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3 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post PSG-Juventus (2-1)


C’è stata una partita.


- La Juve si tuffa in mare aperto e dopo aver bevuto un po’ di acqua all’inizio, scopre di riuscire a galleggiare. Il livello si è alzato vertiginosamente e la squadra si è mostrata all’altezza del contesto. Il risultato non è arrivato, la distanza era incolmabile e sarà incolmabile a lungo. Eppure questa boccata di sano prestigio europeo deve essere linfa da riversare in campionato;

- Il PSG gioca al gatto e al topo per un tempo, alzando e abbassando i ritmi a suo piacere, con il solito atteggiamento da nobildonna annoiata a corte. Mbappè la sblocca troppo presto (che gol, che giocatore) e la Juve si trova spaesata, mostrando tutta la sua paura negli occhi di un Bremer letteralmente terrorizzato dal contesto. I bianconeri rimangono sottopalla e sembrano rassegnati ad aspettare il fischio finale con la speranza di non riempire troppo il pallottoliere. Le distanze si spianano improvvisamente nel secondo tempo. Allegri tocca le corde giuste. Queste sono le sue serate e conosce ancora il copione. La Juve toglie finalmente il freno a mano e inizia a mettere le dita negli occhi al Paris, cullando l’idea di regalarsi il sogno del punticino. I cambi entrano bene, i tre dietro accettano gli uno contro uno con più personalità e il Paris arretra piano piano, rendendosi pericoloso solo sulle giocate vertiginose dei singoli. Il pareggio poteva anche uscire fuori in partite simili, con squadre lunghe come da abitudine di inizio stagione. Considerando l’abisso tecnico in campo, la squadra capace di intepretare meglio la partita è stata senza dubbio nel complesso la Juventus;

- Cosa è cambiato tra primo e secondo tempo? È cambiato l’atteggiamento, oltre tutto. Allegri deve riuscire a sbloccare una volta per tutte la testa di questo gruppo, forse rimasto eccessivamente intrappolato nei suoi fondamentali dogmatici, impressi come una lettera scarlatta nei suoi uomini. Le migliori partite di questo travagliato Allegri II sono arrivate quando la squadra ha azzannato l’avversario, alzando il pressing e liberandosi nella corsa. Il calcio di attesa e tecnica, il calcio di Allegri non funziona a dovere con questo gruppo e lo abbiamo visto moltissime volte. La partita di oggi ne è l’ennesima prova. Questa squadra deve liberarsi dalle catene. Non serve poi moltissimo adesso per fare un salto di qualità decisivo, al netto dei soliti assenti;

- Paredes sembra il giocatore giusto per coprire le voragini di impostazione bianconere. La linea di passaggio sicura, con la sicurezza di Bonucci alle spalle, cambia il volto della manovra juventina, più fluida e a tratti più imprevedibile nella giocata tra le linee. È presto e potrebbe finire male, ma molto del destino di questa annata juventina passerà dal rendimento del regista argentino. Nel frattempo, la linea prende solo a tratti sulle fasce. Cuadrado ricorda a tutti noi che gli anni passano, partita dopo partita. Kostic deve fare di più, un rendimento medio del genere non basta. Serve più qualità, ma quella è infermeria;

- È stata la serata in cui il calcio del popolo ha battuto la Superlega. In una partita in cui da una parte entrano con nonchalanche giocatori come Renato Sanches, Mukiele, Carlos Soler (con Fabian Ruiz a fare tappezzeria) mentre dall’altra entrano De Sciglio e Kean, viene da chiedersi una cosa. Come è riuscito il modello Superlega a far sembrare gli sciecchi quelli simpatici, quelli dalla parte della ragione? Quanto è stata fallimentare e sciagurata la propaganda mediatica di Agnelli e company? Forse bisognerá riprovarci tra qualche anno, senza improvvisati colpi di stato notturni.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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