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5 min

- di Massimiliano Bogni

Atalanta, la Ballata della Ninfa


«Water, water, everywhere,
Nor any drop to drink!»
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Una ciurma in rivolta nei confronti del capitano. Per quale motivo si è ucciso l'albatros? Credevano potesse essere una scelta ponderata, ma da lì in poi sono state solo disgrazie e sventure. In balia delle onde di un Oceano in tempesta, lontani dalla meta, la rotta prefigurata ormai abbandonata e impossibile da recuperare. Faccia a faccia con la Morte, arriviamo a interrogarci su quello che sarebbe potuto essere, nel Passato e nel Futuro. Per lenire almeno un istante dell'atroce sofferenza, il consiglio di chi ama dispensare pillole di saggezza senza incarnare in ogni singola fibra del proprio corpo le esperienze altrui è quello di godersi il presente. Per quel poco o nulla che sia. Magari, voialtri, magari.

Acqua

Nel 1798, Samuel Taylor Coleridge pubblica quello che diventerà un manifesto del Romanticismo europeo. Le avventure del Mariner sono raccontate a posteriori, durante un banchetto nuziale. Tutto è bene quel che finisce bene? Sì, sforziamoci di pensarlo. Così si dovrà sforzare Gian Piero Gasperini. Quando avrà terminato la carriera da allenatore (la terminerà mai? Non sarà uno di quelli che morirà sulla panchina o a bordo campo a Zingonia?) e racconterà le imprese della sua Atalanta, l'augurio è quello di riconoscere un momento decisivo per la sua vita e quella del suo equipaggio. Che sia il settembre 2022?

Acqua.

Il girone di ritorno 2021/2022 ha restituito un'Atalanta che avrebbe voluto ma non ha potuto, neanche lontanamente. Una fatica atavica nel concretizzare la mole di gioco creata, un'inspiegabile incapacità di conquistare punti, serenità e sorrisi in quello che, storicamente, è stato un fortino. Come se i lavori al Gewiss Stadium, con l'abbattimento della vecchia Nord, abbiano eradicato lo spirito indemoniato che accompagnava l'Atalanta nelle annate precedenti. L'abbandono della "vecchia guardia" del tifo organizzato orobico ha privato la squadra di quel sostegno incessante da sempre marchio di fabbrica degli atalantini. Non che non ci fosse: ma saperlo è un conto, sentirlo e percepirlo è un altro.

Acqua.

L'arrivo della cordata americana guidata da Stephen Pagliuca ha colto di sorpresa quasi tutti. Un fulmine a ciel sereno ha squarciato l'Atalanta nel febbraio 2022. Cambiamento? Rivoluzione? Tradimento? Per la conservatrice e reazionaria Bergamo non è stato facile accettare gli americani, che non ne sanno niente di cosa vuol dire essere bergamaschi e atalantini. L'unica fiammella di speranza era ed è ancora la famiglia Percassi. Antonio è ancora azionista di maggioranza, il figlio Luca ha la strada spianata per prendere il suo posto quando il padre deciderà di concentrarsi sul resto delle attività di famiglia. I Percassi, uomini di calcio e di Atalanta, ex giocatori della Dea e oculati imprenditori. Menomale che rimangono loro. E con loro, grazie a loro, Gasperini siede ancora su quella panchina.

Acqua.

Mai come questa estate Gasperini era disposto a farsi da parte. Se negli anni passati era stato vicinissimo a lasciare Bergamo per offerte da altri lidi, da fine maggio a luglio la sensazione era invece che non si sentisse abbastanza coinvolto nelle scelte societarie. Dopo anni di rapporti di "buon vicinato" col mai amato Sartori, una volta che il direttore sportivo si è spostato nella Dotta il termine del rapporto col tecnico di Grugliasco avrebbe significato tabula rasa. Nuovi investitori, nuovo stile, nuovo progetto. Invece no. Non del tutto. Gasperini, un rivoluzionario, eletto ad anello di congiunzione tra due cicli tecnici. Un vecchio marinaio, con un equipaggio spossato dalle folli richieste del comandante, in continuo subbuglio, squassato dai venti e dai rovesci in mare aperto.

Acqua ovunque

Si vuole cercare un simbolo dell'estate dell'Atalanta? Si cerca un momento per condensare lo scetticismo, i dubbi, gli interrogativi su un andamento tecnico, dirigenziale, amministrativo con lo sguardo fisso nell'abisso dell'Ignoto? 14 agosto: Remo Freuler è ufficialmente un nuovo giocatore del Nottingham Forest. Uno dei pochissimi giocatori presenti prima dell'arrivo del Gasp, che ha resistito alla rivoluzione copernicana di mentalità portata dall'ex Genoa, capitano e anima di uno spogliatoio che, per necessità economiche, ha visto diversi volti crescere, maturare e spiccare il volo verso lidi più remunerativi. Alla vigilia dell'inizio del campionato se ne va anche lui. Per una cifra ridicola, a lottare per la salvezza in Inghilterra, senza nemmeno la garanzia di una titolarità fissa. Rende bene l'idea, no? Se neanche uno come SupRemo è disposto a rimettersi in gioco nella nuova corrente del GianPierismo (l'indecisione tra Gasperinismo e Gasperinianesimo era troppa, sappiate perdonarci), significa davvero che il gruppo ha raggiunto la piena saturazione.

Acqua ovunque.

Rafa. Hans. Marten. Si contano sulle dita di un mano, monca, i fili rossi che legano le prime corse della Dea alle prossime apparizioni della Vergine Cacciatrice. Gasperini e i suoi commilitoni come eroi tragici, dall'esistenza funestata da imprevisti e accidenti, culminanti con un atto finale dall'esito memorabile. Un destino che sfugge e soverchia il controllo e la gestione degli esseri umani. Una tragedia. Acqua da tutte le parti.

Dal 2016/2017 in poi, l'Atalanta ha fatto di tutto per poter cogliere il bersaglio. Di tutto e anche di più. Ha estremizzato e massimizzato la genialità del proprio allenatore, le abilità dello staff tecnico e dei preparatori (volete parlare di doping di gruppo? Continuate pure questa sterile polemica, sino a prova contraria...), le peculiarità di campioni inattesi come Gomez e Ilicic. Sempre, però, è mancato il centesimo per fare l'euro, l'uno per fare trentuno, il pizzico di sale per risaltare il dolce della torta. Rendersi conto che l'abbagliante e stordente Bellezza di quelle versioni dell'Atalanta non saranno più replicabili ha fatto male. E ne farà ancora per un po'.

E nemmeno una goccia da bere

18 giocatori impiegati dal 1' sui 21 componenti della rosa. Quanto dev'esser costato all'integralista, rigoroso, ossessivo Gasperini arrendersi alla sperimentazione in medias res? Abituato a inserire un nuovo elemento nella ciurma solo dopo aver dimostrato di poter remare e cazzare la randa esattamente secondo i suoi insegnamenti, permettersi di veder errori così lampanti durante le partite e non dietro le porte chiuse del centro di Zingonia è esercizio masochistico di portata non trascurabile. Ma la genialità e la bravura del mondo Atalanta risiede anche in questo: fiducia, pazienza, riscatto. Erano ancora Gian Piero Gasperini, Antonio Percassi e Luca Percassi a parlare della formazione da schierare contro la capolista Napoli il 2 ottobre 2016. Caldara, Gagliardini, Conti, Grassi, Petagna. Sei un pazzo furioso, Gian Piero. Siamo terzultimi, Gian Piero. Se vuoi tatuarti "Licenziatemi" sulla schiena sarebbe meno esplicito. Però ci fidiamo di te. Sei un pazzo furioso, ma sei il nostro pazzo furioso.

E nemmeno una goccia da bere.

Contro il parere di tutto e tutti, l'Atalanta è in testa alla classifica della Serie A 2022/2023. Delle possibilità e del potenziale del rinnovato equipaggio, il timoniere Gasperini ha esplorato un'infinitesima parte. Di tutta l'acqua dell'Oceano, l'allenatore di Grugliasco non sembra aver ancora filtrato nemmeno una goccia da bere. Quanto spreco, quanti rimpianti, quanta tensione. Eppure, non si sa come, non si sa perché, l'Atalanta è lassù. Oltre agli Expected Goals, oltre al Field Tilt, oltre al PPDA. Numeri e statistiche non consigliano di fidarsi troppo, a lungo andare, della barca Atalanta. La formula per mettere tutto a sistema non è stata ancora trovata. E gli anni appena vissuti indicano che, anche stavolta, l'ultima pagina del libro non ci farà dormire sonni sereni. Ma Gasperini e i suoi sono eroi tragici, romantici fino al midollo. Dal destino avverso, le congiunzioni astrali e i fili mossi dal Divino che remano in direzione opposta. Tuttavia, anche se si rivelerà un illusorio racconto, inventato per intrattenere ospiti sconosciuti a un matrimonio di un famigliare, alla fine rimarranno tutti a bocca aperta.

Una confusione, un Kaos apparente. Una tempesta nella quale ci si imbatte, che non si è andata a cercare masochisticamente.

Perché le favole a lieto fine sono per i bambini. Le tragedie greche, le ballate romantiche, le traversate di un marinaio osteggiato dalle correnti oceaniche e un equipaggio in ammutinamento, sono eterni capolavori per l'Uomo.

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Bergamasco dall'ultimo refolo del secolo scorso. Laureato in Lettere obtorto collo, lontano dall'essere inquadrato e istituzionalizzato. Attualmente anoressico e depresso, ma ci stiamo lavorando. Calcio, pallacanestro, tennis, ciclismo, chi più ne ha più ne metta: lo sport è evento, storia, emozione, comunicazione. Vita, in parole povere.

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