, , 8 Settembre 2022

Considerazioni sparse post Alcaraz-Sinner (6-3 6-7 6-7 7-5 6-3)


Questi due ragazzi non sono umani.


- A un certo punto, sul finire del secondo set, pare che Jannik abbia chiuso gli occhi mentre nella sua testa la voce profonda di Obi Wan gli suggeriva di usare la forza. Infatti solo un Jedi del tennis avrebbe potuto portare a casa il secondo set, risalendo da 0/40 - il Marchio di fabbrica dei campioni - e salvando cinque set point. Ah, in mezzo a tutto questo c’è stato il punto dell’anno, con un salvataggio dietro la schiena di Carlitos che poi si è avventato sulla successiva volée per sparare un passante vincente. Insomma, situazioni che ti devastano, a meno che non ti chiami Jannik Sinner. Se invece il tuo nome è proprio quello puoi trasformare una partita in cui nasci vittima sacrificale in un match vero tirato e vibrante. Riesci anche a gestire i punti delicati e a fare tua l’inerzia, fino a un meritato match point. Ma il servizio ti tradisce e alla fine esci sconfitto da una lotta che a tratti pareva infinita; e in un certo senso lo era perché, con tutta l’amarezza del mondo, esci a testa altissima, sempre più convinto della possibilità di alzare uno Slam prima o poi;

- Divinità. Il tiebreak del secondo set ha certificato definitivamente che questi due ragazzi non sono umani. Punti indescrivibili, di quelli che ti fanno cascare la mascella emettendo suoni gutturali più o meno come capitava a Foster Wallace guardando il giovane Roger Federer. Non è mai bello parlare di finali anticipate ma davvero il livello è degno dei palcoscenici più prestigiosi. Il Fedal è all’ultimo lembo di crepuscolo ma il Sincaraz è già alto nel cielo. Ne vedremo delle belle;

- Il tennis di Alcaraz è pazzesco, coniuga un’aggressività continua e totale a una copertura difensiva indomita. Lui arriva dappertutto, agile e molleggiato come fosse il gatto di Djokovic ma al tempo stesso non è certo un gioco speculativo il suo, i colpi medi sono di una violenza inusitata, con la palla seviziata e spinta negli angoli più remoti del campo, e poi all’improvviso accarezzata con una dolcezza vellutata e naturale. In telecronaca hanno sottolineato l’impressione che ci siano in campo due Alcaraz, ma in verità sono di più, sono uno nessuno e centomila, non tanto per la sua ubiquità, quanto per la multiformità del suo tennis, quasi impossibile da inquadrare e definire. Sa fare tutto e tutto molto bene, sembra davvero impossibile trovare alternative alla sua dittatura;

- Dove molti cadono triturati tra panico e sconforto, Jannik trova il suo habitat naturale. Abituato a menare le danze contro gente che si difende, si gode la nuova sensazione di giocare ad armi pari con un avversario che non si nasconde e che aspira sempre al rialzo. E lui si scopre un tennista ancora migliore di quello che conoscevamo - anche se in realtà lo sapevamo già -, che sa dare spettacolo e che sopratutto ha coraggio da vendere. Il giovane Jannik Skywalker si esalta nella lotta, abbraccia la sofferenza, accetta di sedersi al tavolo con il più talentuoso tennista del momento e gli tiene testa da par suo;

- E ora? Jannik smaltirà delusione a suon di lavoro e tornerà più forte di prima. Carlos invece dovrà ricaricare in fretta le pile per mettere le mani su questo trofeo, adesso è il favorito numero uno (per il torneo e per il trono ATP) e soltanto un calo di tensione può giocargli un brutto scherzo. Aspettiamo con ansia il prossimo incrocio.

  • Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.

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