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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Monza-Juventus (1-0)


Abbandonare la nave.


- A Monza va in scena la puntata di un reality show, proprio uno di quelli che vanno in onda sulle reti di Berlusconi. Una squadra scende in campo contro un allenatore totalmente sfiduciato, allenatore che peró non si puó allontanare poichè ha firmato quindici mesi fa un maxi contratto blindatissimo. L’allenatore nel frattempo, in settimana sul prinicipale quotidiano nazionale, ha già abbandonato la squadra, scaricando sui giocatori tutte le colpe e spaccando in due lo spogliatoio. La dirigenza non interviene, il Presidente non parla, i giocatori perdono la testa. Una macelleria messicana, che vede oggi una sola vera vittima, stramazzata al suolo morente. La Juventus Football Club;

- Ha poco senso parlare della partita di oggi, se non per evidenziare con merito il bel debutto in panchina di Raffaele Palladino. Bocciato totalmente nell’outfit, l’ex juventino viene invece promosso sul campo. Ottima la scelta di Ciurria a tutto campo a destra, bene le variazioni di Caprari più basso a portare vivacità in mezzo al campo, benissimo i cambi, perfetta la fase difensiva. Il campionato del Monza puó partire;

- Detto del Monza, non rimangono che macerie, calcinacci, aneddoti di un pomeriggio di non calcio. Padoin che si fa tutto il campo per dire qualcosa a Kostic e venire ammonito, McKennie che lascia scorrere una rimessa convinto fosse in favore della sua squadra, Gatti che finisce arrostito da Gytkjaer, Danilo che decide di orchestrate autonomamente la posizione in campo, Landucci che parla a vuoto di lavorare. Allegri nel frattempo osserva il suo disastro dall’alto, come Ed Harris nel finale del The Truman Show;

- Oggi buona parte della Juventus ha giocato evidentemente contro il suo stesso allenatore. È raro che ció accada in maniera tanto sfacciata. La gomitata di Di Maria, brutta, ridicola e ingiustificabile profuma di ammutinamento totale e definitivo. Vlahovic sembra attendere l’esonero di Allegri come un Capodanno. Nessuno è sembrato intenzionato a mettere in campo qualcosa in più. La Juve ha rigettato oggi l’idea di giocare a calcio e ha rigettato l’idea di proseguire con Allegri. Il gruppo è allo stremo e se anche non arriverà l’esonero, sará comumque necessario un intervento societario per ristabilire gli equilibri interni, pur tenendo ben chiara la proporzione delle responsabilità. È banale dirlo, ma va detto chiaramente onde evitare equivoci. Gli infortuni, le squalifiche, un mercato a tratti improvvisato, non giustificano in alcun modo una squadra con tante individualità importanti in grado di vincere due partite su nove;

- Detto delle enormi responsabilità di Allegri, il quale andrebbe sostituito stasera, sarebbe sbagliato non riconoscere tutte le colpe di un progetto tecnico aziendale che dal 2018 ha iniziato a virare verso rotte sbagliate, per giungere oggi al punto più basso immaginabile. La volontà estiva di costruire un instant team in grado di riportare la Juventus immeditamente ai vertici, è stata una sciagura. La volontà di bypassare la programmazione, la costruzione, lo scouting, puntando solo sui nomi e sul blasone, porta solo a disastri completi. Non si torna grandi così. La vicenda di Cristiano Ronaldo non ha fatto imparare la lezione a Torino. Anno dopo anno la Juventus continua a perpetrare i suoi errori. La testa di Allegri non basterebbe per salvare la situazione, anche se ad oggi è condizione essenziale per provare a dare un senso alla stagione bianconera.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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