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2 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse post Napoli-Lecce (1-1)


Il Napoli è ancora un cantiere aperto, con tante idee ma molto confuse. Il Lecce invece ha un piano gara molto chiaro, ma forse poca qualità nei singoli per sperare in qualcosa di più. Finisce in parità, ed è giusto così.


- Da Colombo a Colombo in 6 minuti netti: è questo il tempo che intercorre fra il rigore fallito e il gol da cineteca del giovane scuola Milan, con la rete del vantaggio azzurro realizzata da Elmas nel mezzo. Si riduce a questo la fredda cronaca dal Maradona, e davvero poco altro c'è da aggiungere;

- Sponda Lecce vediamo una squadra forse troppo bistrattata dai pronostici precampionato: i salentini non saranno bellissimi, ma sono super-efficaci. I giallorossi rispettano alla perfezione il piano gara impostato da Baroni, resistendo con forza alle offensive degli azzurri. Se avesse a disposizione maggiore qualità nei singoli, il Lecce potrebbe ambire a molto più della lotta salvezza;

- Il Napoli invece è un confusissimo cantiere aperto, con tanto di scritta lavori in corso: il 4-2-3-1 varato oggi, nel tentativo di far convivere Raspadori e Osimhen, ha finito per far perdere distanze venute a crearsi pazientemente col lavoro estivo. Il risultato è stata una squadra dalla produzione offensiva atrofizzata, incapace di fare davvero del male a Falcone;

- Non è un caso che, con l'ingresso di Lobotka e Zielinski e il conseguente ritorno al 4-3-3, il Napoli abbia raddoppiato la produzione offensiva, trovando più spazi e maggiori soluzioni di quanto fatto nella prima frazione: lo slovacco è troppo importante in costruzione di manovra per rinunciarci a cuor leggero, inoltre la difesa appare più protetta dall'inserimento di un nuovo centrocampista. Ciò nonostante, le giocate sono state comunque troppo imprecise, con scelte a volte troppo precipitose e spinte dall'ansia della ricerca di un gol che non arrivava;

- Quando il gol non arriva, è ovvio che sia Osimhen a finire fra i cattivi: oggi tanto lavoro sporco per lui ma davvero troppa poca lucidità nel momento di concretizzare il lavoro degli esterni, rimandato ancora Ndombele, ancora alla ricerca della forma migliore. Abbastanza bene Lozano, dai cui piedi nel secondo tempo sono originate le migliori occasioni. Nel Lecce brillano Colombo e Bamba, ma non va sottovalutata la leadership di Hjulmand in mezzo al campo.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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