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4 min

- di Simone Renza

Napoli, 1984. Quando tutto cambiò


«Professo', permettete? Un pensiero poetico»

(Luigino il poeta)

L'anno in cui a Napoli tutto poteva succedere, nulla sembrava impossibile.


Napoli ha attraversato moltissime ere politiche, economiche, sociali e calcistiche. Le cicatrici sono visibili sui muri, sui volti e sui corpi della città. C'è stato, però, un momento in cui inizio e fine hanno coinciso. Un anno in cui i vicoli e le strade erano intrisi di una nuova poetica. Il cielo pareva lì a portata di mano. I sogni sembravano tutti realizzabili. Non senza un prezzo da pagare.

Da qualche anno a Pomigliano d'Arco si era insediata l'Alfa Sud, costola meridionale del noto marchio automobilistico milanese. Dopo un periodo di stasi, l'azienda, nel 1983, lanciò l'Alfa 33 che parve finalmente far rinascere la produzione e con essa l'occupazione, specie a Napoli. La piaga della endemica disoccupazione che affliggeva la città sembrava sulla via della guarigione. L'emigrazione non pareva più un destino ineluttabile. E sì, perché il napoletano portava sempre con sé quell'ombra. Troisi tre anni prima la sintetizzò meravigliosamente in "Ricomincio da Tre" quando fece ripetere ad alcuni suoi personaggi la frase "Lei è napoletano? [...] È emigrante?" evidenziando, con quella sua comicità melanconica di cui il suo viso era intriso, lo stigma che chiunque decidesse di allontanarsi dal Golfo portava seco.

Scelte industriali discutibili, tra cui una joint venture con la Nissan avallata dalla classe politica di allora, fecero precipitare i conti dell'azienda.  La "fabbrica modello" che aveva riconquistato i mercati esteri l'estate di quell'anno divenne un deserto. Cancelli chiusi, reparti vuoti.

Il 6 agosto 1984 è il primo giorno di chiusura dello stabilimento. Diecimila dipendenti in cassa integrazione straordinaria. La tensione è molto forte. Azienda e sindacati sono in totale rotta di collisione. I secondi volevano un giusto aumento salariale visto che il risultato del 1983 aveva visto le auto-giorno salite a 712, un record. La produzione consolidata è salita del 35-40 per cento. L' assenteismo ha avuto un crollo netto: meno del 12 per cento cioè un livello che, per una grande azienda automobilistica come quella di Pomigliano, sarebbe da considerarsi fisiologico. Il bilancio '83, infatti, vide una perdita "contenuta" in 26 miliardi. Si sarebbe potuto tornare in attivo nello spazio di due anni ma la decisione di abbandonare il territorio era già stata presa. Ciò farà sprofondare l'occupazione napoletana nell'incubo ricorrente.

Non troppo tempo prima, però, si era consumato un momento centrale in quella che sarà la storia del Napoli Calcio. Il 5 Luglio 1984 lo Stadio San Paolo diveniva palcoscenico dell'ingresso dell'uomo che porterà la redenzione all'intera città. Ferlaino, dopo un trattativa estenuante con il Barcelona, riuscì, con uno sforzo economico e politico mai visto prima in città, a far sbarcare alle pendici del Vesuvio Diego Armando Maradona.

La squadra azzurra non nascondeva più le sue ambizioni di tornare ai vertici del calcio italiano. Cosa che accadrà, sebbene non senza patimenti, fatica, sudore e sangue. La storia di Diego al Napoli è, probabilmente, una delle storie calcistiche più note. Il riscatto di un popolo sulle spalle fragili di un ragazzo poverissimo di Buenos Aires che porterà gioia e distruzione, amore e odio.

Nelle sale veniva proiettato il primo film di Eduardo De Crescenzo, scrittore e filosofo napoletano, "Così parlò Bellavista" in cui tutte le criticità, i pregi e i difetti di Napoli venivano messi a nudo con sullo sfondo l'eterno dualismo con Milano, la crisi dell'Alfa Sud e l'ascesa della nuova camorra. Continuamente in bilico tra l'ironia amara e la spensieratezza istintiva, diviene un film centrale nella sterminata cinematografia partenopea.

Voi invece siete coraggiosi! La notte mettete una bomba sotto una saracinesca, e vi sentite degli eroi! Magari 'o piano 'e sopra sta 'nu povero vicchiariello ca 'nc'appizza 'a pelle! Ma a vuje che ve ne 'mporta? Siete disoccupati, avete l'alibi morale: siete napoletani e ammazzate Napoli. Eh già, perché ci sono i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono, i ragazzi che sono costretti ad emigrare... Ah, po' vulevo dì 'n'ata cosa: ma tutto sommato, nunn'è che fate 'na vita 'e mmerda? Perché penso io: Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, e poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli... Ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

Prof. Bellavista - E. De Crescenzo rivolgendosi a un camorrista

Contemporaneamente, Troisi confermava il suo infinto genio con la pellicola "Non ci resta che piangere".

Sul lato musicale, dopo l'esperienza unica di Napoli Centrale degli anni '70, era emerso questo ragazzo imponente, con una chioma che pareva ricordare il Re Sole e con la voce sussurrata e gentile: Pino Daniele. Grazie all'immenso genio del suo manager e produttore Willy David, sublimerà a livello nazionale ed internazionale, come l'amico Troisi, la lingua napoletana fondendola con il blues e la bossanova. Quell'anno uscirà "Sciò" la sua prima raccolta live dopo un toruneè dai numeri impressionanti.

Questo incredibile fermento e questa spinta verso una rinascita verrà, però, brutalmente interrotta dall'ennesima strage, quella del Rapido 904. Il 23 dicembre del 1984 alle 19.08 a San Benedetto Val di Sambro, vicino Bologna in un macabro incrocio di destini, esplode una bomba sul treno. L'attentato, che per i media diventò subito la "strage di Natale", avvenne presso la Grande galleria dell'Appennino subito dopo la stazione di Vernio, sul rapido partito da Napoli e diretto a Milano, affollato di famiglie dei migranti in viaggio per le feste. Il bilancio fu di 16 morti e di 266 feriti.

Un tragico bis per San Benedetto Val di Sambro, dove nell’estate del 1974 una cellula neofascista aveva organizzato un attentato contro il treno Italicus.

Un anno cruciale sotto tantissimi punti di vista per Napoli e i suoi corpi. Un anno che segnerà definitivamente la sua storia sotto ogni punto di vista.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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