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2 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse post Napoli-Liverpool (4-1)


Quella del Maradona è stata una notte magica e probabilmente irripetibile.


- Se il buongiorno si vede dal mattino, il palo colpito da Osimhen dopo soli 45 secondi di gioco doveva far presagire qualcosa. Nemmeno il più sognatore fra i tifosi poteva però immaginare cosa la notte napoletana aveva in serbo per gli azzurri;

- Dopo 45 minuti il Napoli esce dal campo quasi recriminando per un risultato che, in fin dei conti, stava persino stretto agli azzurri. Straripante il dominio dei partenopei lungo tutto il campo, sia sul piano tecnico-tattico sia, sorprendentemente trattandosi di una top di Premier League, sul piano atletico. Una superiorità assoluta mai messa in discussione, nemmeno dopo il gol della bandiera dei reds;

- Poco da salvare per il Liverpool, eccetto un ottimo Luis Diaz, autore del gol della bandiera e ultimo a non rassegnarsi al destino già segnato dei suoi, e la signorilità di Klopp nell'accettare la sconfitta con una sportività purtroppo rara nel nostro calcio. Per il resto i Reds sono apparsi solo i gemelli scarsi della squadra che siamo abituati a conoscere: mai in partita, mai pericolosi, mai in grado di poter opporre resistenza a un Napoli che, stasera, è stato decisamente troppo;

- Difficile incoronare un solo singolo fra le fila azzurre: dalle lacrime d'emozione di Simeone per il gol all'esordio, fino a un Zielinski che sembra camminare sulle acque, passando per il solito Kvaratskhelia, per il quale abbiamo già finito gli aggettivi. Ma una menzione speciale la merita Anguissa, oggi esplosivo come un fiume in piena ma sempre delicato nel tocco di palla, persino nelle situazioni più difficili. Il gol del 2-0 è solo la ciliegina su una torta già straordinaria fatta di corsa e intelligenza tattica che ha pochi pari;

- Una notte di calcio straordinaria che a Napoli ricorderanno per un pezzo, che può essere un viatico cruciale per la stagione della squadra di Spalletti: questa squadra è in grado di toccare vette difficilmente raggiungibili per la concorrenza, la sfida che si prospetta per gli azzurri è quella, non semplice, di dare continuità a quanto visto stasera, per non porsi alcun limite.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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