Article image
,
4 min

- di Simone Renza

La solitudine di Luis Alberto


"Turn off your mind/Relax and float down stream/It is not dying/It is not dying/Lay down all thoughts/Surrender to the void/It is shining/It is shining" (The Beatles - Tomorrow never Knows - Album Revolver)


E' sempre un caso. Pare che non si sappia mai cosa possa bollire in pentola. La c.d. stampa specializzata (a.k.a. l'ambiente marcio di rejana memoria) ci marcia su. Trova sempre un appiglio per riempire, spesso inutilmente, carta che, altrimenti, sarebbe meglio utilizzata. La tifoseria ne ama le giocate ma mal digerisce alcune sue esternazioni. Un pò come Dennis Rodman ai tempi dei Bulls. Imprevedibile. Come il suo destro. Ma un dieci non dovrebbe essere croce e delizia? Non dovrebbe, con un suo colpo, innalzare gli spiriti o farli sprofondare negli antri infernali se non in giornata?

Probabile che il calcio contemporaneo, fatto di fisicità e schemi ossessivamente memorizzati, non abbia più tempo per godersi l'imprevedibilità. Quello che un tempo era definibile come "genio". Più semplicemente: il fantasista. Un uomo spesso solo. A lui viene demandata la giocata. L'invenzione. Un mastro di chiavi alla continua ricerca del suo guardia di porta. Deve poter vedere spazi e traiettorie, spesso impensabili, in una frazione di secondo. Guai all'errore. Il rogo è sempre dietro l'angolo. Le aspettative su di lui sono sempre altissime. Poco importa se gli piombano addosso dei nerboruti mediani nelle vaste lande del centrocampo.

Gestirlo non è mai semplice. Basta una sostituzione di troppo. Una panchina. Eppure era arrivato in sordina: "stecca pe l'albanese", "nantro brocco pe fa n favore a qualche agente". 5.5 milioni di euro. Per uno sconosciuto? Scherziamo? Critiche non del tutto fuori luogo. Luis Alberto veniva da due stagioni in prestito dal Liverpool, che lo aveva prelevato dal Siviglia, in Spagna: la prima anonima a Malaga - 2 gol in 20 presenze totali. La seconda La Coruna: 31 presenze e 6 reti. I tabloid, al suo ritorno sul Mersyside, sponda Reds, avevano evidenziato come alla fine il club di Anfield non ci avesse rimesso. Dalla Lazio, infatti, aveva incassato 3 milioni in meno rispetto a quelli sborsati nell’estate del 2013.  

Il primo anno a Roma 382 minuti complessivi. Un gol a Genova. Bellissimo. Troppo poco. Lo stesso diez disse: “A febbraio avevo pensato di lasciare il calcio, ma ho lavorato sulla mia testa, anche con il mio mental coach, e adesso non voglio fermarmi più”. D'un tratto quel piede destro ha iniziato a incantare le folle. Mezz'ala. Libero di poter fare ciò che voleva. Un'infinità di conigli dal cilindro. Una capigliatura biondo platino che lo faceva risaltare ancora di più sul prato. 47 presente e 12 reti nell'intera stagione. Un crescendo. Dalla 18 al 10. Numero che in casa Lazio non ancora aveva trovato degno padrone. Se l'è sudato. Se l'è guadagnato a suon di assist, tacchi, invenzioni e reti meravigliose.

luis alberto

Al suo fianco s'è trovato un altro genio assoluto: Milinkovic-Savic. E va detto che gli ha facilitato di tanto il lavoro, soprattutto in fase di copertura. Questo nel 352 inzaghiano. D'un tratto, però, il piacentino ha deciso di andarsene a Milano, sponda nerazzurra.

Cambio modulo. Cambio stile. Arriva Sarri. L'integralista del 433. Tutti devono coprire. Luis dovrà correre. Deve adattarsi. Deve capire. "Al servizio della squadra". Per chi è abituato alla solitudine diventa difficile. Le panchine. I malumori. Reazioni esorbitanti. Il toscano l'ha capito. Lo dosa. Gli insegna l'equilibrio. Il sacrificio. Lo stimola. Lo provoca. Luis non aspetta altro: il dover far ricredere tutti. Quello è il suo spirito. La fame continua. Se si crogiola su sè stesso lo sa perfettamente di non saper rendere quanto può. Quanto deve. D'un tratto recupera palloni. Smista. Decide il tempo. Il ritmo. Il sangue gli ribolle. Salta l'uomo. Disegna col pallone i gol di Immobile. S'inventa gol come quello contro la Samp.

La sicurezza del posto, però, lo fa nuovamente specchiare nella sua bellezza. Allora Sarri si vede nuovamente costretto a farlo incazzare. Questa stagione non sempre parte da titolare. Entra, però, e spacca letteralmente l'avversario. Segna di più. Con l'Inter, ad oggi, il suo più bello. Un mezzo esterno. Quasi tre dita alla brasiliana che va a finire lì dove nessuno oserebbe immaginare. In nove presenze fa già tre gol. Ancora nessun assist - in confronto dei 10 dell'anno scorso e dei 15 del precedente. Paradossalmente è ancora più incisivo.

Pur coinvolto rimane da solo. Quando entra sa perfettamente che un intero stadio è pronto a stupirsi. Il peso non lo appesantisce. Lo libera. Lo rende ancora più feroce. S'incazza? Meglio così. Senza quella rabbia e quella voglia di rivalsa sarebbe un buon giocatore. Un gatto col suo gomitolo. Devi farglielo bramare. Che si lasci, dunque, la fantasia al potere. Ne abbiamo bisogno. Altrimenti tutto rimarrebbe piatto. Ci si abituerebbe al piattume dello schema. Lasciamo che la "locura" di Luis Alberto irrompa e ci trascini nei suoi meandri più oscuri. Abbandoniamoci al flusso, solo così possiamo brillare.

Venga Mago, estamos a tu piè!

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu