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, 11 Settembre 2022

L'Italvolley torna a sognare


Un anno dopo il trionfo europeo e 24 anni dopo l'ultima volta, l'Italvolley è sul tetto del mondo!

- L’Italvolley, un anno dopo il trionfo europeo, è Campione del Mondo! Gli azzurri sconfiggono per 3-1 con una prestazione perfetta la super favorita Polonia, campione in carica da due edizioni e per di più padrona di casa tra le mura amiche di Katowice. La nostra nazionale era arrivata a questa finale con un percorso bellissimo, iniziato con l’impronosticabile vittoria europea di un anno fa, continuato e impreziosito in questo Mondiale da prestazioni superlative, su tutte quella che ha permesso di eliminare i campioni olimpici francesi ai quarti di finale. Se pensiamo che poco più di un anno fa eravamo reduci dall’enorme delusione sportiva di Tokyo, questo doppio trionfo continentale e mondiale sembra un sogno. Non svegliateci;

- Il contenuto tecnico di questa finale è, indubbiamente, all’altezza dell’importanza della partita: quello agonistico se possibile lo supera, anche grazie all’atmosfera meravigliosa creata dai 12.000 che riempiono la Spodek Arena. Il livello delle difese è incredibile, le variazioni dei colpi di attacco sono di una bellezza estetica disarmante, il ritmo è asfissiante. L’Italia perde il primo set per ingenuità al fotofinish, e sembra un cattivo presagio figlio della, legittima, inesperienza: ma chi lo pensava non conosce i ragazzi terribili, che reagiscono e rimontano nel secondo e terzo set, portandosi in vantaggio 2/1 nel computo dei set. Nel quarto set sembriamo, semplicemente, dei marziani: mettiamo sotto una squadra due volte campione del mondo con una naturalezza disarmante, troviamo colpi incredibili con il sorriso stampato in volto come stessimo giocando al campetto sotto casa. L’ultimo punto è una battuta polacca in rete tra il silenzio che solo 12.000 persone deluse sanno produrre, non lo firma nessuno dei nostri è piuttosto simbolico sia così: perché è un po' di tutti, di questa meglio gioventù;

- Il grande merito di un risultato così straordinario va, in primis, al CT Ferdinando De Giorgi, che dopo Tokyo non ha raccolto cocci, ma si è messo a costruire un vaso nuovo di zecca, resettando, ripartendo senza badare a cognomi e curricula e, in fin dei conti, salendo in 2 anni sul gradino più alto dei podi europeo e mondiale. Di quella olimpiade maledetta restavano 2 reduci del sestetto base (Giannelli e Anzani), perchè Fefè ha avuto il coraggio di fare qualcosa che in questo paese non fa nessuno: puntare sui giovani, senza se e senza ma, rischiando in prima persona. Ha scelto una linea e l’ha tenuta fino all’ultimo, basti pensare che l’ultima, discussa esclusione è stata quella di Ivan Zaytsev. Nell’ultimo mondiale vinto dagli azzurri l’attuale CT, dall’alto dei suoi 178 cm, era in campo: sembrava un miracolo che una persona con quella fisicità stesse tra i giganti, ma il suo talento spiegava il perché: se ce ne fosse bisogno, sta dimostrando di esser un fuoriclasse anche con la cartellina in mano. L’allenatore era Julio Velasco allora, oggi DT delle nazionali giovanili che han sfornato questi talenti: perché la storia farà anche corsi e ricorsi, ma spesso è fatta dai fuoriclasse;

- Di avversari ostici questo Mondiale era pieno: il Brasile all’ultima chiamata per la sua generazione di campioni, i sempre temibili USA, i campioni olimpici in carica della Francia, i giovani outsider di Cuba. La Polonia è però, in questo momento, l’Eldorado del volley maschile: in campo, dove coach Nikola Grbic può contare su campioni indiscussi (Kurek, Semeniuk, Yanushev) ma anche fuori, perché lì il volley è sport nazionale per seguito ed investimenti, non certo relegato a trafiletti nel maggiore quotidiano sportivo nazionale. Non è un caso insomma se i polacchi erano campioni del mondo in carica da due edizioni, e hanno combattuto sino alla fine per continuare ad esserlo. Ebbene, siamo arrivati davanti a loro e a tutte quelle squadre sopra citate: tra volley e basket, direi che i redattori domani dovranno rivedere le prime pagine. Se manco questo basterà a farlo, direi che la situazione è piuttosto seria;

- Questa “Giovane Italia” Campione Del Mondo ha fatto innamorare tutti e non può che esser così: due medaglie in due anni conquistate da un manipolo di ragazzotti spensierati, tecnicamente puliti, coraggiosi, spavaldi, orgogliosi, alcuni semi-sconosciuti fino ad un anno fa. Il ricambio generazionale non solo è riuscito, ma ha superato ogni più rosea aspettativa: dove c’era Juantorena c’è il talentuosissimo Michieletto, che con l’Hombre faceva le foto da bambino, dove c’era Zaytsev c’è il glaciale Romanò, che fatica a trovar spazio in A1, Lavia e Balaso son passati da comprimari a protagonisti assoluti, Giannelli a soli 26 anni è capitano e leader indiscusso di una squadra la cui età media è 24 anni, e stasera si consacra a miglior regista del mondo. Sembra una nuova generazione di fenomeni, ma questi azzurri stanno addirittura vincendo titoli molto prima di quella storica nazionale che ha scritto la storia del volley tricolore. Qui sta il punto: al di là delle medaglie che arrivano oggi, questa nazionale ha un futuro e le carte in regola per continuare a vincere per anni, e continuare questo ciclo iniziato meravigliosamente, a patto di non aver troppo presto la pancia piena. Prossima tappa, Parigi. Ma prima di augurare buon viaggio, godiamoci questo presente. Mica capita tutti i giorni di esser campioni d’Europa e del Mondo in carica.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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