feeb6-86a8-458c-8050-45e30f63ed82.html )

Da qui, il finimondo. Da subito, la solidarietà del mondo sportivo e non si è espressa copiosamente sui social. Ma bisogna dire che non è mancato chi ha rincarato la dose, chi ci ha tenuto a mettere i puntini sulle i, chi soprattutto si è schierato apertamente contro la reazione di Egonu. Proprio partendo dalle tesi di questa fazione, vorrei cominciare l’analisi.

TESI & ANTITESI

Da una piccola ricerca social, ho cercato di stilare una fenomenologia dei commenti anti – Egonu, tracciando sostanzialmente quattro profili di critiche. A ciascuna di esse corrisponde una tesi, a cui proverò, come da dialettica hegeliana, ad offrire una antitesi, nel tentativo di una sintesi finale.

1) Commenti Razzisti, non meglio argomentati. Esempio: “non esistono ne*ri italiani”. Sì, esiste ancora qualcuno che lo scrive. E no, non li liquidiamo facendo finta che non esistano. Semplicemente perché esistono, e perché durante una shit storm non scegliamo il tipo di pioggia e vento che ci arrivano addosso. La loro tesi è che “siccome Egonu ha origini africane, non può dirsi italiana a 360 gradi, e quindi non potrà dare il massimo per la causa italiana”. L’antitesi potrebbe esser semplificata, dicendo che non ci vuole Hegel per capire che quei commenti fanno schifo e che chi li ha scritti dovrebbe esser bannato dall’uso dei social e mandato ad usare il suo tempo ripassando storia ed educazione civica. Ma no, facciamo un’antitesi vera, che si nutre di fatti e non di opinioni, ed affermiamo che Paola Egonu è nata a Cittadella, è vissuta in Italia, e l’appartenenza alla causa l’ha mostrata vincendo da top scorer il recente europeo e numerose altre medaglie con la maglia azzurra, spesso trascinando le sue compagne.

2) Commenti alla reazione di Egonu. Ad esempio,“non si lascia la Nazionale per ripicca”. La tesi è che la reazione, avvenuta a caldo, sia spropositata e poco razionale. Sicuramente va detto, a sostegno di questa tesi, che la Nazionale non è un hotel da cui si entra ed esce quando si vuole. L’antitesi è però che, se si mette in discussione la dignità di vestire la maglia della nazionale, allora lo spazio decisionale si riduce ad una scelta personale. Egonu, di fronte a questa ondata di odio social, ha reagito nel modo più irruento possibile: di fronte a chi diceva che è indegna di vestire l’azzurro ha semplicemente risposto che “benissimo, allora non lo vestirà più”. Sulla maturità e sull’opportunità di questa posizione, come di tutte le altre degli altri punti, ci rivediamo nelle sintesi finali.

3) Commenti che criticano la prestazione sportiva. Ad esempio che sottolineano come, pur siglando molti punti, Egonu abbia fallito palloni importantissimi per l’esito della gara. Tesi: il tifoso dal proprio divano ha il diritto di dire ciò che gli pare. E’ una critica certamente legittima, ma dico sin da subito: non sono d’accordo sul fatto che il tifoso possa dire sempre quel che gli pare, esprimendo opinioni su temi che conosce poco. Probabilmente la mia posizione è viziata dall’esser addetto ai lavori, e non dico assolutamente che possa parlare di Egonu solo chi gioca in Serie A1 di pallavolo o chi vince mondiali in altre discipline. Antitesi: Dal divano si può giudicare, anche se non si è vinto nemmeno il torneo di bocce del paese, peró bisogna essere consapevoli della propria posizione, e cioè che dal proprio divano, senza la pressione nemmeno dell’ultima bocciata prima del Camparino, non si hanno tutti gli elementi per dare un giudizio strutturato. Si può tifare, giudicare, ma con educazione e rispetto verso un lavoro che probabilmente non si è capaci di fare: altrimenti vale tutto, anche che Egonu vi dica come sedervi sul vostro divano. In più, ci sarebbe da chiedersi come mai, in uno sport di squadra, questa tempesta arriva in faccia ad un solo giocatore, e non alle compagne di squadra: ad esempio, il palleggiatore che le ha dato troppe responsabilità in attacco, o le compagne che hanno avuto percentuali peggiori delle sue. Ma qui, probabilmente, bisogna collegarsi al punto 4.

4) Commenti sul personaggio Egonu. Ad esempio “troppo facile prendersi i complimenti e le copertine per le vittorie e rifiutare le critiche nelle sconfitte”, ma anche che “un personaggio come lei deve avere le spalle abbastanza larghe proprio per cosa rappresenta”.  La tesi è, evidentemente, che un campione debba sopportare le pressioni della competizione anche nei momenti peggiori, a maggior ragione se è il giocatore più rappresentativo e se la sua esposizione mediatica è forte. Ora, qui occorre un excursus sul personaggio Egonu, che non è solo una delle migliori giocatrici al mondo (se non la migliore), ma anche una icona sociale: italiana di seconda generazione, ha più volte affrontato di petto temi politico-sociali scottanti, ha dichiarato di essere “sessualmente non definibile”, offrendo senza timore alle copertine le sue relazioni prima omosessuali e poi eterosessuali. Certamente, l’essere una sportiva di altissimo livello non è l’unico elemento di esposizione insomma. L’antitesi è chiedersi se “stiamo parlando solo della campionessa Egonu o  di tutto ciò che rappresenta”: perché se la pressione che deve sopportare è quella delle critiche sportive, rimandiamo al punto 2, ma tocca starci. E’ evidente che, sovra-esponendosi, aumenti anche l’esposizione alle critiche: ma se quelle critiche vanno a toccare gli elementi non sportivi per cui ti esponi (colore della pelle, sessualità), hanno ancora diritto di esistere e di essere accettate a cuor leggero? E soprattutto, se toccano argomenti extra-sportivi, siamo sicuri che debba sopportarle solo in quanto campionessa?

SINTESI

Dopo tutte queste tesi ed antitesi, è arrivato il momento della sintesi. Chi si aspetta un’assoluzione completa o una condanna definitiva, rimarrà deluso, perché su questo tema solo la faciloneria ed il semplicismo potrebbero condurre ad una formula piena.

Ci sono però temi su cui non si può, e non si deve, far dei distinguo: senza se e senza ma, bisogna affermare che i commenti discriminatori e razzisti sono opera di imbecilli, che dovrebbero essere bannati dall’uso dei social network, e forse anche della tessera elettorale. Sul tema, difendere Paola Egonu è semplicemente un dovere civico prima ancora che sportivo (1): nessuno ha il diritto di mettere in dubbio la sua italianità, né di discriminarla per fattori extra-sportivi.

Detto questo, su tutti gli altri punti è legittimo presupporre che un campione debba avere spalle larghe e comunicazione efficace: sono certo che la prima caratteristica appartenga ad Egonu, perché senza spalle larghe non si vincono 16 (sì, sedici!)  titoli a soli 23 anni, perchè non basta il talento senza gli attributi morali giusti per portare a casa risultati così eclatanti.

Sul tema comunicazione efficace, va detto che probabilmente si poteva fare di più, proprio in virtù di cosa la campionessa azzurra rappresenta oggi, dei valori che incarna, del seguito che ha. Esiste però una attenuante: si tratta di una ragazza di 23 anni, lasciata in balia della burrasca in un momento complesso di delusione e frustrazione, di fronte ad una intervistatrice della rete nazionale che sembrava approfittare del suo momento difficile per scavare una fossa sempre più profonda.

La campionessa azzurra è stata lasciata da sola a poche ore da una sconfitta cocente, dopo esser stata vittima di una campagna d'odio social: senza una compagna di squadra in uno sport di squadra, senza un membro dello staff, senza un rappresentante federale, senza un agente, senza uno sguardo amico. Una delle atlete più forti al mondo mandata al macello in mondovisione, in un momento emotivamente e sportivamente difficile: se si fosse chiusa in silenzio stampa, sarebbe stata tacciata di codardia e di non volersi prender responsabilità, mentre parlando era abbastanza evidente si sarebbe cacciata in un ginepraio.

Se Egonu ha commesso delle leggerezze comunicative, sono senz'altro figlie della legittima immaturità di una 23enne: a quell’età, in un momento difficile, quanti di noi avrebbero saputo mantenere razionalità e lucidità dopo una sconfitta bruciante e l’ennesima shit storm social? Ed a chi dice che avrebbe dovuto mantenere una comunicazione razionale e perfetta solo perché è una campionessa, direi che prima del campione viene l’essere umano, che in quanto tale può essere imperfetto, in campo e fuori.

In sintesi, sicuramente il piano comunicativo di Egonu, proprio in virtù di cosa rappresenta, poteva essere migliore: esistono però delle attenuanti generiche, su tutte la complessità della situazione e l'età (2). Per questo non me la sento, nemmeno qui, di accusare la campionessa azzurra .

Perché in mezzo a questo mare di tesi ed antitesi, Paola non può che uscirne come una campionessa, ma soprattutto come un essere umano abbandonato in un momento difficile: piena di talento quanto di contraddizioni, sportivamente fortissima quanto umanamente fallibile, iconica ma 23enne, vincente ma stavolta no, con il peso che i campioni devono portarsi sulle spalle, ma che il momento rende più gravoso sino a far perdere l’equilibrio.

D’altro canto, il destino di chi ha talento è quello di Sisifo: ogni volta che arriva in cima al monte con il masso sulle spalle, è costretto a vederlo rotolare e ricominciare la salita. Nella rilettura del mito, Camus sosteneva addirittura che Sisifo fosse felice, perchè conscio di un destino di vita intensa, sempre alla ricerca di un modo per sfuggire a questa eterna condanna.

Chi si arroga il diritto di criticare dal divano invece, avrà molta meno strada da percorrere ed una vita tremendamente più semplice: il talento ed il coraggio allungano la strada, espongono al fallimento ed alla caduta, ma non appartengono a molti. Paola Egonu li ha: farci i conti non è stato e non sarà semplice, ma magari, aiutata dalla maturità e da qualcuno che si prodighi per ripararla dal fuoco amico e nemico, riuscirà a portare il masso ancora un po' più su.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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