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3 min

- di Matteo Petrera

Considerazioni sparse post Bologna-Verona (1–1)


A Bologna colpiscono i giganti in un match senza esclusioni di colpi e fitto di occasioni da entrambe le parti. Il tabellino dice 1-1, ma ci siamo molto divertiti.


- Allo stadio Dall'Ara si sfidano due squadre entrambe reduci da una sconfitta alla prima giornata e con una forte volontà di riscattarsi. La partita è sin dal primo minuto molto accesa, con tante occasioni da una parte e dall'altra. A sbloccarla ci pensa Arnautovic, che insacca il cross perfetto di Kasius firmando la sua seconda rete stagionale. Il Verona appare in difficoltà, ma dal nulla sbuca la testa di Henry a rimettere le cose in chiaro, e per gli scaligeri inizia una nuova partita. Il secondo tempo ricomincia sulla falsa riga del primo, lasciando poco a poco spazio alla stanchezza e al nervosismo. Il risultato finale è un 1-1 tutto sommato giusto per quanto si è visto in campo;

- Nella prima apparizione dinnanzi al proprio pubblico, il Bologna gioca un calcio propositivo affrontando gli ospiti a viso aperto, cercando il più possibile di fare la partita. La squadra di Mihajlovic riesce ad eludere con efficacia il pressing dei gialloblu, andando a trovare con delle verticalizzazioni uno straripante Marko Arnautovic, che si conferma un attaccante in grado di fare reparto da solo, se nella giornata giusta. Gli emiliani sono costruiti a immagine e somiglianza del proprio allenatore, al quale certamente non manca il carattere. Nel Bologna infatti si rivede quella straripante carica agonistica che era fuoriuscita anche nel match contro la Lazio. I rossoblù terminano però un'altra partita in dieci uomini, a seguito della sciocchezza commessa da Orsolini, e nel finale si dimostrano molto vulnerabili quando sale la tensione. Le basi per far bene ci sono tutte, ma per Mihajlovic e il suo team c'è ancora parecchio lavoro da fare;

- La giornata degli scaligeri inizia nel peggiore dei modi, con le voci assordanti che parlano di un Barak in direzione Firenze. La squadra di Cioffi doveva reagire, soprattutto per trovare consapevolezza, fiducia nei propri mezzi. A 30 secondi dall'inizio del match la Fortuna sembra ancora voltare le spalle al Verona, con la traversa colpita da Henry e il pallone che rimbalza sulla linea. Poi arriva il gol dello svantaggio e la squadra appare come sprofondata, senza più nulla. E' qui che arriva la reazione, il respiro della creatura oppressa, arriva il gol, proprio con Henry. I giocatori di Cioffi sembrano rigenerati e per poco non arrivano persino al gol del vantaggio. Il Verona non è lo stesso dello scorso anno e nemmeno quello di due anni fa, ma di certo non mollerà così facilmente;

- Luci e ombre in una partita che non perdona il minimo errore o un accennato calo di concentrazione. Lo sa bene Riccardo Orsolini, che prima sfiora il gol e poi se lo vede cancellato dal var, per fuorigioco. Per completare il trittico delle delusioni, il numero 7 rossoblù termina anzitempo la sua partita a causa di un intervento sconsiderato ai danni di Hongla che gli costa il cartellino rosso. Male anche Kevin Bonifazi, che si dimentica di Henry regalando di fatto il gol del pareggio agli ospiti. Per il Verona, è ammirevole, ma chiaramente insufficiente la prova di Davide Faraoni, che gioca il primo tempo zoppicando dopo aver subito un infortunio alla caviglia;

- In un match così non possono che esserci molte note positive. Oltre i gol di Arnautovic ed Henry, bisogna segnalare la favolosa prestazione di Denso Kasius, esterno classe '02 che gioca con coraggio e intraprendenza, terminando la partita senza fiato, ricoperto dagli applausi dei tifosi. Il gioco propositivo del Bologna passa costantemente dai piedi di un immenso Schouten, che sembra teletrasportarsi da una parte all'altra del campo, onnipresente. Tra le file del Verona, da sottolineare la prova di Darko Lazovic, che era già con un piede fuori dalla porta all'inizio del mercato, ma ora c'è e continua ad arare la fascia sinistra.

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Classe 2003. Nasce lo stesso giorno di Luciano Spalletti. È sin da piccolo appassionato di sport, con il sogno nel cassetto di diventare telecronista. Inizia a giocare a tennis a sei anni, dopo aver visto il dodicenne Alexei Popyrin trionfare in un torneo giovanile. Con il tennis ha smesso e ora studia Scienze Politiche.

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