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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Juventus-Benfica (1-2)


La Juve si è rotta.


- La Juventus ha vinto due delle otto partite giocate in stagione, mostrando per lunghi tratti una proposta di gioco sconcertante. Eppure più dei risultati, più del non gioco, più di uno stadio anestetizzato e silenziato come non mai, sono le facce dei giocatori a dire tutto. Facce stravolte, terrorizzate, inquietate. Nessuno sembra felice di giocare in questa squadra. La Juventus è totalmente allo sbando e le maggiori responsabilità sono da imputare a Massimiliano Allegri, totalmente incapace di risollevare questa squadra da lui stesso in buona parte demineralizzata;

- Il conto delle partite importanti fallite nell’Allegri II inizia a raggiungere un numero che sfida la statistica. Ció che più sorprende è il canovaccio delle sfide quasi sempre più o meno simile. Una partenza a fionda, un inizio propositivo, magari un gol. A poco a poco, la luce si spegne in un climax che arriva stasera a toccare punte di follia. Per una decina di minuti, nel cuore del secondo tempo, la Juventus era totalmente uscita dal campo. Sul terreno di gioco si muovevano inermi fantasmi, esseri inanimati, vuoti. Dal ventesimo minuto il Benfica ha dominato la partita, inutile girarci intorno. Nel mezzo la solita confusione, i soliti cambi allucinogeni (perchè fuori Milik?), la solita assenza di personalità, il tutto condito quest’anno da una condizione fisica da torneo aziendale del mercoledì;

- Solo Di Maria, pur zoppicando, ha provato a riportare la Juventus in campo nell’ultimo quarto d’ora, mostrandosi come l’unico vaccinato al morbo della tristezza che ha contagiato lo Stadium. Le categorie esistono, Allegri lo ripete di continuo. Quella di Di Maria è una categoria superiore al contesto. Proprio nell’ evidente fragilità di uno straordinario atleta di trentacinque anni si rispecchiano tutte le contraddizioni di un progetto tecnico basato sull’improvvisazione e l’approssimazione. Come si è potuto credere che sostituire Dybala con Di Maria fosse l’idea giusta?;

- Il valore del lavoro di un allenatore si misura dal percorso di crescita dei giocatore. Tutti i giocatori della Juventus sono peggiorati dal momento in cui sono stati allenati da Allegri. Tutti. Vlahovic, solo come un eremita, è divorato dal nervosismo. Locatelli si è totalmente ingrigito ed è diventato un noioso burocrate del centrocampo. Kean sembra regredito ai tempi in cui faceva i cucchiai in primavera. McKennie è diventato il cugino dell’incursore che abbiamo visto con il pur derelitto e inadeguato Pirlo. Pensare che le cose possano cambiare è ad oggi, pura utopia;

- Arrivabene ha scherzato con un tifoso prima della partita. “Lo paghi tu il nuovo allenatore?”. Una battuta che coincide con il punto più basso della storia recente bianconera. La Juventus si trova intrappolata dentro un contratto di altri due anni, a nove milioni annui, inscalfibile. È la crudeltà del calcio, gli errori si pagano caro. Dopo una rosa costruita su sue precise indicazioni, Allegri ha fallito in modo fragoroso ma si trova paradossalmente in una botte di ferro. La Juventus non ha la capacità finanziaria per permettersi un altro allenatore di calibro. Una fine ingloriosa per uno degli allenatori più vincenti della storia bianconera.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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