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2 min

- di Nicola Pasquini

Considerazioni sparse post Italia-Ucraina (73-84)


Nella terza serata di Eurobasket, tornato in Italia dopo 31 anni, l’Italia va incontro a una debacle che è tutto tranne che clamorosa.


- La partita si dimostra in salita fin dall’inizio: gli azzurri riescono a tenere il muso avanti per larghi tratti anche grazie alla prima serata coi piedi rivolti verso canestro di Spissu, ma gli ucraini non sono mai domi e rimangono a contatto con le triple di Mykhailiuk. Le facce non sono quelle giuste e lo dimostrano le esultanze eccessive del neo papà Polonara;

- Il match si decide nel secondo quarto, ed è facile dirlo con il senno di poi. L’Italia è avanti di quasi dieci lunghezze a metà quarto, e inspiegabilmente le rotazioni si allungano solo a tre minuti dall’intervallo lungo con l’ingresso di Biligha. Capitan Datome illude con il canestro più bello della serata azzurra, ma la lingua inizia a uscire e al giro di boa il vantaggio è solo di quattro lunghezze (42-38);

- Nel terzo quarto le ali costruite da Dedalo (Pozzecco) iniziano a sciogliersi, ma l’impressione è che mancasse la consapevolezza sulla scarsa tenuta della cera. Lo scempio nel terzo quarto è una difesa imbarazzante nell’1vs1 e ad approfittarne è il ‘99 Sanon che conclude ripetutamente in sottomano da destra. Dalla panchina (i fortunati senza “ne”) non arriva supporto e la frittata ha solo bisogno di qualche minuto di cottura (57 pari a fine 3Q, con Mannion che viene stoppato);

- L’ultimo quarto è una sofferenza sportiva. L’Ucraina scava il solco più per demeriti della nostra nazionale, che segna la penuria di 2 punti in 6 minuti (70-59 dopo cinque minuti di cronometro). Il body language è osceno, e a tagliare le gambe ci pensano gli indomiti ucraini con almeno tre canestri negli ultimi 5 secondi dei 24 disponibili. Questa sera Fontecchio si scopre umano, e non c’è nessun salvatore della patria a sfruttare le 17 sanguinose palle perse degli avversari. La schiacciata di Melli timidamente applaudita dal Forum mette la parola fine alle lacrime di sangue degli 8500 presenti e dei telespettatori. Inutile girarci intorno: lo staff tecnico guidato da Pozzecco sbaglia su tutta la linea. Il piano partita è questionabile, ma ciò che spaventa è che l’unico quintetto conosciuto nei momenti di difficoltà è quello composto da Spissu-Tonut-Fontecchio-Polonara-Melli. Vedere l’NE di Pajola è incomprensibile, così come il minutaggio di Mannion che manda palesemente fuori giri tutta la squadra. Non è il momento dei processi: la competizione è lunga e questo gruppo unito può tirarsi già su domani con la Croazia. Urge però trovare nuove bocche di fuoco;

- Considerazione finale sulla situazione del Forum, tutt’altro che pieno. Un allenatore umorale (apprezzato dalla piazza, ma scelto ancora una volta dai capricci di Petrucci) soffre evidentemente questa situazione, ed è noto che il tifo può supportare le stanche gambe dei giocatori. Gli Europei di Basket ospitati altrove pullulano di famiglie, tifosi e calore. L’organizzazione di Milano è stata finora impeccabile, ma davvero non si poteva pensare a una modalità alternativa per portare più gente a palazzo, soprattutto in una partita non di cartello?

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Nicola Pasquini, atterrato sul pianeta Molten nel settembre del 1992, crede fermamente nella commistione tra numeri e parole. Amante degli sport di squadra, é cresciuto a Piada e Basket: in entrambe le discipline si rifiuta di scegliere il GOAT.

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