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4 min

- di Diego Canneta

Considerazioni sparse sul secondo trionfo consecutivo di Max Verstappen


A Suzuka l’olandese ha scritto la parola fine al campionato 2022, festeggiando il suo secondo titolo consecutivo.


- Due volte campione del mondo. Al pari di campioni di varie epoche e generazioni di mondi e vetture diversissime come Alonso, Fittipaldi, Hakkinen, Clark, giusto per citarne alcuni. Precoce, giovanissimo dal punto di vista anagrafico, avendo debuttato ancora minorenne con la scuola Toro Rosso e promosso in prima classe con un leggendario primo posto in Spagna 2016 (il sottoscritto era presente a quell’evento). Un’evoluzione umana - spesso discutibile - e sportiva completata dopo ostacoli a volte giudicati insormontabili e non alla portata di un carattere e management non adeguati al livello dell’università ingaggiata. Dalla presenza determinante, nel bene e nel male, di un padre ingombrante dai modi di crescita ed educazione non sempre ammirevoli, al totale supporto spirituale e tecnico - vale la pena di sottolinearlo - di una squadra totalmente dedicata a lui, a discapito di compagni di squadra sacrificati e annientati al cospetto di Re Max;

- Un destino già scritto, da piccolissimo, quando è inevitabile che in famiglia si debba tramandare una tradizione corsaiola e agonistica. Una sola stagione e mezzo affrontata con le monoposto, dopo aver corso svariati anni nella scuola delle scuole: il Kart. Una scommessa, un azzardo di Helmut Marko, iniziato proprio dove oggi si è scritta la storia, Suzuka 2014, prove libere e via andante per la stagione successiva da prima guida. La prima vera sfida con Ricciardo per la supremazia in casa austriaca, che di alpino ha ben poco se non i soldoni che la tengono in piedi, vinta e stravinta, facendo, di fatto, distruggere la carriera dell’animatore seriale di Perth. Cosi come poi con Gasly prima e Albon poi. Una superiorità e autorevolezza esagerate, cosi come ben più blasonati campioni del passato sapevano influenzare sulle proprie squadre e compagni, ma forse più estremizzata causa un mondo più social e pubblicizzato, visibile anche a chi, prima, di questo mondo, ci capiva poco o nulla. Tutto costruito su misura, per seminare prima, crescere poi e rendere domani. Una missione terminata e vinta, dallo scout austriaco dall’occhio monco, assalito dai dubbi su quale cavallo di razza avrebbe dovuto sbizzarrirsi e saltare ogni ostacolo gli fosse posto davanti;

- Un merito grandissimo, il management della F.1 dovrà riconoscere a Max Verstappen: l’aver calamitato sul circo, un impatto mediatico devastante, paragonabile forse ai tempi di Senna e Schumacher, nel semi e più recente passato. Non si vedeva da anni, un’attenzione pari a quella che abbiamo vissuto in epoca post pandemia, dalle piste sold out con le folle oceaniche, tinte frequentemente di colore Orange. Una massa imponente da ogni latitudine, a fronte di crisi sanitarie prima e inflazione globale poi. Tralasciando livelli di tifo discutibili, che sfociano spesso in situazioni grottesche non nel DNA motoristico, tutto questo è indiscutibilmente un valore aggiunto ai mondiali vinti dal giovane olandese. Dopo anni di dominio Mercedes e un calo sentito e mai messo in discussione sul valore dell’oggetto F.1, sempre di dominio parliamo ma questa volta attraente piuttosto che respingente. A tutto ciò, la grande famiglia dell’automobilismo che conta, dovrà sicuramente tenerne conto, sempre però rispettando lo spirito che dovrebbe poi essere la base sul quale tutto si fonda, deviando ovviamente e immediatamente, dalla spinosa questione Budget Cap;

- Uno campione non lo diventa per caso o in solitaria, ma partendo da una solida base organizzativa e tecnica. Il campionato del mondo costruttori è stato istituito solamente nel 1958, solo dopo 8 anni dal primo ufficiale piloti, quindi obbligatorio rendere merito e onore al mezzo meccanico che rende grazia o disgrazia a un pilota. Una menzione perciò va fatta al team Red Bull, che, sviluppi e via discorrendo sulle base delle spese di gestione, ha saputo imbastire una impeccabile macchina organizzativa e tecnica, sapendo creare una amalgama perfetta con quella Honda che arrivava da una distruttiva esperienza in casa McLaren. Un gruppo nato da un marchio commerciale, ma che ha saputo poi diventare baluardo di case ufficiali: prima con la Renault nel dominio Vettel e poi sapendo rilanciare il gruppo giapponese, portandolo a pentirsi della dipartita da motorista, poi riveduta con la creazione del reparto interno mascherato da privato. E che dire del mago Adrian Newey, che da anni ormai sforna capolavori di meccanica e ingegneria, curati e gestiti dal direttore d’orchestra Christian Horner. Insomma, dietro un grande pilota, c’è sempre una grande squadra;

- A questo punto è giusto parlare di ciclo vincente? Il regolamento tecnico è congelato fino al 2026, quindi è lecito aspettarsi una Red Bull e Max sulla cresta dell’… Honda. Le prestazioni in crescita della Ferrari devono poi trovare conferma e aumentare l’asticella delle ambizioni, cosi come ha saputo fare proprio la squadra di Milton Keynes nei confronti della Mercedes embrionale 2014 a finire dalla corazzata 2021. Un processo lungo, ma che ha saputo scardinare un ciclo apparentemente invincibile (favoritismi regolamentari o no). Facendo poi leva sulla stagione parzialmente deludente del gruppo di Toto Wolff e sul desiderio di rivalsa di Lewis Hamilton, ancora moralmente scippato di un mondiale già vinto e di una storia ancora, forse rimandata per sempre, da scolpire nella roccia. Interessante sarà vedere i nuovi rimpasti dei piloti nella varie squadre, da Alonso a Gasly, da De Vries a Piastri, ma avendo la chiara percezione che i loro ruoli saranno quelli degli attori non protagonisti. Da oggi, un altro campione è stato incoronato ed è sportivamente doveroso complimentarsi con lui, per gli sforzi e gli impegni ai quali si è sottoposto. Tutti gli altri discorsi, vengono e verranno, forse domani. Quindi complimenti, Super Max!

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Nato il 3 agosto 1982 in un luogo sperduto ma bellissimo dell'Appennino Tosco Emiliano, Camugnano. Mi appassiono a 9 anni di quelle auto particolari chiamate Formula, guidate da quei caschi coloratissimi che mi folgorano l'esistenza. Imola e il suo Autodromo diventano la mia Mecca e le testate settimanali da corsa la mia Bibbia. Ogni veicolo da gara con 4 ruote mi contagia di interesse e mi cattura lo sguardo con il desiderio perpetuo di poterlo vedere dal vivo, ascoltare il suo urlo lacerante. Metto finalmente al servizio comune la mia passione.

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