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3 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse sugli arrivi di Ndombele e Raspadori al Napoli


La settimana degli azzurri, iniziata con l'acquisto di Simeone e la bella vittoria di Verona, fa registrare due botti in entrata non da poco, rimettendo in discussione l'operato degli azzurri e le loro effettive ambizioni sportive.


- Ndombele e Raspadori, che dopo le visite mediche di rito sono ormai in procinto di accasarsi al Napoli, sono due colpi importanti che irrompono in un mercato fino ad oggi abbastanza sonnacchioso per i partenopei, se non addirittura deludente. Sono soprattutto due colpi esemplari della linea che la programmazione intrapresa dagli azzurri in questa stagione vuole perseguire. Ridurre il tetto ingaggi, anche a costo di sacrifici importanti, mantenendo però elevato il tasso tecnico: un'impresa ai limiti, ma che (sulla carta quantomeno) Giuntoli sta portando a termine al massimo delle sue possibilità;

- Con Ndombele il Napoli cerca un bis dell'affare Anguissa: il francese ex Tottenham è un giocatore diverso dal camerunese, dotato sì di una fisicità straripante ma decisamente più efficace negli inserimenti offensivi, ma anche lui arriva alla corte di Spalletti dopo una stagione difficile in cerca di immediato riscatto, e con una formula convenienza che al Napoli ha fatto decisamente comodo (prestito oneroso di 500mila euro con diritto di riscatto esercitabile la prossima stagione). Il Napoli trova un calciatore nel fiore degli anni (26 anni a dicembre), perfetto per il nuovo 4-3-3 varato da Spalletti, desideroso di rilancio dopo il mezzo passo falso inglese e, last but not least, potenzialmente devastante per i ritmi della Serie A. Una scommessa dunque, ma con tutte le carte in regola per rivelarsi vincente;

- Di Raspadori invece conosciamo quasi tutto, avendolo visto all'opera nelle ultime stagioni con il Sassuolo: il 22enne vanta un curriculum interessante, con il titolo di campione d'Europa a fare da fiore all'occhiello, una duttilità tattica non da poco potendo occupare potenzialmente tutti gli slot del tridente offensivo (oltre a offrire la possibilità di un 4-2-3-1 ultraoffensivo) e la determinazione di chi fa un salto importante per la propria carriera e ha tutto l'interesse di mostrarsi all'altezza. Se il prezzo del cartellino (ovviamente oneroso, provenendo da una delle botteghe più care d'Italia), e soprattutto l'eredità di un monumento come Dries Mertens che è chiamato a raccogliere, non risulteranno degli oneri insopportabili, Raspadori ha tutte le qualità per rappresentare un punto fermo per il Napoli che verrà;

- Due acquisti di livello, che acquietano (almeno momentaneamente) una tifoseria, quella partenopea, finora parecchio perplessa dai movimenti della società: troppe certezze degli ultimi anni, nei nomi di Insigne, Ospina, Koulibaly, Mertens e probabilmente Fabian Ruiz, erano venute a mancare, sostituite da scommesse esotiche sulla cui riuscita c'era ovviamente più di un dubbio. Ndombele e Raspadori, in questo senso, rappresentano sì delle scommesse, ma più prudenti: delle assicurazioni nell'immediato che possano far dormire sonni più tranquilli non solo ai tifosi, ma anche a Spalletti. Il tecnico adesso si ritrova fra le mani tanto materiale plasmabile secondo i suoi desideri, con tanta fisicità in mezzo al campo ma anche tantissima qualità tecnica in fase di palleggio capace di innescare al meglio i dardi offensivi nello scacchiere azzurro;

- Con Ndombele e Raspadori, insomma, il Napoli fa la voce grossa, ricandidandosi a un ruolo di primo piano in questo campionato: non ancora abbastanza (ad avviso di chi scrive) per lottare per lo scudetto, come fatto per larghi tratti della passata stagione, ma più che sufficiente per lottare ad armi pari per il quarto posto, obiettivo economico e sportivo da sempre dichiarato prioritario dalla società. Specialmente se gli inserimenti degli altri nuovi acquisti, ovvero gli esotici Kim, Olivera e Kvaratskhelia e i già noti Sirigu e Simeone, proseguono sulla buona strada iniziata a tracciare lunedì scorso al Bentegodi.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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