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3 min

- di Lorenzo Tognacci

Considerazioni sparse su "Moonage Daydream"di Brett Morgen


"Bowie non può essere definito, ma solo sperimentato". Parola di Brett Morgen e di Moonage Daydream.


- David Bowie è stato (è sempre una tristezza parlarne al passato) un artista dal calibro spropositato, eclettico e versatile tra tutte le forme di performance, pioniere e sperimentatore venuto dal futuro ma nato nel passato. Un artista talmente vasto e complesso che cercare di racchiuderlo in 2 ore e 20 minuti sembra una missione impossibile già a monte, prima di entrare in sala. Ma Brett Morgen lo conosciamo, conosciamo il suo modo di fare documentari e soprattutto il suo modo di traslare la musica nel cinema, come già visto in Crossfire Hurricane e in Montage of Heck. Secondo una sua intervista, dietro a Moonage Daydream ci sono 5 anni di lavoro (Bowie è mancato nel gennaio 2016, ndr) e 5 milioni di "contenuti" di varia natura raccolti da Bowie stesso lungo la sua carriera. Creare una sorta di colossal temporale, biografico e facilmente accessibile per il pubblico avrebbe probabilmente portato a 50 puntate da un'ora l'una per una serie tv, una strada decisamente non percorribile. È necessario quindi uno step successivo nella crasi chimica di David Bowie in un film e Brett Morgen sceglie quella della nuda e cruda impressione, di una consecutio temporum emotiva e artistica dell'uomo e del suo tempo, in una sorta di stream of consciousness che ha la voce del Duca Bianco e a cui si aggiungono due flussi visivi distinti;

- Due flussi visivi che si dividono in uno astratto e uno reale, che ogni tanto portano a una leggera confusione ma che alla fine si risolve sempre. Il flusso astratto è un elemento molto importante per Morgen e funziona quasi da bussola per lo spettatore: lungo tutto il film non vengono mai dati riferimenti temporali, l'unica cosa che ci aiuta nell'orientamento è appunto l'evoluzione della componente artistica e simbolica che accompagna la sfera visiva più realistica. Il flusso reale invece è dato dall'innumerevole quantità di materiale, dai concerti alle interviste, che Morgen ha a disposizione per Moonage Daydream. Due flussi che parlano costantemente tra loro, grazie alla continua mutevolezza di David Bowie sia nell'aspetto che nel pensiero, ma che non corrisponde sempre a un abbinamento cronologico. Un processo di sintesi e ricomposizione visiva della vita di Bowie che alimenta con ancora più forza l'estetica fortissima dell'artista. Il risultato è un'immagine tosta, avvincente quasi, e che segue sempre i ritmi frenetici di Bowie stesso;

- Un Bowie che cambia costantemente, quasi a cambiare personalità come dice lui stesso, nella continua ricerca di stimolo e creazione artistica. Morgen racconta questi cambiamenti tramite la voce di Bowie, in una sorta di voiceover tratto da diverse interviste, che ci aiuta sempre a decifrare il perché di certe scelte, che cosa ha portato a determinati cambiamenti e, incredibilmente, riesce a trasmetterci il polso di Bowie lungo la sua vita. Un escamotage che toglie peso all'utilizzo puro della musica, che avrebbe probabilmente precluso l'esperienza ai fan più esperti, e che anzi amplia l'accesso ai messaggi contenuti nel film anche a chi non conosce la sua musica. Va da sé - ovviamente - che chi conosce Bowie e all'intro di Sound and Vision inizia a scalciare come un cavallo in preda alle convulsioni, di fronte a certe situazioni riceve un impatto emotivo ben più marcato e sicuramente appagante rispetto a un neofita;

- Al processo artistico di Bowie corrisponde poi l'evoluzione privata e lontana dai riflettori. Dagli spostamenti, ai viaggi introspettivi fino alla segretissima infanzia dell'artista, Moonage Daydream ci accompagna a conoscere il Bowie "normale". Principalmente tramite interviste, questi episodi sono cesellati lungo la narrazione artistica per portarci all'origine di tutto quello che vediamo. Ogni cosa ha il suo corrispettivo artistico. Gli episodi riportati ci aiutano anche a decifrare la personalità dell'artista, a scoprire il suo lato umano, a renderci conto che dietro a tutte le personalità non c'è altro che David Robert Jones, un ragazzo nato a Brixton segnato dal destino;

- Un documentario splendido, che merita i minuti di standing ovation presi a Cannes (strano di solito a Cannes non capiscono un cazzo) e che riporta in vita, seppur per un paio d'ore, uno degli artisti più importanti della storia dell'umanità, con una chiave di racconto bellissima. A cui però voglio aggiungere due ma, che alla fine non sono dei ma. Fin dall'inizio del film si vedono piccoli richiami a Blackstar, l'ultimo album di Bowie, che per me è uno dei più grandi lavori per intensità e per impegno. Purtroppo la narrazione si interrompe prima dell'arrivo a Blackstar, non so se per scelta o per necessità (ma temo purtroppo per necessità, causa mancanza di materiale). Mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa di più. La seconda critica è su Moonage Daydream: è il titolo del documentario, è una canzone che basta sentirla per colorarsi i capelli di rosso, diciamo che avrei preferito una versione migliore di quella che ha scelto Brett Morgen... ma possiamo chiuderci un occhio lo stesso. Questo Moonage Daydream, come ogni Moonage Daydream alla fine, è bellissimo.

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Rimini, 23/09/1994. Laureato in Comunicazione Pubblicitaria allo IED di Milano, freelance e multiforme. All’anagrafe porta il nome di Ayrton e la Formula 1 è appuntamento immancabile del weekend, a cui associa un passato da tennista sgangherato e anni di stadio a Cesena. Incallito e vorticoso consumatore di vinili e di cinema.

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