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3 min

- di Nicola Pasquini

Considerazioni sparse post Italia-Croazia (81-76)


L’Italia del basket si accetta finalmente per quello che è e riesce a strappare il pass per gli ottavi di Berlino.


- Dopo la sconfitta di lunedì, gli azzurri avevano le spalle al muro, o almeno il loro orgoglio. E, come spesso nella storia del nostro sport, la formazione di Pozzecco è riuscita a “stringersi a coorte”. La partita fin da subito si mostra brutta, almeno sul piano tecnico. Entrambi i quintetti (indovinate quello dell’Italia?) hanno diverse centinaia di minuti giocati in pochi giorni, e gli errori sono costanti e banali. Mentre per la formazione balcanica già si intravede chi sarà il pericolo principale, gli azzurri trovano conclusioni dalla distanza con Polonara e fin da subito le rotazioni si allargano con gli ingressi di Datome, Ricci e, finalmente, Pajola;

- I primi due quarti sono di controllo azzurro, con Melli deciso nelle scelte offensive e Mannion relegato al ruolo di “pentratore dell’ultimo possesso” (7 minuti in campo). Dispiace per il rosso italo-americano ma, purtroppo, la quantità di scelte sbagliate finora era oggettivamente diventata insostenibile. Sul fronte croato primeggia ovviamente Bogdanovic che, coadiuvato dai polpastrelli di Zubac, tiene i biancorossi a contatto (42-34 alla pausa lunga);

- Nel terzo quarto, nonostante il +50% delle presenze del Forum, agli assidui frequentatori sembra di rivivere l’incubo della sera precedente. Il quintetto delle certezze del Poz è letteralmente in debito d’ossigeno, con il solo Tonut a creare vantaggio da qualche penetrazione, mentre il pacchetto interni inizia a soffrire anche a rimbalzo le torri gemelle Saric-Zubac. Pajola, uno dei migliori nella prima frazione, si alza dalla panchina dopo 7 minuti e la partita cambia: chi pensa che sia un caso lo sostenga pubblicamente;

- Nell’ultimo periodo è l’oracolo di Delfi a parlare. Gli azzurri iniziano a piegarsi sulle gambe e a trovare canestri importanti dai gregari, su tutte una bomba di Ricci che aveva litigato fin lì col canestro. Che fosse necessario cambiare era evidente, e infatti il solco viene scavato con Pippo e Pajola in campo. Ad avviare la chiusura della pratica ci pensano i veterani (Datome e Melli) con due rimbalzi offensivi di pura voglia e peso specifico immenso. Ma a tagliare le gambe definitivamente alla partita è la coppia di motoseghe Pajola-Fontecchio: il primo con due difese da manuale del basket su Bogdanovic, l’MVP con 12 dei 19 punti nell’ultimo quarto e una freddezza degna dei grandi. Nelle file croate le rotazioni sono troppo corte: non che quelle dell’Italia non lo siano, ma il pubblico di casa può rendere giocatori “normali” degli ottimi comprimari. Se ci si aggiunge che Hezonja è l’ombra di se stesso e Saric sembra un lontano parente del “boia” che ci condannò al Preolimpico di Torino, allora il risultato finale è facilmente spiegabile;

- Conclusione nuovamente sulla gestione tecnica della partita, con le idee di Pozzecco e co che risultano più chiare e comprensibili. L’alternanza della difesa lunga dal 1Q toglie fiato agli esterni della Croazia, così come i cambi difensivi che si alternano a situazioni di “show” che, alla lunga, hanno portato frutti. Coraggiosa anche la scelta di accoppiare saltuariamente Ricci con Bogdanovic (con risultati spesso negativi) ma soprattutto l’inserimento di Datome al posto di Polonara a 3 minuti dalla fine, che risulta decisivo. Pozzecco sembra però schiavo del suo personaggio: il consueto fallo tecnico in un momento inutile, l’uscita dai timeout priva di idee, il siparietto da “gladiatore” col pubblico che ormai suona come un disco rotto. Alla fine è la panchina a decidere la sfida (26 punti contro i 9 croati), a dimostrare che a volte abbonarsi alla musica in streaming, seppur poco rivoluzionario, è una scelta saggia.

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Nicola Pasquini, atterrato sul pianeta Molten nel settembre del 1992, crede fermamente nella commistione tra numeri e parole. Amante degli sport di squadra, é cresciuto a Piada e Basket: in entrambe le discipline si rifiuta di scegliere il GOAT.

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