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, 2 Settembre 2022

Considerazioni sparse post Atalanta-Torino (3-1)


Nella lotta tra il maestro Gasp e l’allievo Juric, il pallone lo porta a casa Koopmeiners.


- Il maestro Gasperini ospita nel suo salotto di casa l’allievo Juric: l’anno scorso al Gewiss Stadium finì 4-4, e le aspettative per una fiera del calcio non speculativo sono decisamente alte. Stavolta vince nettamente l’Atalanta, in una serata da passaggio di consegne: nella notte in cui si saluta Josep Ilicic, a prendersi la scena è un giocatore solo, Koopmeiners, che sigla una tripletta e stende un Torino volenteroso ma pasticcione, cadendo così per la prima volta in questa nuova stagione dopo un inizio incoraggiante;

- La prima mezz’ora promette decisamente bene ed effettivamente le due squadre si affrontano a viso aperto, con 55 duelli uomo su uomo (contati statisticamente) ed almeno tre occasioni per parte non concretizzate più per meriti dei provvidenziali Milinkovic-Savic (tra gli ospiti) e Demiral (tra i padroni di casa) che per demeriti degli attaccanti. L’equilibrio regna sovrano sino ad una sciocchezza di Ola Aina, che stende un ottimo Soppy in area e regala alla Dea il penalty con cui il match si sblocca, nei minuti di recupero del primo tempo. Il raddoppio arriva con lo stesso marcatore e con un viaggio nel tempo, nel senso che Koopmeiners segna al 47’ il secondo gol dopo aver segnato il primo, di fatto, al 49’: quando Vlasic prova a riaprirla, è ancora un rigore, ancora su un pasticcio granata (stavolta di Lazaro) a consegnar la vittoria alla Gasp-band;

-Juric non è fortunato, dal momento che alle assenze preventivate di Singo, Miranchuk e Radonjic si aggiunge quella di Ricci nel corso del riscaldamento: Lukic e Seck, chiamati a sostituire gli infortunati, si calano subito bene nel match, ma è sulle fasce che questa volta il Toro trova le sue disgrazie. Ola Aina e Lazaro, oltre a non esser mai pericolosi, di fatto condannano i granata alla prima sconfitta stagionale regalando due rigori all’Atalanta, entrambi figli di interventi decisamente sconsiderati. Non si può dire sia stato un brutto Toro nemmeno stasera, ma appare evidente come le ambizioni della squadra, appena mancano i titolari, non possano esser suffragate da un mercato come quello estivo, con molte certezze in uscita e troppe scommesse in entrata (quella di Vlasic, invece, vinta a man bassa, pronti a scommetterci);

- L’Atalanta è brava ad approfittare degli svarioni dei granata e punirli con un uno-due micidiale prima e dopo l’intervallo. Oltre alla serata da incorniciare di Koopmeiners, tra i padroni di casa brillano in particolare Demiral e Soppy: se il primo sembra aver trovato la quadra nella difesa atalantina, il secondo risponde a tutti i dubbi che accompagnavano il suo esperimento con una prestazione eccellente. Pur senza il miglior Zapata e con Muriel in panchina, la Dea sembra una macchina oramai rodata, una certezza per il campionato di Serie A: magari meno "dominante", ma senza dubbio più cinica, e sarà curioso vedere quanto valore aggiunto potrà dare questa nuova virtù;

- Spesso si parla di Torino ed Atalanta come squadre “europee”, sicuramente come di cantieri di idee e di squadre identitarie, costruite su un credo tattico granitico. Altrettanto, spesso i loro due tecnici non brillano per simpatia e si lasciano andare a comportamenti decisamente burrascosi, che fanno storcere il naso intorno a loro. Ecco, si può pensare ciò che si vuole di Gasperini e Juric, ma di sicuro, nelle due realtà in cui operano, la solfa, con il loro arrivo, è cambiata in meglio, grazie al calcio che esprimono ed all’identità che riescono a dare alle compagini che allenano: se si tralascia l’aspetto infantile delle antipatie e si pensa che siamo nello sport di alto livello, mica all'asilo, non si può che esser felici di aver due allenatori così determinati e determinanti ancora in Serie A.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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