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8 min

- di Damiano Primativo

Keira Walsh ordina il caos


La regista dell’Inghilterra è stata uno dei pilastri della squadra che ha vinto l’ultimo Europeo.


Keira Walsh è cresciuta a Rochdale, un sobborgo industriale di 96mila abitanti a nord di Manchester. La sua famiglia è affezionata al Manchester City, ma la prima cotta calcistica adolescenziale di Keira è per i londinesi dell’Arsenal e per il loro centrocampista Cesc Fabregas. «In principio mio padre era sconvolto ma, ad essere sinceri, poi mi ha regalato una maglietta dell’Arsenal», ha raccontato. La deviazione comunque è temporanea: alcuni anni più tardi è facile per Keira riconvertirsi al City dopo aver messo gli occhi su David Silva, divenuto nel frattempo il suo nuovo idolo insieme a un altro spagnolo, Sergio Busquets del Barcellona.

Ho cominciato il pezzo parlando di questo, della fissa di Walsh per i centrocampisti spagnoli, perché è un dettaglio che dice molto del suo stile di gioco votato alla tecnica. Uno stile che nella finale dell’ultimo Europeo tra Inghilterra e Germania abbiamo visto nella migliore versione possibile. Col colorito pallido arrossato dalla fatica, la coda di capelli rossicci, e i lineamenti infantili del viso attraversati dal più ampio dei sorrisi, a fine partita Walsh ha ritirato il premio di migliore giocatrice del match – ed è sembrato una sorta di contentino datole dall’Uefa, un premio minore assegnato a Walsh perché quello di migliore calciatrice del torneo proprio non potevano darglielo, non con la sua compagna Beth Mead autrice di 6 gol e 5 assist totali, capocannoniera della competizione insieme alla tedesca Alexandra Popp.

Walsh aveva tutte le carte per essere premiata MVP del torneo: per la costanza delle sue prestazioni in tutte e sei le partite, per l’intraprendenza con cui ha occupato la posizione di mediana davanti alla difesa, sempre intelligente a offrire una linea di passaggio alle compagne per alimentare il possesso, oppure a chiudere una linea alle avversarie per recuperarlo. Nell’Inghilterra solo Williamson, difensore centrale, ha recuperato più palloni e completato più passaggi di Walsh lungo tutto il torneo (dati StatsPerform). Un contributo senz’altro meno appariscente di quello delle compagne d’attacco, ma che faceva di Walsh la centralina pulsante del gioco dell’Inghilterra.

Il fatto che Walsh interpreti il ruolo con l’inclinazione al tocco della scuola spagnola – mettendo ordine al caos, dettando i tempi dalla control room del centrocampo – non significa che le sue giocate siano solo conservative o minimali. Innanzitutto Walsh ha la tendenza a verticalizzare ogni volta che può, cercando compagne tra le linee oppure nello spazio alle spalle della difesa avversaria. In questo modo ha servito l’assist per il gol del vantaggio di Ella Toone contro la Germania. Una palla calciata con l’interno, quasi di piatto, impreziosita dall’elegante pallonetto con cui Toone ha segnato.

È un lancio da mediana abituata a prendersi molte responsabilità creative: guardate i tre movimenti con la testa che Walsh fa ancora prima di ricevere palla da Stanway, per scannerizzare gli spazi e i movimenti delle attaccanti. Una giocata diretta che più che i centrocampisti spagnoli ricorda un altro mediano dalla verticalizzazione sempre in canna: Daniele De Rossi – lo ricorda anche per la coordinazione, con quei passettini corti e frenetici e le gambe molli, precedente alla stoccata.

Da quando Sarina Wiegman è diventata ct, l’Inghilterra ha esasperato l’occupazione strategica dei corridoi verticali del campo e l’uso dell’ampiezza. L’idea è semplice: attirare il pressing avversario con la circolazione bassa e poi giocargli alle spalle nel modo più verticale possibile, sfruttando i movimenti senza palla delle ali e delle mezzali tra le linee. Le mezzali del 4-3-3 occupano i mezzispazi e le ali si posizionano coi piedi sulla linea laterale per tenere larga la difesa avversaria. L’interruttore che determina il salto dal palleggio basso difensivo all’attacco della profondità delle attaccanti è Keira Walsh.

Quando al settimo minuto della finale la difesa inglese recupera palla, dopo una spazzata lunga della Germania, si direbbe che l’azione verrà costruita pazientemente. Invece Walsh sfrutta l’attimo di vuoto nelle rotazioni della marcatura – determinante è il cambio direzione della centrale Bright, che finge di muovere il pallone verso destra per poi girarsi e tornare a sinistra – scivola verso l’esterno per offrire una linea di passaggio e con soli due tocchi arma lo scatto dell’ala sinistra Mead. La verticalizzazione di Walsh passa tra terzina e centrale tedesche, molto distanti a causa della posizione larghissima di Mead.

Un modo di descrivere le doti di lettura di Walsh è quello usato da Nick Cushing, suo ex allenatore al Manchester City, secondo cui Walsh ha «il miglior cervello calcistico» tra tutte le calciatrici che ha allenato.

Di Walsh si dice anche che è una persona con un'«innata timidezza». Un carattere schivo che la mette a disagio quando deve partecipare ai servizi fotografici, o anche solo mostrarsi sui social media. La sensazione però è che in campo l’imbarazzo svanisca: Walsh stessa si definisce una giocatrice «abbastanza vocale», una che in campo parla molto e guida le compagne con la propria personalità. E sono partite come quella con la Germania, nella finale di un Europeo davanti agli 80mila spettatori di Wembley, che fanno capire che tipo di leader sia. Nel video qui sopra, ad esempio, fate caso a come Walsh all’inizio dell’azione volti di netto le spalle alla palla, per osservare i posizionamenti delle attaccanti e indicar loro qualcosa. Walsh è esattamente il tipo di regista che passa la partita con le braccia allargate a dare istruzioni.

Pur essendo destra di piede, Walsh ha cominciato a giocare come terzina sinistra nei Pearson Juniors, poi dopo l'ingresso nell’accademia dei Blackburn Rovers è passata a centrocampo. Nel 2014, a 17 anni, si trasferisce al Manchester City, dove gioca tuttora. Nella decisione ha pesato la fede calcistica sua e della famiglia, ma anche l’interesse dimostratole dall’allora allenatore del City Nick Cushing, che rivestirà un ruolo importante nella sua crescita.

Nel 2017 debutta in Nazionale, con cui, due anni più tardi, vince la SheBelieves Cup, un torneo a inviti organizzato negli Usa – miglior assist della competizione viene premiato uno di Walsh: guarda caso una grande verticalizzazione per la corsa di un’attaccante. Ma il 2019 è soprattutto l’anno del Mondiale in Francia, dove un’Inghilterra opaca viene eliminata in semifinale dagli Usa e contestata duramente dai tifosi. Walsh, tra le più criticate per una campagna piuttosto negativa, dopo il torneo arriva a chiedersi se vuole davvero continuare a giocare a calcio: «Dopo le critiche ho pensato: tutto questo fa davvero per me?». È in quel momento che Walsh richiede la cessione al City – per lei arrivano le offerte dell’Atletico Madrid e del Lione, il club più importante nel calcio femminile – salvo poi decidere di restare per preparare meglio la stagione che porta alle Olimpiadi.

Walsh ha uno stile di gioco estraneo alla tradizione calcistica inglese e, secondo lei, questo potrebbe aver reso più difficile per il grande pubblico apprezzare il suo talento. «So di non essere il tipo ideale di tutti, non sono un tradizionale centrocampista inglese, un duro placcatore che interrompe il gioco», ha detto. «Il mio stile è divisivo: ti piace oppure no». Tolta la tendenza a verticalizzare e prendersi rischi, lo stile di gioco “poco inglese” di Walsh – anzi a tratti “spagnolo”, per tornare ai suoi riferimenti d’infanzia – si nota nella sua tecnica di tocco, nel senso per l’ordine con cui muove il pallone sul corto e detta i tempi attraverso il possesso. In fase difensiva si affida più agli intercetti e alle letture che non ai contrasti spettacolari.

In quel casino di intensità che è stato Inghilterra-Germania, dove Walsh a ogni ricezione veniva pressata da Oberdorf – una giocatrice interessante e dal gioco incredibilmente aggressivo, quella con più tackle tentati in tutto il torneo – la capacità di Walsh di resistere alla pressione e trovare sempre una linea di passaggio pulita è stata cruciale per mantenere il gioco dell’Inghilterra fluido. Una tecnica nello stretto che non è mai vistosa, che non prevede protezioni palla di suola o dribbling difensivi opulenti. La tecnica di Walsh è snella, è fatta di sequenze smarcamento-controllo orientato-passaggio sempre semplici e pulite.

Qui sopra, ad esempio, Walsh elude (o meglio: umilia) la pressione di Oberdorf con un sombrero rilassatissimo. Poi scambia con Russo e quando il pallone le ritorna se lo sistema già col primo controllo per spostare l’azione a destra, dove con il tocco successivo serve il movimento dell’ala che sta salendo tutta sola. Niente di che, penserà qualcuno, ma il calcio è fatto anche di queste distribuzioni semplici ed eleganti.

L’azione è dei tempi supplementari, un periodo in cui a dispetto della stanchezza che ha reso il gioco più caotico, la capacità di Walsh di mettere ordine è rimasta immutata, segno di un talento altamente razionale che le permette di restare lucida e fredda indipendentemente dalla tenuta atletica. Pochi minuti prima, al 93esimo, riceve palla sotto pressione e spalle alla porta. Protegge palla dall’intervento di Dallmann spostandogliela all’ultimo, poi circumnaviga l’avversaria portandosi avanti il pallone con quattro tocchi d’esterno, infine cerca il filtrante per Russo ma viene intercettato da Oberdorf.

Rispetto a quando veniva criticata nel 2019 Walsh è migliorata molto nella tecnica di base, e in particolare proprio nel controllo orientato. All’epoca le sue ricezioni erano quasi sempre statiche, la gamba sinistra restava legnosa e arpionata per terra mentre controllava di destro. In sostanza se riceveva spalle alla porta faticava a girarsi, e si limitava a restituire all’indietro senza prendere rischi. Oggi Walsh ha fatto del controllo orientato il fiore all’occhiello del suo gioco. Quando riceve palla riesce sempre a ruotare usando il piede d’appoggio come la punta di un compasso, tagliando nettamente i tempi e preparandosi già alla giocata successiva.

Questa elevata sensibilità col pallone tra i piedi è ciò che le permette di fare la differenza anche negli spazi più stretti, nel palleggio corto. D’altra parte Walsh non è solo una mediana-quarterback tutta lanci lunghi e cambi campo di quaranta metri: la sua visione modula anche gli attacchi posizionali. Quelle situazioni in cui l'Inghilterra porta il baricentro nella metà campo avversaria e costruisce la rifinitura in modo meno diretto e più palleggiato.

Ne è un esempio un’azione dalla semifinale dell’Europeo contro la Svezia. L’azione è quella del famoso gol di tacco di Russo (premiato gol più bello del torneo) ma è dalle letture di Walsh – dalla sua intelligenza negli smarcamenti, la tranquillità nel conservare palla, il senso per la pausa – che comincia tutto. In vantaggio 2-0 a venti dalla fine, la prima volta che Walsh riceve palla decide prudentemente di passarla all’indietro e di continuare a manipolare la difesa svedese con il possesso. Pochi istanti dopo riceve una seconda volta, chiamando palla dopo un intelligente smarcamento in avanti, ma di nuovo decide di temporeggiare, non vedendo sbocchi interessanti. È qui che la sua intelligenza crea uno spazio che prima non c’era: Walsh fa una giravolta completa col pallone attaccato all’esterno, riuscendo così a disordinare due linee svedesi e dare tempo alla mezzala Kirby di inserirsi in area per prendersi il filtrante.

Ci sono due statistiche che esprimono lo sforzo di Walsh per influenzare il gioco dell’Inghilterra quasi a tutto campo, e di conseguenza la sua insostituibilità per la squadra: all’europeo è stata la seconda giocatrice inglese per chilometri percorsi, e anche la seconda per minuti totali giocati (dati uefa.com).

Come per altre calciatrici femmine, ciò che impedisce al talento di Walsh di venire riconosciuto dal grande pubblico degli appassionati è la diffidenza generale verso il calcio femminile. I bias secondo cui il campo è troppo grande, le portiere non parano, le difensore non difendono. Tutte posizioni che sembrano, almeno a mio modo di vedere, un tantino prevenute, anche perché a ragionare in questo modo – a voler scovare cioè l’errore a tutti i costi invece di concentrarsi sulla giocata tecnica che ha creato i presupposti perché l’errore si verificasse – anche nel calcio dei maschi si riscontrerebbero le stesse bruttezze e imperfezioni. A ogni gol un posizionamento difensivo sbagliato, a ogni dribbling subìto una lettura ingenua.

Nessuno dice che il calcio femminile è oggi uguale a quello maschile (che poi, è auspicabile che lo diventi davvero, uguale? Con i pregi ma anche tutti i difetti?) ma nemmeno si può dire che la disinvoltura tecnica di calciatrici come Walsh, o l’organizzazione tattica delle squadre di Sarina Wiegman, non siano del livello per soddisfare le papille gustative degli appassionati di calcio. Ecco cosa l’Europeo di Keira Walsh ci ha ricordato: che la gioia che trasmette un controllo orientato pulito, un tocco di palla elegante, una trama di gioco tessuta con qualità tecnica e consapevolezza tattica, è un piacere assoluto, valido indipendentemente dal contesto in cui si produce.


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Damiano Primativo (1992) è salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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