, 4 Settembre 2022

Considerazioni sparse post GP d'Olanda


E' tutto arancione e non siamo di fronte a un malfunzionamento dei vostri teleschermi. Max Verstappen vince a casa sua e allieta la folla Oranje che ha assediato gli spalti del GP d'Olanda brandendo fumogeni e bandiere tricolore. Il destino di questa gara sembrava, onestamente, inevitabile fin dalla sua vigilia ma, tra le pieghe del gran premio e dell'ondulato circuito di Zandvoort, Lewis Hamilton ha, per più di qualche momento, accarezzato l'idea di riprendersi la vittoria che gli manca da Arabia Saudita 2021 proprio sul suolo ostile dei Paesi Bassi.


- Nella capitale del suo nuovo regno, Max Verstappen non fa prigionieri. Si prende la pole position, vola al comando dal primo giro e gestisce una gara resa complessa nel finale dalla combo VSC-SC. Lo aiuta, in questo, un team che condivide con lui una aurea di invincibilità precedentemente osservata solo durante gli anni d'oro della Mercedes. Max non sbaglia, il team dirige che è un piacere, la RB18 fila che è un piacere. Irraggiungibili;

- Un simile dominio, dicevamo, lo si era abituati a vedere con la Mercedes guidata da Re Lewis. Non sono così lontani quegli anni in cui, oltre a una grande macchina, una superba guida e un team illuminato, anche la Dea Bendata sembrava stare dalla parte del britannico. In questo 2022, invece, la Fortuna sembra aver cambiato fede e lo stesso team Mercedes si è reso colpevole di lesa maestà non facendo rientrare Hamilton ai box durante l'ultima Safety Car, facendogli perdere il podio e, forse, pure la vittoria;

- Sorridono, per motivi differenti, Russell e Leclerc. Il primo, astuto nel chiamare il cambio gomme al passaggio in pit-lane, guadagnandosi con merito la seconda piazza. Il secondo, ricucendo insieme tutti i pezzi di una gara, l'ennesima, complessa. Russell dimostra di non essere una seconda guida facilmente sacrificabile e i risultati di quest'anno confermano la bontà della sua presenza in Merc. Leclerc, invece, può prendere appunti. Dopo 72 giri sudati un podio come questo è tutto guadagnato. Il sogno Mondiale dovrà ripartire dalla capacità di ottenere punti importanti anche in weekend difficili;

- Veniamo, dunque, alla quota di considerazioni che coinvolgono il team di Maranello, ormai un 20% abituale in questo format. La Formula 1 è, a modo di vedere di chi scrive, eccellenza, precisione, cura dei dettagli. Esempi di ruote mancanti al momento dei pit-stop ce ne sono, anche nella Storia recente del campionato. Si tratta di un errore grossolano ma di sicuro già visto. Per chi vi scrive, è inconcepibile l'errore della pistola lasciata in mezzo alla zona di uscita della Red Bull, dimenticata come fosse un giocattolo di cui ci si è stufati. Tutto questo, nel mezzo di uno dei periodi peggio gestiti, a livello di leadership, di comunicazione e di direzione tecnica degli ultimi anni, di sicuro non aiutano a fare dei passi in avanti nella direzione di un Mondiale;

- Non sono momenti indimenticabili neppure quelli che Alpha Tauri sta affrontando. L'impressione è che Gasly stia contando i giorni che lo separano dall'addio al team della famiglia RB e che Tsunoda sia tutto fuorché un pilota costante. La monoposto, in tutto ciò, non sta contribuendo a garantire i risultati che eravamo abituati a vedere e, per di più, alcuni pasticci come quello odierno delle cinture di sicurezza slacciate proprio su Tsunoda, rendano ancor più satura di dubbi l'aria intorno al team satellite degli attuali padroni tecnici della Formula 1.

  • Nato nel 1997 a Udine e cresciuto, come tanti, inseguendo un pallone con alterni successi. Studente (ancora per poco), difensore in una squadra di bassa categoria in Friuli, difficilmente esiste uno sport che non apprezzi. Segue con grande passione il mondo dei motori e la F1, il carrozzone più famoso al mondo. Oltre allo sport tanto cinema (Lynch grazie per tutto) e qualche buon libro, il tutto innaffiato da un buon vino friulano.

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