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3 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Juventus-Roma (1-1)


La Juventus inclina subito il match a suo favore e gioca (finalmente) 45' di ottimo livello, ma non basta.


- La Roma spezza la maledizione dello Juventus Stadium, che l'aveva vista perdere 9 degli ultimi 10 confronti (con una sola vittoria in un inutile match di fine stagione nel 2020). Il primo tempo però è tutto di marca bianconera: la magia di Vlahovic su punizione dopo soli 2' inclina il match sul piano più favorevole agli uomini di Allegri, che trovano fiducia e fluidità e giocano 45' di grande intensità, facendo sembrare lo scempio di Marassi un ricordo lontano. A mancare fatalmente è il colpo del KO, tanto che Mourinho nel post-partita dirà "nel primo tempo abbiamo avuto grande fortuna" (con toni più coloriti, ndr). Le catene di fascia dei bianconeri funzionano molto bene contro la difesa a 3 della Roma, che invece palesa i soliti problemi a costruire contro difese schierate e fatica ad avvicinarsi anche solo all'area avversaria;

- Il doppio cambio all'intervallo, con gli ingressi di Zalewski e El Sharaawy, spariglia la carte in tavola, con la Roma che trova un po' più di vigore con il passaggio al 4-2-3-1. La Juventus gestisce comunque bene chiudendo ogni pertugio in mezzo al campo, e serve così un episodio -tanto per cambiare su azione da calcio d'angolo, vero punto di forza di questa Roma- a riportare il match in parità. Subìto l'1-1 viene fuori il doppelgänger della Juventus, quello privo di idee e soluzioni, che è solito manifestarsi quando la squadra non deve amministrare un vantaggio. Non a caso, la Roma rischia anche di vincerla nel finale;

- Se la Juventus oggi ha migliorato quasi clamorosamente rispetto a quanto visto 5 giorni fa la fase di uscita con il pallone, buona parte del merito va alla scelta di puntare su Danilo come centrale di difesa (fondamentale come regista basso dato l'assenza di Bonucci) e all'ottima prestazione del 2003 Miretti. Anche Locatelli è sembrato molto più a suo agio in una squadra che è riuscita a tenere i ritmi più alti: non è un regista e lo si è capito, ma all'occorrenza può farlo in un sistema che prevede dinamismo e transizioni rapido. Persino Rabiot ha disputato un ottimo match, fino a che ha retto fisicamente, tanto dall'essere uscito tra gli applausi. In apnea invece nella ripresa De Sciglio;

- Nella Roma, spicca la prova maiuscola e priva di sbavature di Smalling e Ibanez, bravi a tenere la barra dritta anche quando la nave nella prima frazione imbarcava acqua. Molto positivi anche i subentrati Zalewski (schierato addirittura terzino) e El Sharaawy. Abraham si è visto poco o nulla, ma ha messo dentro l'unico pallone utile che ha avuto, in una prova che dev'essere stata dunque apprezzata da Allegri. L'impiego in tandem di Matic e Cristante non era previsto in fase di costruzione della rosa e si vede: i due sono decisamente troppo lenti e macchinosi e vanno in tilt contro le mezzali avversarie, anche se il serbo chiude la prova in un incoraggiante crescendo;

- Alla fine della fiera, è la Roma che può tornare a casa più contenta. Senza mai brillare, e a tratti senza neanche sapere come, è riuscita a restare nella partita nei momenti di difficoltà e a portare via un punto con carattere da uno stadio storicamente ostico. La Juventus, in attesa del ritorno dei campioni che possono alzare il livello (Pogba, Di Maria, Chiesa), deve insistere su Miretti e sui giocatori che possono portarle maggiore qualità. Bello il ritorno "a casa" di Dybala, accolto da abbracci e applausi: non una prova scintillante la sua, ma la semirovesciata che ha innescato il pari di Abraham è stato uno squarcio di bellezza in uno scenario calcisticamente arido.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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