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- di Esperanto Sportivo

I miti di Esperanto Sportivo – Michael Schumacher


Pensieri sparsi su uomini che hanno fatto la storia dello sport. Esordio sulla Formula 1 e su un campione di cui non sapremo mai cosa avrebbe potuto fare al di fuori da un circuito automobilistico.


Quando si pensa al pilota moderno, capace di ripetere ogni giro la medesima performance neanche fosse un robot, il pensiero non può che andare a Michael Schumacher, il kaiser capace di vincere sette Campionati del Mondo di Formula Uno, due con la Benetton e ben cinque con la Ferrari.

Ma l’eredità che ha lasciato alla Formula Uno il pilota tedesco è ben maggiore: tanti giovani driver, tra cui il connazionale Sebastian Vettel e il ferrarista Charles Leclerc hanno dichiarato di essersi ispirati a lui, uno di quei fuoriclasse che passa una volta ogni vent’anni, se va bene.

Tanti i rivali che hanno battagliato con lui nella lunga strada verso il successo: dal compianto Ayrton Senna a Kimi Raikkonen, senza dimenticare Jacques Villeneuve, Mika Hakkinen, Fernando Alonso e Juan Pablo Montoya, e con quasi tutti è stato lui a uscirne vincitore.

Il suo rapporto con Jean Todt e Ross Brawn in Ferrari è una delle chimiche di squadra più riuscite di sempre e proprio l’ex presidente della FIA è uno dei pochi amici che può accedere al suo capezzale dopo quel disgraziato 29 dicembre 2013 quando un incidente sulle piste da sci di Maribel lo ha relegato in un letto, con la moglie Corinna sempre al suo fianco.

Il suo nome nei paddock di tutto il mondo viene portato avanti dal figlio Mick, un fardello non semplice per un giovane che si affaccia all’universo delle corse. Magari un giorno lo vedremo guidare una Ferrari e sul sedile della Rossa di Maranello potrebbe provare a ripercorrere le orme di papà Michael, uno dei più grandi piloti di sempre. Sarebbe emozionante ed estremamente romantico rivedere uno Schumacher sulla Rossa per eccellenza.

«Controllai allibito i dati del computer: era proprio vero, non c’erano errori di cronometraggio. Fu un momento imbarazzante: per la prima volta, dopo sedici stagioni di Formula Uno, dovevo accettare l’idea di aver incontrato un compagno di squadra nettamente più forte di me. La conseguenza era ovvia, dovevo rassegnarmi alla pensione». (Riccardo Patrese)

Tratto da “Schumacher, la leggenda di un uomo normale” di Leo Turrini (Mondadori)

Stefano Villa

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