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5 min

- di Stefano De Caro

La pazza estate del Barcellona


Nonostante una situazione finanziaria a dir poco disastrosa, il Barcellona è uno dei principali protagonisti di questa sessione estiva del calciomercato. Le scelte economiche e tecniche sono però in totale rottura con il recente passato blaugrana.


Il Barcellona si appresta ad affrontare la nuova stagione portandosi sulle spalle un debito di 1,3 mld di euro. Unovirgolatremiliardi, di euro, di debito. Una cifra anche solo difficile da immaginare, che lo rende un club "clinicamente morto", come lo ha definito senza giri di parole il suo vice-presidente Eduard Romeu.

La strategia intrapresa dal Laporta 2 - il "nuovo" corso che ha preso in mano le redini del club dopo la disastrosa gestione Bartomeu - per fermare le perdite e cominciare la risalita è tanto semplice da spiegare quanto in realtà poi difficile da mettere in pratica: aumentare i ricavi e diminuire le spese correnti. Come dicevo, la teoria non fa una piega. Laporta nella scorsa stagione si è mosso con intelligenza, seguendo questa linea, trovando nuove partnership commerciali e riducendo il monte ingaggi. In questo senso, l'accordo da 435 mln con Spotify rappresenta una solida pietra su cui poter ricostruire il futuro.

Il capitolo "riduzione dei costi", come sappiamo, è stato quantomeno memorabile. A farne le spese è stato il miglior giocatore della storia blaugrana, o almeno il suo contratto, non più sostenibile a causa delle stringenti regole salariali della Liga. Oltre al mancato rinnovo di Messi, sono stati spalmati al ribasso altri ingaggi importanti, come quelli di Piquè, Sergi Roberto e Umtiti.

Il Barcellona è riuscito nonostante tutto a portare a casa la stagione, qualificandosi per la prossima Champions League e arrivando a sfiorare anche una finale europea. Lo ha fatto scegliendo un cambio di guida tecnica - anche qui in chiave low-cost - che ha portato Xavi in panchina al posto di Koeman, e con l'utilizzo sempre più frequente e "qualitativo" di alcuni giovani provenienti dalla Masia, come Gavi e Nico Rodriguez, che sono andati ad affiancare i già "navigati" Pedri e Ansu Fati. Nella prima parte del 2022 il Barca era una delle squadre che giocava meglio in Europa. Il 20 Marzo lo 0-4 in casa Real sembrava aver segnato l'inizio della nuova età dell'oro catalana, fatta di cantera, vecchia guardia, bel gioco, divertimento, efficacia.

Vincere è l'unica cosa che conta

Ma ora qualcosa sembra essere cambiato. Le scelte della sessione di mercato in corso hanno stravolto completamente il percorso economico virtuoso intrapreso in precedenza. Oltre a Kessié e Christensen, arrivati a zero, il Barcellona ha speso più di 100 mln per portare al Camp Nou Rapinha, dal Leeds, e Robert Lewandoski. Sembra ormai tutto fatto inoltre anche per Koundè, in arrivo dal Siviglia per altri 60 mln circa.

Proviamo a fare un passo indietro di un paio di mesi e mettiamoci nei panni della dirigenza blaugrana che pensa alla stagione 2022/2023: una Liga e una Champions da affrontare, con una rosa giovane, di talento, poco costosa ma comunque probabilmente sufficiente per centrare l'obiettivo minimo del 4º posto, e un allenatore "fatto in casa" che sembra fatto apposta per questo scopo. In NBA avrebbero detto "trust the process", che tradotto nella realtà catalana avrebbe potuto significare un'annata con un po' meno pressione, utile per portare avanti tecnicamente il giovane gruppo squadra, e in cui se non fosse arrivato alcun titolo sarebbe stato tutto comunque ampiamente giustificabile. Metti poi che la squadra fosse riuscita a mettere un trofeo in bacheca, ecco che la stagione sarebbe diventata forse leggendaria, sicuramente molto "romantica".

E invece no.

Niente temporeggiamenti, niente obiettivi al ribasso, tutte le fiches sul tavolo, urge vincere. Se per farlo sarà stato utile spendere 55 mln per un brasiliano arrivato quart'ultimo in Premier League nella scorsa stagione, beh questo lo scopriremo presto. Se per farlo si sia ipotecato il futuro finanziario del club, idem.

Lewandoski e uno storico parricidio tecnico

L'acquisto di Robert Lewandoski ha segnato un ulteriore punto di rottura, questa volta tecnico, rispetto al passato recente. Il Barcellona avrà un centravanti che sta in area, che attira difensori, che gioca (anche) spalle alla porta. Guardiola era arrivato nel 2008 e, come sappiamo, la sua idea di calcio prevedeva e tuttora prevede che in quella zona di campo ci fossero meno riferimenti statici possibili. Meno Ibrahimovic e più Bernardo Silva, per intenderci. Proprio Ibra fu defenestrato da Pep in nome di una fase offensiva più imprevedibile e con più spazi liberi da attaccare.

Gli anni a seguire, quelli della MSN, hanno ricalcato il copione tattico amato dal genio catalano, con Suarez vero e proprio falso nove, non nel senso della poca capacità realizzativa, anzi, ma per quanto concerne la sua naturale predisposizione a tenere posizioni dinamiche. Via l'uruguaiano, dopo un flebile tentativo con Ousmane Dembélé, fu il momento di Depay. Altro attaccante con caratteristiche tutt'altro che assimilabili a quelle di un centravanti vecchio stile.

A dire il vero, il Barca, in questi anni un attaccante con le caratteristiche classiche di un 9 l'ha anche avuto, ma quasi più per dovere che per vera e propria volontà. Un elemento in rosa per avere un piano B in certe situazioni della partita, un piano che diventava poi Piano C o addirittura D visto che tale soluzione veniva usata comunque assai poco. Ci sono stati gli anni di Paco Alcacer, che ha avuto la sfortuna di capitare in Catalogna negli anni della MSN e che ha visto (tantissime) partite intere seduto in panchina. Poi arrivarono alieni come Braitwhite o Luuk de Jong, oggi personaggi già di culto, veri e propri pesci fuor d'acqua in un modo di intendere il calcio totalmente diverso. Qualche minuto in quel ruolo l'ha giocato anche Pique, in momenti di emergenza e più che altro per decisione personale ed estemporanea.

Oggi l'acquisto di Lewandoski segna il parricidio perfetto verso l'idea di calcio Guardioliana. Un colpo al cuore al DNA blaugrana di questi anni. Una punta di 34 anni, seppur fortissima, per vincere subito, in ogni modo. Una punta vera e propria su cui impostare la maggior parte delle soluzioni offensive della squadra. La stella del gruppo col 9 sulle spalle. L'idolo del Camp Nou che aspetta l'assist in mezzo all'area.

Come sarà strano guardare il Barcellona quest'anno.

Pedri, Dembélé e una rosa che fa sognare

Gavi andrà in scadenza nel Giugno 2023. Lo spagnolo, 18 enne già nel giro della nazionale maggiore, è il presente e il futuro del club. La notizia del suo rinnovo circola da settimane ma non è ancora ufficiale. La priorità del club, in questo momento, dovrebbe essere questa e solamente questa, per tutto quello che abbiamo detto. Se dovesse invece, come sembra probabile, arrivare anche Koundè, il Barcellona avrebbe speso circa 170 milioni in un'estate in cui si parla più dei suoi debiti piuttosto che della sua situazione tecnica.

Su una cosa però non possiamo che essere tutti d'accordo: la rosa a disposizione di Xavi l'anno prossimo sarà una delle migliori a livello europeo. Manca forse solo una casella, quella del terzino destro, ma le soluzioni in tutti gli altri ruoli sono tante e importanti. Se poi come sempre anche de Jong dovesse rimanere, per gli altri saranno dolori, sia in Spagna che in Europa. Davanti a ter Stegen dovrebbero giocare Koundè, Piquè, Jordi Alba e qualcuno a destra. In mezzo Busquets (anche lui in scadenza nel 2023), de Jong e Pedri. Poi davanti scegliete pure voi: Ansu Fati, Rapinha, Aubameyang, Ferran Torres, Dembelè, Gavi, Depay, Lewandoski. L'opzione 3-5-2 è comunque dietro l'angolo.

Ci sbilanciamo? Ci sbilanciamo dicendo che il Barcellona oggi è la favorita per vincere la Liga. Ci sbilanciamo dicendo che Pedri, dopo i problemi fisici della scorsa stagione, è pronto per l'annata che lo consacrerà un fenomeno assoluto. Dembélé sarà un altro chiamato a dare una risposta importante al club che gli ha rinnovato la fiducia, nonostante i tanti giorni passati tra l'infermeria o davanti ad una Playstation.

Il futuro è un mistero, il presente tremendamente legato ai risultati di questa stagione. Si è deciso di andare all-in: le carte a disposizione saranno quelle giuste?

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Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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