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2 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Sampdoria-Atalanta (0-2)


La Dea vince facendo il minimo indispensabile.


- L'anomalia di una stagione spezzata da un grottesco mondiale invernale ci impone un inizio di campionato in un periodo in cui noi, generalmente, siamo più avvezzi a far grigliate che a giocar partite ufficiali. Il risultato è che, se già normalmente la Serie A non è esattamente un campionato da togliere il fiato per ritmi di gioco, in queste condizioni eccezionali il rischio è di vedere dei match ancora più macchinosi e compassati. La partita di Marassi è proprio così: lenta, un po' piatta e mai particolarmente spettacolare. Ed era francamente difficile aspettarsi qualcosa di tanto diverso;

- A vincere è la Dea, squadra superiore in tutto alla Sampdoria, che però non esprime un dominio così netto come potrebbe far pensare il risultato e come ci si potrebbe attendere alla vigilia. La squadra di Gasperini ha il merito di colpire nei momenti giusti della gara e di saper soffrire quando i blucerchiati la mettono alle corde nella ripresa, dote non appariscente ma decisamente preziosa. È quanto mai evidente come l'Atalanta sia ancora un cantiere aperto, con molti punti di domanda (su tutti il futuro di Malinovskyi, autore solo di uno scampolo finale), ma questi tre punti all'esordio contro una buona Sampdoria potrebbero pesare molto più di quanto non possa sembrare in questa calda metà di agosto;

- Non brillantissima però l'Atalanta del Gasp, a cui si chiede di far meglio rispetto all'opaca stagione passata. Gasperini sceglie le due punte (Zapata benino, Muriel fatica) con il solo Pasalic a supporto, perdendo molta di quell'imprevedibilità data dal vortice di trequartisti che spesso aveva caratterizzato la squadra nerazzurra. Le poche fiammate sono portate, altro classico gasperiniano, dall'azione degli esterni, con la spinta di un Hateboer in ripresa e di un Maehle un po' confusionario. Segna Toloi che va a riempire l'area proprio in una delle stereotipiche azioni da esterno ad esterno: i principi sono sempre quelli, l'esecuzione è ancora un po' appannata;

- Non sfigura la Samp di Giampaolo, reduce da un mercato che sicuramente non ha infiammato i tifosi. L'avvio dei blucerchiati è gagliardo e i padroni di casa tengono egregiamente il campo almeno per un tempo, trovando anche un gol del vantaggio annullato in modo un po' cervellotico dal Var. La squadra, onestamente, non trabocca di qualità: la luce è accesa da Sabiri, ragazzo valido ma con poca esperienza della categoria, e a trascinare è ancora l'esperienza di Ciccio Caputo (tolto forse un po' troppo presto). L'atteggiamento è però incoraggiante e oggi, tutto sommato, per la Samp il risultato è molto penalizzante;

- Le cose più interessanti di questa partita si vedono nei duelli. Evidente come De Roon si francobolli a Sabiri per contenerlo, ma è chiaro come la coppia olandese della Dea in mediana sia ancora un po' "pesantina". Bello poi lo scontro generazionale tra Caputo e Okoli (la scelta a sorpresa di Gasperini): il classe 2001, all'esordio in Serie A, si destreggia egregiamente, pur avendo ancora qualcosa da limare e, se ormai conosciamo un po' il suo allenatore, probabilmente rivedremo spesso questo ragazzo nell'undici di partenza atalantino. Teniamolo d'occhio.

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Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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