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2 min

- di Federico Castiglioni

Considerazioni sparse post Bologna-Fiorentina (2-1)


Il Bologna intravede la luce mentre la Fiorentina sprofonda nel pozzo.


- Thiago Motta nascosto in tribuna raccoglie allori prima ancora di sedersi sulla panchina felsinea, oggi occupata da Vigiani per il giorno 1 dell'era post-Sinisa. Il Bologna trova la prima vittoria dell'anno, vede sbloccarsi Barrow (a segno contro i Viola anche l'anno scorso), e se si deve preoccupare per l'uscita di Arnautovic, fermato da un problema fisico non prima di aver siglato il gol-partita, può comunque guardare al domani con un po' più di fiducia dopo le sbandate di inizio campionato;

- Partita bruttina nella prima metà di gara, caratterizzata da ritmi bassi e un'inerzia da amichevole, che nessuna delle due squadre sembra capace di smuovere. Il tabellino registra solo tre episodi: un colpo di testa di Martinez Quarta alzato in angolo da Skorupski, e gli infortuni di Dodò e Sottil, che vanno ad allungare la lista dei frequentatori dell'infermeria gigliata. Bologna molto schiacciato, Fiorentina che prova a muovere la difesa con il suo possesso avanzato ma sostanzialmente orizzontale, non trovando sbocchi;

- Sono le giocate individuali, in positivo e in negativo, a svegliare la gara nella ripresa. Saponara, subentrato a Sottil, inventa al 54' un cioccolatino che Martinez Quarta appoggia facile facile in porta. La Fiorentina alza i ritmi ma viene subito punita, su uno svarione individuale che colpisce a freddo il morale della squadra. Palla bucata da Igor, Barrow si invola e batte Terracciano. Dopo tre minuti si replica: Kasius sfonda su Quarta, palla dentro e Arnautovic insacca. La partita si vivacizza ma è per merito del Bologna, che inizia a sfruttare con continuità gli ampi spazi che la Fiorentina, stordita e ormai inefficace sia nel costruire che nel portare pressione, lascia scoperti alle proprie spalle;

- La sensazione che trasmette la squadra gigliata è quella di esser in costante debito d'ossigeno, e non da oggi. Manca lucidità, manca capacità di cambiare passo, manca la precisione e la velocità nelle più banali operazioni di gioco. Mancano anche, ancora, le figure di riferimento in campo, il giocatore a cui rivolgersi se le cose non vanno per il verso giusto, quello che si prende la responsabilità della giocata (e alcuni dei candidati prescritti a questo sono fuori). Oggi ha provato a farlo, per la prima volta quest'anno, Saponara riuscendoci però solo in parte. E non si parla esattamente del giocatore con più continuità sul piano della leadership emotiva;

- Al Bologna è bastato poco, pochissimo. Un episodio che ha portato un boost di fiducia, nel quadro di una partita dove la timidezza era l'emozione dominante nelle operazioni offensive delle due squadre. I felsinei hanno tenuto senza tremare troppo, poi hanno avuto modo di colpire spezzando i gigliati ben prima che arrivasse il fischio finale. Nel mentre, la Fiorentina annaspa tra problemi tattici e psicologici allungando la striscia senza vittorie. L'errore decisivo di Igor (apparso già in difficoltà nella fase di costruzione, altra questione irrisolta dei viola ad oggi), certifica qualcosa di ben più insidioso della sconfitta del Dall'Ara, ovvero che questa squadra e il suo allenatore non hanno più certezze.

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