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8 min

- di Niccolò Frangipani

Darwin Núñez ha superato molti ostacoli


Il centravanti uruguayo è, insieme ad Haaland, una delle maggiori attrazioni della Premier League appena iniziata. Ma il percorso che lo ha portato fino al Liverpool non è stato una passeggia bensì una scalata.


In Plaza Indepencia a Montevideo c’è il mausoleo di Juan Gervasio Artigas, ovvero il padre della patria uruguaiana. Il mausoleo è interrato e sui muri tutti intorno all’urna con i resti del generale possiamo leggere avvenimenti, date e uomini che ne hanno segnato la vita e la storia dell’Uruguay. Sono scritti nel cemento, destinati ad essere tramandati di generazione in generazione. Per accorgersi del mausoleo però è necessario volgere la vista verso ciò che è stato posto al di sopra: una statua che raffigura Artigas in sella al suo cavallo, orientata verso il Palacio Salvo, forse la più caratteristica attrazione di Montevideo. La statua è posta a pochi chilometri dall’oceano e divide la Ciudad Vieja dal Centro della città, quasi a voler segnare un passaggio di epoche. 

Più lontano dall’oceano, a circa 600 chilometri verso il confine con Brasile e Argentina, si trova la città di Artigas, capoluogo dell’omonimo dipartimento federale. Qui la vita scorre placida e i settantatré mila abitanti sembrano avere solo due preoccupazioni: il carnevale e il lavoro nei campi. La vita ad Artigas però non è sempre facile e la prova è il Barrio Pirata, un quartiere-favela da dove inizia la nostra storia. Qui vive la famiglia Núñez, composta da mamma (Silvia, casalinga), papà (Bibiano, muratore) e dai due fratelli Junior e Darwin (malati per il calcio). La vita quando vivi in un posto del genere somiglia spaventosamente ad una lotta per la sopravvivenza, giorno dopo giorno. Questo è ciò che la famiglia Núñez sperimenta: la lotta per tirare avanti.

Papà Bibiano non sempre riesce a guadagnare il necessario per la famiglia e anche gli sforzi della mamma, che quando può raccoglie bottiglie dalla strada per venderle non bastano. Molte volte in casa Núñez si va a dormire con lo stomaco vuoto. In uno scenario del genere il calcio non dovrebbe avere cittadinanza eppure Bibiano fa di tutto per poter far giocare i figli, “Mio padre era un muratore e quando non avevo le scarpe cercava in qualsiasi modo di farmi avere qualcosa per giocare a calcio” ricorderà Darwin in un’intervista a Referí. 

Darwin nella casa della sua infanzia

Il calcio piace da matti ai fratelli Núñez e quest’attrazione è ricambiata; Junior è un bel centrocampista, un volante come direbbero loro, viene notato dal Peñarol ed è il primo ad abbandonare il nord per Montevideo, arriverà fino ad essere convocato in prima squadra per un paio di allenamenti, nel settembre 2015, prima di smettere per motivi famigliari. Ma il vero fenomeno dei due è Darwin. Mentre il fratello sgomita per farsi strada nelle giovanili del Manya Darwin spopola nel campionato di Artigas fino a che, un giorno del 2013, José Perdomo, visto in Italia con la maglia del Genoa, decide di riunire la coppia di fratelli.

La prima ad opporsi alla riunione è proprio mamma Silvia, “Ha già Junior, almeno Darwin lo lasci qui”, pare abbia detto a Perdomo dopo aver ascoltato la proposta. Ma Darwin è troppo forte e Perdomo si è calcisticamente innamorato, quindi le rimostranze di Silvia non impediscono al più piccolo dei suoi figli di salire sul bus in direzione Montevideo. Darwin ha quattordici anni e non ha mai lasciato Artigas, mai è stato tanto lontano dal Barrio Pirata e dai suoi amici. L’ambientamento è complesso ma con il fratello si sente meno solo. Poi però Junior è costretto a tornare ad Artigas e a dire addio al Peñarol e al calcio; Darwin demoralizzato e spaesato vuole seguirlo ma è proprio Junior che lo frena, “Io me ne vado, tu rimani. Tu hai un futuro”, sono le parole che hanno convinto Darwin a rimanere a Montevideo. 

Darwin, che già aveva un etica del lavoro e un abnegazione invidiabili, è caricato dalle parole del fratello e inizia a bruciare le tappe verso il debutto in Primera División. Debutto che però sarà costellato da imprevisti. Nel Parque Fossa si affrontano la terza squadra di Peñarol e Sud America e il centravanti titolare degli aurinegros è Núñez, che salta per colpire di testa, quando torna giù il ginocchio è piegato in una torsione innaturale che significa solo una cosa: rottura del legamento crociato. Per essere ancora più chiari: un anno e mezzo lontano dal campo. Darwin pensa di non poter reggere, vuole tornare ad Artigas con l’idea di trovarsi un lavoro e di ritessere i fili che si erano spezzati dopo la sua partenza ma, ricordandosi delle parole del fratello stringe i denti e sopporta ogni singola sessione di fisioterapia. 

Dopo il calvario Darwin è aggregato stabilmente in prima squadra - Leonardo Ramos lo aveva già convocato ma solo per qualche allenamento - e Fernando Curutchet accarezza sempre di più l’idea di farlo debuttare in Primera, poco importa che sia ancora semi-convalescente. E così il 22 novembre 2017 al minuto sessantatré Maximilano Rodriguez lascia il posto a Darwin Núñez, “non ero pronto nemmeno per stare in panchina, figuriamoci per giocare. Mi faceva male il ginocchio ma ho dovuto tenere duro” dirà Darwin ricordando il suo debutto contro il River Plate. Darwin sentiva che aveva qualcosa che non andava e le sue sensazioni furono confermate anche dai medici: rottura della rotula e di nuovo in sala operatoria. Il sogno era diventato un incubo dopo soli ventisette minuti.

Darwin dovrà aspettare ancora un anno per segnare il suo primo gol da professionista, gol che arriverà - profeticamente - contro il Fenix. La riscossa era cominciata. Fino ad agosto 2019 saranno quattro i gol in ventidue partite con il Manya. Poi la chiamata dell’Almeria, che lo acquista per 4.5 milioni di euro come primo colpo del neopresidente Turki Al Sheikh, e Darwin può realizzare il secondo sogno della sua carriera: regalare una casa ai genitori. “Quando sono arrivato all’Almeria ho comprato sei ettari di terreno e li ho regalati ai miei genitori” ha dichiarato in merito a cosa significasse il suo arrivo in Europa. 

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Pur giocando come centravanti nell’Almeria Darwin si è messo in luce partendo principalmente dalla fascia sinistra e facendo un’ottima coppia con Juan Muñoz. Da questa porzione di campo Darwin ha mostrato la sua velocità in progressione e la capacità di resistere ai contatti palla al piede: la sua giocata classica all’Almeria era la conversione verso il centro dopo aver saltato l’uomo per calciare o per cercare una combinazione coi compagni. In questa tappa della carriera Darwin era un sette con dei numeri da nove: sedici gol e tre assist in trentadue partite gli sono valse le attenzioni del Benfica che volle assicurarselo per 24 milioni di euro, vendita record nella storia dell’Almeria. 

Questo trasferimento ci dice molto della mentalità di Darwin anche fuori dal campo: una crescita senza forzare mai la mano, graduale e coerente con il suo percorso. L’approdo al Benfica come l’iscrizione ad un’università di primo livello del calcio europeo e suo esame più difficile: la Champions League. Il Benfica viene inserito nel girone di ferro della competizione con Bayern, Barcellona e Dinamo Kiev. Darwin chiuderà la competizione con sei gol, record per un giocatore del Benfica in questo formato della competizione, e segnando a tutte le squadre con almeno una Champions League/Coppa dei campioni in bacheca affrontate.

Però più che pesarli i gol della Champions League 2021/2022 di Darwin Núñez andrebbero osservati per capire la quantità di soluzioni presenti nella faretra dell’uruguayo. Al Da Luz segna a Ter Stegen dopo che, raccogliendo un lancio sulla fascia sinistra, resiste ad un corpo a corpo con Eric Garcia, lo ubriaca con due doppi passi e tira sul primo palo prendendo in contro tempo il portiere tedesco. Ad un altro portiere tedesco, che di nome fa Manuel e di cognome Neuer, segna invece grazie alla freddezza tipica del grande cannoniere: riceve il pallone poco fuori dall’area, se lo aggiusta di destro e con lo stesso piede mette il pallone nella buca rappresentata dalle caviglie di Neuer troppo distanti fra loro per bloccare la sfera.

L’apprendistato finisce e, dopo aver eliminato il Barcellona, il Benfica si ritrova accoppiato all’Ajax negli ottavi di finale. Dopo una partita di andata passa a difendersi, nella quale Darwin mostra abnegazione e grinta, giocando principalmente sulla fascia, si va alla Johan Cruijff Arena per il ritorno e, vista l’abolizione dei gol in trasferta e il risultato dell’andata, 2-2, ci si aspetta spettacolo. La partita però non si sblocca fino a che al settantaseiesimo parte un cross tagliato verso la porta di Onana, il portiere camerunese, non impeccabile in uscita, viene anticipato da Darwin, che sovrastando Timber, riesce a colpire di testa e a spedire il Benfica ai quarti di finale dove li aspetta il Liverpool.

Nel doppio confronto con i Reds Darwin da prova del perché qualche mese dopo quella stessa squadra sborserà 100 milioni per acquistarlo. Segna sia all’andata che al ritorno mettendo in mostra due pezzi pregiati del repertorio: a Lisbona fa vedere di cosa è capace attaccando il secondo palo e, dopo un liscio di Konaté appoggia alle spalle di Alisson; ma è a Liverpool che Darwin tiene un seminario su come andrebbe interpretato il ruolo del centravanti nel 2022: un lancio di Weigl controllato male da Joao Mario, è preda di Núñez che sta sopraggiungendo a tutto gas dalla fascia sinistra, l’uruguayo si avventa sul pallone e vedendo che Alisson gli sta correndo in contro per chiudergli lo specchio lo fulmina con un piatto sul palo lungo.

Guardando questi sei gol, parte di un bottino di quarantasette in ottantaquattro partite con il Benfica, vediamo come Darwin Núñez sia un giocatore estremamente moderno, lo spunto dell’ala brevilinea abbinato al fiuto del gol del centravanti da area di rigore: un nove e un sette in un unico giocatore. Anche visivamente Darwin potrebbe essere il capofila di una generazione charrúa che si discosta molto dalle precedenti: un trapper rioplatnese, che non sfigurerebbe in studio con Duki, Bizarrap e compagnia, piuttosto che un gaucho con boina e bombachas abbinati. 

La modernità di Darwin Núñez è un’arma che servirà anche ad esaltare un giocatore molto più classico, come Momo Salah. Una coppia che nelle prime due partite ufficiali ha contributo alla grande parte dei gol del Liverpool: Darwin si è procurato un rigore poi trasformato da Salah, ha segnato nel Community Shield e contro il Fulham i due gol sono arrivati dalla coppia che si è scambiata due assist. Il più bello dei gol lo ha messo a segno proprio Darwin contro il Fulham: su un cross teso e rasoterra di Salah Darwin, che già ci aveva provato due azioni prima, ha attaccato il primo palo e con un colpo di tacco ha trafitto Rodak, per poi correre ad abbracciare Momo. 

Ciò che stupisce di più di Núñez è la capacità di essere presente in ogni sfumatura della partita senza mai essere invadente e accentratore, l'essere importante senza essere predominante. In ogni azione d’attacco i compagni lo cercano con gli occhi e se non possono servirlo direttamente intessono delle trame che, in un modo o nell’altro, faranno arrivare la sfera a lui, preferibilmente in area di rigore. Farlo al Benfica era più facile e quasi naturale ma essere la star nella squadra di Salah, Diaz, Thiago e Van Dijk è un qualcosa che colloca Darwin nelle prime posizioni fra i giocatori giovani dei cinque campionati Europei più importanti.

Nonostante la sua modernità Darwin ha ben presente da dove viene, ricorda sempre tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a questo punto e di certo non si farà intimorire dal boato di Anfield, che per chi viene dal Barrio Pirata è poco più che un parlare sottovoce.

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