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, 18 Settembre 2022

Considerazioni sparse post Udinese-Inter (3-1)


L’Inter si mostra per quella che è: molto poco. Inzaghi le dà il colpo di grazia


- A Udine l'Inter cerca conferme dopo le due vittorie della passata settimana. Di contro l'Udinese vuole vincere per arrogarsi il diritto di non smettere di sognare. Esce una partita a senso unico dominata dai padroni di casa che giustamente vincono e portano a casa tre punti e il primato in campionato. Indecorosa, ancora una volta quest'anno, la prova dell'Inter che soccombe sotto le proprie mancanze e sotto le idiozie tattiche del proprio allenatore;

- Inter che dimostra, ancora una volta, una totale assenza di condizione fisica e una precaria convinzione mentale. I nerazzurri arrivano sempre secondi sulla palla evidenziando anche un passo abbastanza molle. Passano in vantaggio grazie a una perla di Barella, ma invece di far girare la palla e sfruttare i propri attaccanti, i ragazzi di Inzaghi preferiscono arroccarsi in difesa sbagliando anche gli appoggi più semplici. Lo stesso Inzaghi le rifila il montante decisivo con dei cambi assurdi;

- Udinese bella, giovane e viva. Tutti a mille allora, passaggi netti e decisi e ritmo elevatissimo. Una squadra inglese più che italiana trainata dagli esperti Deulofeu e Pereyra. Gli uomini di Sottil vincono giustamente e si prendono per qualche ora la testa della classifica;

- Nell'Inter è persino difficile salvare qualcuno. Di sicuro Acerbi che viene cambiato senza senso per un De Vrij che non solo non sta in piedi ma sembra addirittura in vacanza premio. Brozovic e Barella ci mettono fosforo ma non hanno le gambe per reggersi in piedi. Gli attaccanti non vengono serviti, Dumries incespica su se stesso e il resto sono trame di gioco inesistenti e dettate quasi sempre dal caso, dai nervi o da qualche rimpallo;

- Sicuramente le cause di questo disastro sono molteplici e probabilmente figlie di un atteggiamento poco serio da parte della società. Ma la condizione fisica e la conduzione tecnica di Inzaghi destano più di una domanda. Non si capisce, nemmeno immergendosi nelle regole del multiverso, il senso del cambio Acerbi-DeVrij. Un giorno capiremo anche cos'abbia fatto Asllani per vedere il campo meno del medico sociale. Sfacelo.

  • Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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