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- di Andrea Ebana

Il pagellone di Inter-Torino (1-0)


Handanovic salvifico, Lautaro indispensabile, Brozovic decisivo; Vlasic dirompente, Djidji maiuscolo, Ilkhan ingenuo.


INTER

Handanovic 7,5: La panchina infrasettimanale gli ha fatto bene, e probabilmente fa più tuffi e parate oggi che in tutto il resto della stagione. Salva l’Inter più volte, davvero insuperabile;

Skriniar 6: Sufficiente, non eccellente e nemmeno buono, per usare le votazioni che davano alle medie negli anni 90. Il muro non cade, ma non sembra più invalicabile come qualche tempo fa;

De Vrij 6: Anche per lui stare seduto il mercoledì ha avuto un effetto benefico: qualche sofferenza, ma in fin dei conti regge in un match tutt’altro che semplice;

Di Marco 5,5: non emerge né in difesa, dove spesso è succube dei movimenti della trequarti granata, né in avanti, dove il piede sembra meno caldo del solito; dal 76’ Bellanova 6,5: ingresso vivace, guadagna qualche angolo e tiene alta la squadra;

Dumfries 5,5: dove non ci sono praterie, le sue qualità sembrano decisamente meno. Tentenna, cerca lo spunto, ma non lo trova mai: sembra una versione disinnescata del giocatore apprezzato in campo aperto; dal 79’ Bastoni 6,5: praticamente un trequartista per i palloni rifiniti in attacco, prezioso in manovra e per limitare con la sola presenza le velleità contropiedistiche granata;

Calhanoglu 5,5: l’impegno non manca, ma non è in una serata particolarmente ispirata: poco incisivo. Dal 77’ Mkhitarian 5,5: idem come sopra, si potrebbero risparmiare righe scrivendo la stessa pagella;

Brozovic 7: sarebbe una partita da 6 stiracchiato ma quel gol ha due meriti enormi: sblocca un match che poteva decretare la crisi nerazzurra, e, soprattutto, è una meraviglia per gli esteti del pallone;

Barella 6: Media tra il 5 netto che la sua partita meriterebbe e l’assist al bacio che vale il gol del collega di reparto. Per 89’ però resta la versione preoccupante di sé stesso, la buona notizia è che ha ancora nei piedi giocate decisive.

Darmian 6,5: lui c’è, sempre. Corre, difende, trasforma l’azione: sarebbe da clonare per spirito e dedizione, ma anche per continuità; dall’85’ Gosens: sv

Lautaro Martinez 6,5: manca il gol, ma se l’Inter riesce a produrre qualcosa di buono offensivamente è solo grazie a lui. Sponde, sportellate, tocchi di fino, giochi di prestigio: mette tutto il repertorio a disposizione della squadra e pur non intervenendo direttamente nell’azione del gol, ha grossi meriti di questa vittoria.

Dzeko 5: due partite di livello in una settimana cominciano ad esser troppe per il bosniaco, che sembra decisamente in apnea, tra appoggi semplici sbagliati e tiri fiacchi come la sua prestazione; dal 69’ Correa 5,5: totalmente impalpabile, come sempre più spesso accade;

All: S.Inzaghi  6: sufficienza stiracchiata per i 3 punti. Una vittoria tirata per la collottola, che scaccia l’emorragia di punti ma non la crisi di prestazione: la manovra è lenta, involuta, e sembra dipendere tutto dalle sponde di Lautaro o da una giocata come quella salvifica nel finale. I cambi non sono decisivi, ma nemmeno dannosi: la sensazione è quella di una squadra che sta perdendo identità, magari questi 3 punti almeno daranno fiducia.

TORINO

Milinkovic Savic 6: Bella parata d’istinto su un colpo di testa nerazzurro. Rimane il dubbio di una possibilità di uscire in occasione del gol, ma è così flebile da non poter inficiare la sufficienza.

Djidji 7: veloce, fisico, in alcune uscite anche tecnicamente ineccepibile. Dal suo lato si passa poco o nulla, e quando perde l’uomo lo recupera sempre. Promosso a pieni voti.

Buongiorno 6,5: continua il buon momento del figlio del Filadelfia, che combatte con clienti come Lautaro e Dzeko, annullando il secondo e tenendo botta col primo: mica pizza e fichi.

Rodriguez 6,5: il vero regista difensivo granata, che sfiora anche il gol su calcio piazzato. Per spiegarsi la sua rinascita, citofonare Juric. Dal 77’ Zima 5: rientrante post-infortunio, si perde la palla sanguinosa da cui nasce il gol nerazzurro.

Lazaro 6: scaricato dall’Inter, non fa granchè per farsi rimpiangere, ma mette in campo comunque una prestazione sufficiente. Dal 90’ Singo: sv

Vojvoda 6: voto in media tra la grande spinta prodotta fino al 70’ ed un crollo fisico verticale che lo porta a sbagliare anche giocate elementari nel finale.

Linetty 6: la sua corsa e i suoi polmoni sono preziosi per il gioco che fa il Torino: certo, se ha anche doti di impostazione, le sta nascondendo con cura;

Lukic 6,5: più arretrato del solito, si produce in compiti di regìa che normalmente non gli si addicono, ed in più salva un’occasione da gol con un recupero kamikaze. Dal 69’ Ilkhan 5: spiace, ma le colpe maggiore sul gol dell’Inter sono proprio sue, dove manca di lettura, fisicità ed astuzia sul taglio di Brozovic. Il ragazzo si farà, sembra averne le doti, magari ripartendo proprio da questo errore;

Vlasic 7: sotto la Mole, dal lato granata, non si vedeva un giocatore così da molto tempo. Qualitativo, concreto, propositivo, tiene sempre in ansia la retroguardia avversaria e sfiora il gol due volte, fermato solo da un super Handanovic;

Seck 6: tanto dinoccolato quanto vivace, porta a spasso per 50’ chi capita dalle sue parti: poi cala vistosamente, ma potrebbe conquistarsi nuove importanti chances. Dal 69’ Radonjic 6: entra in un momento difficilissimo, riesce comunque a prodursi in una delle sue scorribande personali, ma oggi  Handanovic è un muro invalicabile anche per lui;

Sanabria 5,5: utile in manovra, inesistente sotto porta. Rischia pure il rosso, ma il Var giustamente lo assolve. Dal 90’ Pellegri sv.

All: Juric (in panchina Paro) 6,5: a veder la partita, pochi crederebbero al risultato: il Toro ha il pallino del match per 60’ e nessuno potrebbe obiettare se vincesse, poi cala e non riesce a tenersi manco il pareggio. Urge tarare il livello minimo di prestazione quando la benzina finisce: i granata oggi sanno già dar fastidio a tutti, ma se sapran fare questo passo potranno togliersi qualche soddisfazione anche a livello di punti.

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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