Considerazioni sparse post Rangers-Napoli (0-3)


Il Napoli vince una partita complicata, molto più di quanto si pensasse alla vigilia, molto più di quanto non dica il risultato finale.


- Due giornate di Champions e Napoli a punteggio pieno, come non accadeva dal lontano 2016-2017, con 7 gol fatti e un solo gol subito. Una campagna europea memorabile per gli uomini di Spalletti, finora la migliore delle squadre nostrane per rendimento europeo;

- Non tragga in inganno il risultato larghissimo: ad Ibrox è stata tutto tranne che una passeggiata. I Rangers si sono dimostrati una squadra difficile da affrontare, specie tra le mura amiche, quando un ambiente unico riesce a trarre il meglio dai calciatori di Van Bronckhorst. L'inizio della gara è un incubo per il Napoli, asfissiato dal pressing instancabile della squadra di casa, che fin quando regge atleticamente mette in seria difficoltà gli azzurri;

- Col passare dei minuti, quando la benzina nelle gambe dei Rangers inizia a scarseggiare (l'espulsione dell'americano Sands non ha affatto aiutato), viene fuori la maggior qualità in palleggio dei partenopei, che nel secondo tempo prendono in mano le redini della partita, prendendo le misure agli avversari senza rischiare più nulla;

- Ci sono voluti tre calci di rigore per passare in vantaggio, con McGregor che ipnotizza per ben due volte Zielinski (che prima degli errori dal dischetto aveva giocato una partita sontuosa) e va a centimetri dal neutralizzare anche il penalty di Politano. Ottime anche le risposte da parte di chi ha iniziato dalla panchina: ancora in gol Raspadori, a chiudere una bellissima triangolazione con Olivera e prima gioia stagionale invece per Ndombele. Più che discreto anche l'impatto di Zerbin, che sull'esterno destro non ha sfigurato;

- Una vittoria che dà tranquillità all'ambiente napoletano, cosa non scontata nell'immediato pre-stagione. D'altronde, come si fa a non dormire sonni tranquilli con una squadra così matura, in grado di non smarrirsi ma di tenere sempre in mano il pallino del gioco, senza andare in balia degli eventi ma cavalcandoli e guidandoli a proprio favore. Una squadra, oggi, difficilissima da affrontare per chiunque.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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