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11 min

- di Damiano Primativo

Mappa dei tatuaggi di Pasquale Mazzocchi


Il terzino della Salernitana ha una ricca iconografia dipinta sulla pelle.


Lo scorso 5 settembre, un lunedì sera, più o meno verso le 19:10 Mazzocchi prende palla sulla fascia sinistra della Salernitana. Supera il primo avversario con un elastico interno-esterno e punta l’area, dove però c’è un capannello di giocatori dell’Empoli pronti a ostacolarlo. Mazzocchi abbassa la testa e ci si butta a capofitto: vince un primo contrasto grazie a un rimpallo favorevole, poi con una sterzata elude un altro avversario e si porta il pallone sul mancino. Ormai è prossimo all’area piccola. Il portiere non esce. Mazzocchi incrocia il sinistro sul secondo palo facendogli passare la palla sotto la mano.

Come esultare dopo aver segnato il primo gol in Serie A così? Dopo una discesa in cui sei andato come un treno? “Continuando a correre”, ha pensato Mazzocchi, che preso dall’adrenalina invece di fermarsi continua a galoppare per il campo, la mani larghe per indicare ai compagni di non abbracciarlo (lo fermerebbero). Poi si toglie la maglia ed è come se un sipario si aprisse su un intero museo di tatuaggi. Icone cristiane, che seguono il profilo ipertonico dei muscoli, che sfumano in motivi floreali, che incorniciano volti femminili. Il corpo di Mazzocchi come una pinacoteca di inchiostro e muscolatura guizzante.

Tutti i calciatori sono pieni di tatuaggi, si potrebbe obiettare. Ma va detto che generalmente i calciatori riempiono d’inchiostro soprattutto gli avambracci, e a dirla tutta sembrano farlo più per consuetudine che per convinzione. Un’ornamentazione effimera che si imprimono sulla pelle quasi per statuto. Mazzocchi invece è un caso diverso. Intanto perché i suoi tatuaggi si estendono per tutto il corpo. E poi paiono più espressivi degli altri: fatti non per abbellire la pelle tanto per, ma ragionati, ciascuno con un preciso significato simbolico. Mazzocchi sembra genuinamente appassionato di tatuaggi, uno che si informa sulle nuove tendenze, che legge le riviste a tema. Un fissato che magari rompe le scatole al tatuatore mentre lavora, gli dà le dritte, non uno che si siede sulla poltrona e dice “fai tu”, come noi dal parrucchiere.

Numero 7 – ginocchio sinistro

Pasquale Mazzocchi detto “Pako” ha una vera fissa per il numero 7. Oltre a imprimerselo sulla pelle, lo ha inserito nel suo nickname Instagram (nella versione “seven”) e portato sulla maglia ogni volta che ha potuto, da quando giocava al Rimini in Serie D fino al Venezia in A. Ovviamente c’è anche una motivazione calcistica dato che il 7 è il numero della fascia destra ed è proprio quello l’habitat naturale di Mazzocchi. In questo articolo dei tempi del Perugia viene definito “un treno a destra per il Perugia di Cosmi”, che nel suo 3-5-2 usava Mazzocchi come pendolino a tutta fascia. Mazzocchi nasce esterno d’attacco, poi D’Aversa al Parma lo trasforma in terzino dicendogli «se fai il terzino, giocherai in Champions». Al Parma vincerà due campionati consecutivi, uno di D e uno di C.

Manca ancora un tassello a questa storia del 7, perché essere un ragazzino che gioca a calcio, da ala destra, negli anni 2010, significa solo una cosa: avere il mito di quel Cristiano Ronaldo che sul 7 ci ha costruito un impero. Eccovi allora un disegno fatto da Mazzocchi per il suo idolo. Mazzocchi ha l’hobby del disegno (ve l’avevo detto che la passione per i tatuaggi era sospetta) e pare che oggi riempia la moglie di ritratti. La sua corrente artistica preferita è l’iperrealismo, di cui ha preso lezioni private in passato: «Disegnare a matita mi rilassa». Se invece vi state chiedendo quali siano i suoi soggetti preferiti, sappiate che: «Preferisco i volti al paesaggio».

Passione – mano sinistra

Mazzocchi ha sposato Tonia lo scorso 28 giugno dopo dieci anni di fidanzamento, ma questo tatuaggio risale a diverso tempo prima. Mazzocchi è una persona determinata, che è partita da nulla (anche se è ingeneroso dire che Barra, il quartiere napoletano dove è cresciuto, sia “nulla”, per quanto anche Mazzocchi ammette che «lì la realtà era molto difficile ai tempi») e oggi ha tutto. E ne hai davvero bisogno, di passione, se di mestiere vuoi fare il terzino e davanti a te hai una lunga gavetta da fare nelle serie minori. «La gavetta che ho fatto mi rende orgoglioso, perché io non ho preso scorciatoie, tutto quello che è arrivato me lo sono meritato sul campo».

Mazzocchi ha omaggiato la Passione che sempre lo guida con questo bel tatuaggio, un cuore spinato che mi sembra di aver già visto in un videogioco di GTA, come logo di una gang, o di una radio, chissà.

Un amico morto – pettorale sinistro

Mazzocchi ha riservato lo spazio di pelle sopra al cuore per il ritratto di un amico fraterno morto di meningite a 9 anni. Si chiamava Gennaro ed è nato il 30 aprile: è in suo onore che Mazzocchi ha preso il numero 30 sulla maglia della Salernitana. Erano coetanei e sono cresciuti insieme nel quartiere di Barra. «Eravamo inseparabili» ha detto Mazzocchi. «Se ho intrapreso questa carriera lo devo anche a lui, perché sono sicuro che, in qualche modo, da lassù, mi ha dato il coraggio».

Putti – pettorale destro

Due putti che si abbracciano e che insieme al terzo angioletto Gennaro proteggono Mazzocchi. Attenzione però: per quanto somiglino, non sono i famosi putti di Raffaello. E nemmeno quelli occhialuti di Fiorucci.

Croce – petto centro

A chiudere questo trittico devozionale una croce al centro, posizionata sullo sterno, proprio dove ricadrebbe la croce di una collana (o rosario) vera. Non una croce normale però: è tatuata “in negativo”, coi contorni neri e sfumati che rendono la croce luminescente come se fosse illuminata al neon, uguale uguale alla croce della sigla di The New Pope di Sorrentino.

Will Smith – gamba sinistra

Mazzocchi sta in fissa con tutto l’immaginario del self made man e per rimarcarlo si è fatto questo tatuaggio tratto da La ricerca della felicità, il film-bibbia di ogni buon self made man. In verità pare che il film preferito di Mazzocchi sia Shutter Island, ma è pure vero che La Ricerca contiene un repertorio davvero enorme di frasi motivazionali e Mazzocchi è troppo appassionato di frasi motivazionali per non ammirarlo.

Nel 2016 ha dedicato al film di Muccino-Smith un intero post su Instagram, con in calce la citazione “Se hai un sogno, devi proteggerlo. […] Se vuoi qualcosa, vai e prenditela. Punto.” Poi forse Mazzocchi ha avuto dei problemi col copyright del film, o semplicemente si è stancato di questo tatuaggio, fatto sta che adesso l’ha coperto con una distesa di inchiostro nero.

Adulto e bambino – stinco sinistro

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Un adulto che abbraccia un ragazzo, con una nuvoletta da fumetto in cui è scritto un lungo messaggio. Si tratta sempre di un messaggio motivazionale? A pensarci bene, questa potrebbe anche essere un’altra scena della Ricerca della felicità, e quindi un tutt’uno col tatuaggio precedente. Ad ogni modo, anche questa parte anteriore della gamba Mazzocchi l’ha ricoperta tutta di nero (anche questo stivale di inchiostro dobbiamo comunque considerarlo un tatuaggio di Mazzocchi, al pari degli altri).

Numeri tombola, costato

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Mazzocchi si racconta come una persona genuina, coi piedi ben piantati per terra, la testa ben piantata sulle spalle e una serie di valori morali a guidarlo come stelle nella notte. La famiglia, la fede, la determinazione, l’ambizione. Se i suoi tatuaggi in fondo sono allegorie di questi valori, i numeri della tombola che porta tatuati sul costato non fanno eccezione, anzi: sono la quintessenza di questo autorappresentarsi per simboli e metafore. La tombola è un codice, un linguaggio che non si serve di immagini ma di numeri. Fortunatamente esiste un vocabolario che permette di restituire ai numeri un senso logico, e cioè La Smorfia, il Grande Testo della Sapienza Collettiva.

Mazzocchi ha tatuati sei numeri sul costato, tre per lato (di quelli a sinistra però sono riuscito a decifrarne solo due). Partiamo dai numeri a destra.

Numero 60 – nella Smorfia è “Se Lamenta”, ovvero il lamentoso, colui che quasi gode a sentirsi sfortunato e sofferente. Apparentemente l’opposto di Mazzocchi quindi, che invece fa del non mollare mai e bla bla bla la sua filosofia. Ma sentite qua: il 60 è associato anche al trono reale: segno di trionfo, di voglia di riscatto nella vita, e questo sì, è un pensiero molto Mazzocchi.

Numero 10 – “’e fasule”, i fagioli, l’alimento più completo della cucina popolare (la carne dei poveri) si lega al significato di eccellenza, massimo risultato a cui ambire, ma anche alla sacralità dei 10 comandamenti.

Numero 5 – “La mano”, con le sue cinque dita è simbolo di manualità, dell’azione pratica, dell’impegno per raggiungere nuove mete. Insomma se vi definite “persone del fare” questo è il vostro numero.

Numero 6 – “Chella ca guarda ’nterra” non è altro che la vagina. Infatti questo numero rappresenta la nudità, sia in senso fisico (desiderio sessuale, oppure una situazione di imbarazzo) sia nel senso di estrema onestà (rappresentare i fatti nudi e crudi, la nuda verità, ecc). Attenzione però, 6 è pure il numero perfetto e non a caso Dio creò il mondo in 6 giorni. Chissà, forse Mazzocchi sogna di raggiungere la perfezione delle 6 promozioni? (Attualmente è a 4).

Numero 26 – “Nanninella”, diminutivo di Anna, santa festeggiata il 26 luglio. Mazzocchi è nato il 27 luglio: se l'è fatto per questo il tatuaggio? O magari esiste qualche Anna molto importante nella vita di Mazzocchi, la mamma, la nonna? (Non ho trovato informazioni a riguardo).

Guerrieri – braccio sinistro

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Cosa dire di questo grande tatuaggio che ricopre l’intero braccio sinistro di Mazzocchi – uno dei pochi tatuaggi colorati e vivaci del suo corpo. Partiamo dalla descrizione: ha due volti di guerrieri con elmo sulla testa, uno sulla spalla-braccio che ha l’aria di essere un maschio, e l’altro sull’avambraccio che sembrerebbe una femmina. Tutt’attorno uno sfondo di nubi, filo spinato, uccelli, fiori. Non posso garantirvelo, ma dalle mie ricerche dovrebbe trattarsi di un tatuaggio in stile giapponese chiamato “irezumi”, un tipo di tatuaggio antichissimo ma sviluppatosi soprattutto nel periodo 1600-1900, quando l’arte delle stampe xilografiche giapponesi raggiunse l’apice. E proprio come le stampe di Hokusai il tatuaggio irezumi ha colori saturi e piatti, linee di contorno nette, poche sfumature. Insomma, lo stile che poi diventerà quello degli anime.

Nel tatuaggio di Mazzocchi le creste sugli elmi dei guerrieri non fanno pensare esattamente a dei Samurai (sono magari soldati greci, o romani?), ma insomma, gli elementi che ricordano il Giappone non mancano: i raggi dietro al guerriero sulla spalla che richiamano la Bandiera del Sole Nascente; il fiore di ciliegio sull’avambraccio (simbolo di bellezza, felicità, benessere, ma anche della precarietà della vita). Siamo forse di fronte al tatuaggio meno “personale” di quelli di Mazzocchi? L’unico scelto sfogliando un catalogo di immagini bell’e pronte? Io una mia idea ce l’ho, ma voi siete liberi di pensare quello che volete.

Gesù – schiena

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D’accordo, abbiamo fatto un gran girovagare per il corpo di Mazzocchi ma adesso è il momento di affrontare l’elefante nella stanza dei suoi tatuaggi: questo di Gesù Cristo che gli riempie la schiena. Un tatuaggio di cui sono state dette molte cose, fondamentalmente tutte riconducibili al fatto che è tamarro. Noi però non siamo qui a dare giudizi etici, siamo qui per fare pura e imparziale analisi.

Innanzitutto bisogna considerare che Mazzocchi è una persona molto religiosa. «Per me la Fede è tutto, se non credi in Dio non credi in nulla» ha detto una volta, e pare che anche la sua compagna Tonia l’abbia conosciuta in un movimento giovanile domenicano a Napoli. Mazzocchi dice che è poco praticante per via del calcio, e che ha scelto casa vicino a una chiesa in modo da sentirsi sempre a contatto con il Signore. E quale modo migliore di sentirsi a contatto con Gesù, quindi, di tatuarselo direttamente addosso?

Un’altra cosa su cui possiamo ragionare è: che Gesù è quello sulla schiena di Mazzocchi, artisticamente parlando? Come si colloca nell’iconografia cristiana? Innanzitutto avrete notato che è un Cristo iperrealistico, che non ha nulla della sobrietà astratta, bizantina, di un Crocifisso medievale di Cimabue, né la solennità di una Resurrezione di Piero della Francesca, dove un Gesù invaso dall’ottimismo rinascimentale si rialza in piedi dalla morte. E che dire rispetto alle raffigurazioni successive, quando la visione del mondo si fa più disillusa, l’uomo sempre più terrorizzato dalla morte e le immagini di Cristo più cupe e disincantate: il Cristo morto di Holbein, in piena riforma protestante, giace in una tomba stretta e definitiva, come un uomo qualunque; nel Cristo giallo di Gauguin invece il cristianesimo è ormai così laicizzato che la crocifissione è un piccolo culto privato, svolto in una campagna indifferente, nulla di epico o glorioso.

L’arte cristiana come costante avvicinamento dalla superstizione al realismo, quindi, ma Mazzocchi è andato ancora oltre. Il suo Cristo iperrealista (ce l’aveva detto che gli piace l’iperrealismo) non imita l’uomo, ma UN uomo, uno specifico: Mazzocchi si è tatuato la faccia dell’attore Robert Powell che interpretò il Gesù di Franco Zeffirelli. Il tatuaggio di Mazzocchi raffigura quindi un Cristo totalmente postmoderno, icona di un’icona di Gesù. Un Cristo televisivo, anche, che ha recuperato il patetismo delle origini ma che lo “smarmella” un po’ a favore di telecamera, con quegli occhi dolci da soap opera (occhi che bucano lo schermo, potremmo dire).

Genio delle tartarughe – stinco destro

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Un ragazzo nato nel ’95, con una probabile fissa per gli anime, il disegno, e magari pure il Giappone, ci sta che sia andato sotto anche per Dragon Ball.

Diamante nero – coscia sinistra

Non ho nulla in particolare da dirvi su questo tatuaggio (affiancato peraltro da un altro disegno altrettanto illeggibile, una specie di insettone che sembra disegnato da Dalì). Magari però vi interessa sapere che Mazzocchi è soprannominato “talismano” per le sue numerose promozioni ottenute (una con il Rimini in C, due con il Parma in C e in B, e una col Venezia in A).

Salvezza 7% - stinco destro

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Perché si fanno i tatuaggi? Non lo so, io non ne ho nemmeno uno. Ma non è questo il punto di questo articolo, e in ogni caso la storia del tatuaggio come marchio di carcerati e criminali la conosciamo più o meno (se volete approfondirla qui sul sito della Polizia penitenziaria c’è un articolo sul tema; se invece preferite i film, guardatevi Educazione Siberiana). Ma questa visione arcaica del tatuaggio non è l’unica, c’è anche quella postmoderna di un altro film, Memento: un uomo con un disturbo della memoria breve che per ricordarsi le cose se le tatua addosso. Il corpo che diventa allora una bacheca, un altare che raccoglie i momenti topici della vita di una persona. Da qui ai tatuaggi dei calciatori il passo è breve, dato che spesso si tatuano sulla pelle le coppe e i traguardi raggiunti.

Pasquale Mazzocchi ha una carriera ancora giovane eppure la scorsa stagione, la sua prima in A, ha già partecipato a una delle imprese calcistiche più memorabili della storia recente: la salvezza da romanzo della Salernitana di Nicola. Per celebrarla si è tatuato sullo stinco destro la data della salvezza “22-05-22” e il 7%, l’ormai celebre percentuale che i bookmakers davano alla Salernitana di salvarsi, divenuta il grido di battaglia di Walter Sabatini (e poi un documentario Dazn).

Gufo – avambraccio sinistro

Scrive il sito dilei.it: «Il gufo, da sempre, è infatti simbolo di saggezza e chiaroveggenza. Essendo un animale notturno infatti, il gufo è in grado di vedere anche al buio con i suoi grandi occhi e dunque il tatuaggio a forma di gufo simboleggia la volontà di tenere gli occhi ben aperti sul mondo che ci circonda, di essere saggi e misurati nei propri comportamenti».

Tatuaggi assortiti, cosce

Altri tatuaggi indecifrabili di Mazzocchi: quella a sinistra è una maschera tribale? A destra invece non saprei: c’è una piuma e poi un’altra immagine cartoonesca. Ad ogni modo, forse vi interessa sapere che prima di essere chiamato talismano Mazzocchi era “’o miezzo chilo”, visto il fisico esile che aveva quando giocava per strada da ragazzino.

Cane – mano destra

Ai cani mancherà pure la parola, ma a questo tatuaggio non manca nulla invece: un disegno tenerissimo che pare fatto col carboncino, sembra sfruttare la rugosità della mano per rendere al meglio il chiaroscuro e la pelle pelosa dell’animale. Jason, questo il nome del cane ritratto, è un bellissimo Labrador bianco che compare per la prima volta sull’Instagram di Mazzocchi a novembre 2018, quando teneva compagnia al suo padrone nell’uggiosa Perugia.

In questo tatuaggio possiamo vedere Jason nella tipica faccia tra il triste e l’annoiato che hanno i cani quando sono rilassati, cioè quasi sempre. Mazzocchi ha detto che questo tatuaggio è uno dei suoi preferiti, e ha dedicato a Jason alcune delle frasi più dolci scritte su Instagram (frasi che mantengono comunque lo sfondo aforistico e motivazionale delle frasi di Mazzocchi). La mia preferita è “Fidati di più di una coda che ti scodinzola che di una bocca che ti sorride”, provate a usarla e vedete se non fate i big like.

Leone + volto femminile, braccio destro

Come si può notare da questa foto scattata quando il suo corpo era ancora un foglio bianco, Mazzocchi si è tatuato per primo il leone, che è stato uno dei suoi primi tatuaggi in assoluto e che naturalmente sta a significare coraggio e via dicendo. Poi ha aggiunto al di sopra un volto femminile parzialmente nascosto che, sinceramente, non so come interpretare. Ha un velo sui capelli di ispirazione biblica (può essere la Madonna?) ma anche dei segni da guerriero sulle guance. I tatuaggi, come i sogni, sono il regno del surrealismo per eccellenza, dove universi semantici lontanissimi possono toccarsi e creare un bel miscuglio.

Volto d’uomo, coscia destra

Un signore distinto, con camicia a righe e cravatta, a cui però è difficile dare un nome. È forse Bill Cosby? Mazzocchi sembra avere una discreta fissa per i prodotti audiovisivi adolescenziali, per cui non è da escludere che ami tantissimo I Robinson. Oppure quello nel disegno è Pelè? Ma in questo caso cosa c’entrano la camicia e la cravatta, un abbigliamento così inconsueto per un calciatore come Pelè. Magari sono fuori strada, magari il ritratto raffigura un nonno di Mazzocchi, o comunque una persona cara. Voi cosa ne pensate? Attivate la campanella e ditecelo nei commenti.

Altro volto femminile, gamba destra

A Mazzocchi piacciono i volti, ce l’ha detto lui stesso, allora eccovene un altro: un volto femminile impresso sulla lama di un pugnale.


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Damiano Primativo (1992) è salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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