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, 15 Ottobre 2022

Considerazioni sparse post Torino-Juventus (0-1)


La Juventus è tornata a voler vincere una partita.


- La Juventus rimette insieme un po’ di cocci e sfodera una prestazione onesta e sincera, mettendo in campo tutto ció che poteva. Non è poi molto in fondo, ma è stato più che sufficiente per battere un Torino pericolosamente modesto;

- Maliziosamente si potrebbe pensare che l’idea di passare altri giorni in ritiro ha fatto scattare la molla che serviva alla Juventus per offrire una buona prestazione quantomeno dal punto di vista caratteriale. La Juve ha voluto vincere il derby e lo ha fatto sfidando e battendo il Toro sul suo campo di battaglia. I bianconeri sono stati più intensi dei granata, mettendo in mostra una condizione fisica improvvisamente in ripresa. La testa fa sempre funzionare le gambe;

- Sul piano del gioco, la Juve d’altronde continua a fare fatica. Le fasi di possesso sono macchinose e di fatto l’unica soluzione capace di variare sul tema (appurata la discesa verticale del fu Cuadrado) è la giocata sul monotematico Kostic, che pur non brillando mai riesce a mettere insieme un numero di cose sufficiente per tenere in piedi i bianconeri. Rabiot e Locatelli, pur positivi, sono una coppia piena di limiti con il pallone tra i piedi. L’ingresso di Paredes al minuto 89 deve far rifelttere sull’identitá di questa squadra e sul percorso di Allegri, ancora allergico alla prospettiva di far giocare la palla a questa squadra. In un contesto di timida ma volenterosa mediocrità, Vlahovic stavolta riesce a mettere l’ingrediente in più. Una partita feroce, un gol voluto e preso con i denti, una reazione cattiva. Finalmente una scossa degna del suo talento e della sua personalità;

- Senza le paratone di Milinkovic-Savic (almeno due sensazionali), il Torino avrebbe perso in maniera più secca questa partita. Sanabria non è certo un goleador ma la sua assenza ha mandato in tilt la macchina di Juric, che ha passato molto tempo a girare intorno la difesa juventina senza alcun peso dentro l’area. Vlasic, Radonjic e Miranchuk sono tutti nomi gustosi per un aperitivo chic, ma manca il piatto principale. Manca soprattutto a questo Toro il tratto distintivo del calcio di Juric. Uno spiritismo folle e devoto solo all’aggressione e alla riconquista del pallone in ogni zona di campo. Oggi il Torino è sembrata una normale squadra di calcio e non c’è notizia peggiore per il suo allenatore. Nuvole grigio scuro sul futuro;

- Al fischio finale la Juventus si è riunita al centro del campo. Una scena che prova a restituire un senso di unità e gruppo, dopo settimane di marasma totale, ai confini della guerra civile. Non c’era peró Allegri con il gruppo, giá rientrato (come sempre in verità) negli spogliatoi. Certe cose non sono nel suo stile. Eppure questo è un altro piccolo segnale di una spaccatura ormai conclamata, che alla lunga non potrà che produrre effetti gravemente negativi per la Juventus. La vittoria di oggi è figlia dei nervi e della tensione e non merita certo di essere considerata la panacea dei mali bianconeri. Non c’è ancora luce in fondo al tunnel ma la Juventus oggi ha ricominciato a giocare per vincere le partite. È un punto di partenza

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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