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, 9 Ottobre 2022

Considerazioni sparse post Roma-Lecce (2-1)


Nonostante un ottimo avvio, la Roma riesce a complicarsi la vita e soffre fino al 95' per portare a casa i 3 punti.


- La Roma parte alla grande nei primi 20': prende da subito il controllo del pallone e delle operazioni, attacca con tanti uomini e propone combinazioni offensive interessanti e per la prima volta in stagione offre anche un pressing alto convinto. Poi arriva il (severo) rosso a Hjumland e i padroni di casa -anziché capitalizzare la superiorità numerica- iniziano a specchiarsi troppo. Tornano così a galla i problemi strutturali e tattici che la squadra si porta dietro, acuiti dall'estemporaneo pari di Strefezza e leniti soltanto grazie a un provvidenziale calcio di rigore;

- Il problema più evidente in casa romanista è l'incapacità nel concretizzare le occasioni da rete: dopo 9 giornate è la squadra della Serie A ad aver accumulato più expected goals, ma è anche quella con il peggior tasso di conversione. Tanto per fare un esempio, il Napoli -che la segue nella classifica degli xG- ne ha segnati ben 10 di più. Tutti gli attaccanti hanno le polveri bagnate e non potrà si potrà sempre fare affidamento sui colpi di testa di Smalling per portare a casa la posta;

- La molo di occasioni prodotta è imponente, ma a volte è evidente che davanti le idee siano un po' confuse e soprattutto che a regnare sembra sia la frenesia. La Roma non sa (ancora) gestire un match e usare il pallone come arma per rifiatare. Il risultato di tutto questo porta un match contro una neopromossa -con 70' di superiorità numerica- ad avere il punteggio in bilico fino all'ultimo secondo, con conseguente impossibilità di far rifiatare anche i titolarissimi più spremuti. Peccato perché i segnali in avvio erano stati estremamente incoraggianti, a partire dalla posizione estremamente fluida di Pellegrini, solo nominalmente tra i 2 di centrocampo, con un Dybala sempre pronto a venire incontro e togliere riferimenti agli avversari;

- Il Lecce di Baroni è una squadra con le idee chiare e che sa giocare, ma che ha anche accettato da subito il salto di categoria e non disdegna di lasciare il pallino agli avversari per dedicarsi a lunghe fasi di difesa bassa e organizzata. La partita è difficile da giudicare, data l'inferiorità numerica quasi costante, ma i salentini escono con l'onore delle armi anche dall'Olimpico, dopo aver messo in difficoltà anche Inter e Napoli. Gli esterni offensivi sono sicuramente di livello: Banda va a sprazzi ma quando si accende dà sempre l'impressione di illuminare la scena, mentre Sterfezza è ormai una garanzia. Da segnalare il ritorno in campo di Umtiti, che esordisce in A giocando tutti i 95' minuti: non gli succedeva da molto tempo, e se il fisico non lo tradirà potrà davvero essere la chiave di volta per i suoi;

- Nella Roma i migliori sono -tanto per cambiare- Smalling e Pellegrini. Il primo guida la difesa e continua a sostituirsi agli attaccanti con gol decisivi, mentre al capitano continua a mancare la marcatura ma disputa un match encomiabile per capacità di lettura degli spazi e voglia di sacrificarsi. Belotti in questo momento sembra funzionale al dialogo con i compagni di Abraham, che entra con la voglia di spaccare il mondo, si procura il rigore e poi riprende a litigare con il pallone davanti alla porta. L'immagine simbolo della serata però è anche quella più paradossale: Dybala che si infortuna tirando il rigore decisivo.

  • Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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