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4 min

- di Giuseppe Menzo

Considerazioni sparse su "Siccità", il nuovo film di Paolo Virzì


Noi essere umani abbiamo la tendenza a dimenticare che i nostri pensieri e le nostre azioni concorrono fattualmente a modificare il fuori nel quale viviamo, ma di tanto in tanto qualche artista tende, meravigliosamente, a ricordarcelo.


- Partiamo subito dal dire che fare un bel film è roba complicata e che riuscire a confezionarne uno che possa fregiarsi di tale aggettivo qualificativo è questione che si rifà ad un mix abbastanza casuale di fortuna ed estrema competenza e che nel caso della “pellicola” in questione la parte riguardante le capacità ha la possibilità di poggiarsi su delle garanzie abbastanza solide. “Siccità” è un film scritto benissimo con una crew di screen writers di tutto rispetto. Il soggetto dello scrittore “Premio Strega” Paolo Giordano è sviluppato in team oltre che dallo stesso giovane autore, dal regista del film, da un peso massimo della sceneggiatura come Francesco Piccolo e dalla regista e sceneggiatrice Francesca Archibugi della quale, a breve, attendiamo in sala l’adattamento di un grande successo editoriale come “Il Colibri”. I “magnifici quattro” hanno scritto una storia ricca che ha il coraggio di uscire dagli schemi di un racconto preordinato e nella quale lo sviluppo corre veloce senza per questo sfilacciarsi. Le vicende – la vicenda – narrate all’interno di una sola immensa cornice si intersecano, si dividono, si sfiorano per poi sfuggirsi e contribuiscono ad un quadro di insieme angosciante, terrificante, crudelmente reale, nonostante l’aura di disaster movie che permea le oltre 2 ore di film. “Siccità” è il più reale film di fantascienza che io ricordi di aver mai visto;

- Paolo Virzì e Luca Bigazzi – rispettivamente “director” e direttore della fotografia di “Siccità” – sono probabilmente al massimo della loro forma artistica e personale. Almeno questo è quello che io deduco dalla doppia visione che mi sono concesso il giorno d’uscita di questo prodotto (giovedì 22 settembre). Adesso io non vorrei davvero accennarvi niente riguardo alla trama, ma vi assicuro – e provo a mantenermi al minimo degli spoiler – che, considerato il contesto immaginifico all’interno della quale è calata, Bigazzi disegna una Roma estremamente efficace con una bravura di difficile reperibilità. Se e quando vedrete il film potrò accettare critiche ed appunti di ogni sorta, ma non aprirò nessun contraddittorio sulla splendida luce che ammanta Roma di un senso della fine che ancora non mi si è scrollato di dosso. E tutto questo mentre il regista Livornese tende le redini di una biga lanciata a folle velocità e che nonostante questo non ha una sbavatura che sia una, ottimamente valorizzata da un montaggio di grande livello;

- Ora io vi confesso che io ho un debole inguaribile per i film che “corrono” e che fanno di questa loro ritmo sostenuto un punto di forza e non un mero espediente tecnico. “The Social Network” di David Fincher è uno dei miei film preferiti e in questo di cui vi sto parlando vi è una scelta di assemblaggio simile. Questa fotografia della pandemia appena vissuta – fotografia che usa un argomento apparentemente differente, ma che invece immortala spietatamente i professori assurti a ruoli di Star e i notiziari show già visti in ”Don’t look up” – si avvale di una natura rock del susseguirsi delle immagini che consente allo spettatore di non pensare ad altro dall’inizio alla fine. Dimenticate quindi gli smartphone e i pensieri laterali da quando entrerete in sala fino a quando non vi ri-riverserete in strada perché davvero non ne avrete il tempo. Anche perché i personaggi viaggiano incessantemente e non potete perdervi le loro traiettorie;

- Ecco, a proposito dei personaggi e degli attori che li interpretano, va detto senza indugio che “Siccità” è davvero un film corale al quale questa definizione non viene attribuita per mera comodità. Vi è un gran numero di attori per un altrettanto – che banalità, eh – numero di personaggi e ciascuno di loro opera con un’attenzione non così scontata se valutiamo i prodotti audiovisivi italiani nel loro complesso. E tra i tanti professionisti della recitazione che operano sotto la guida del regista toscano consentitemi una menzione speciale per i due che mi hanno stregato sin dalla loro prima inquadratura nel film: Claudia Pandolfi e Tommaso Ragno. Che attrice che è diventata la prima e che Unto del Signore si conferma, ogni volta, il secondo. A tutti gli altri, tutti professionisti impeccabili – il mio più sincero plauso. Da attore a mia volta, guardavi è stata una grande lezione;

- E infine una nota di gioia e di colore per l’iniziativa “Cinema in Festa” che da lunedì 19 a giovedì 22 ha consentito a centinaia di migliaia di italiane di potersi gustare la magia del grande schermo al contenuto prezzo di €3,5, riscuotendo un grandissimo successo. Ho infatti potuto prendere parte ad una proiezione serale in una sala gremita come non mi accadeva da anni e penso che tutti sappiate che bellezza rappresenta un’esperienza collettiva di natura culturale e politica. Dunque, adesso, non vi resta altro che dirci la vostra oppure non avrete altra possibilità che rimediare correndo a vederlo. Noi staremo qua ad attendere i vostri pensieri al riguardo.

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Mi diplomo al Centro Internazionale “La Cometa”, dopo un intenso triennio di studi, nell’ottobre del 2016, aggiudicandomi la patente dell’attore, del “ma che lavoro fai? “e di appartenente al gruppo “dei nostri amici artisti che ci fanno tanto ridere e divertire” (cit.). Appassionato di sport, ottimo tennista da divano, calciatore con discrete potenzialità in età pre puberale, se non addirittura adolescenziale, mi appassiono anche al basket Nba e alla Spurs Culture. Discepolo non riconosciuto di Federico Buffa, critico in erba, ingurgitatore di calorie senza paura, credo che il monologo di Freccia nel film di Ligabue sia bello, ma che Shakespeare ha scritto di meglio. Molto meglio. Mi propongo di unire i tanti puntini della mia vita sperando che alla fine ne esca fuori qualcosa di armonioso. Per me e gli altri.

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