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4 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse sull'Italvolley femminile campione in Volley Nations League


Le azzurre sconfiggono 3-0 il Brasile trascinate dal simbolo Egonu e conquistano per la prima volta nella storia la Volley Nations League.


- L’Italia del volley femminile sconfiggendo 3-0 il Brasile trionfa in Volley Nations League per la prima, storica, volta nella sua storia. La manifestazione, per i neofiti, è la nuova versione del Grand Prix e permette ogni estate di giocare una sorta di mondiale itinerante in più fasi, oltre a garantire una cospicua somma di punti-ranking. La fase finale si è disputata nella splendida cornice sold out di Ankara, a conferma del grande appeal che il volley sta suscitando proprio in Turchia. Reduci dall’oro europeo dell’estate 2021, le ragazze di Davide Mazzanti hanno messo in luce una crescita ulteriore che ha permesso loro di ben figurare anche fuori continente: se da inizio VNL hanno dimostrato grande solidità, in questa Final Eight sono sembrate semplicemente in stato di grazia, confermandosi e disputando oggi la miglior gara possibile in una finale, terminata con un risultato netto e perentorio;

- In questa finale, l’avversario era il sempre temibile Brasile, argento olimpico a Tokyo: nel panorama di una pallavolo che cambia in continuazione, le verdeoro guidate dall’ esperto Ze Roberto sono una certezza insindacabile, che può contare su talenti come Gabi (miglior martello), Carol, Bergman. L’Italia, semplicemente, ha vinto perchè si è dimostrata più squadra : al di là dell’ennesima ottima prova di  Egonu (che merita una considerazione a sé), la formazione di Mazzanti si è dimostrata un ingranaggio che funzionava a meraviglia e che sembrava più fluido con l’avanzare della manifestazione. Se De Gennaro non è una novità e si conferma il miglior libero al mondo, per tutte le nostre atlete va spesa una parola: Danesi e Chirichella al centro sono tornate su livelli assoluti, Caterina Bosetti è stato un rientro provvidenziale per la sua abilità, Pietrini ha mostrato ancora una volta che oltre che futuro, è anche presente. Infine, coraggiosa e vincente la scelta di Mazzanti di affidare la regia ad Alessia Orro, ma gli ingressi di Malinov (come nel quarto importantissimo set con la Cina o sul finale del secondo set odierno) sono stati spesso decisivi. L'incetta di premi individuali (Egonu MVP e miglior opposto, ma anche Bosetti miglior schiacciatrice, De Gennaro miglior libero e Orro miglior palleggiatore) non è certamente casuale;

- Benchè sia stata una vittoria di squadra, è innegabile che la protagonista assoluta sia stata Paola Egonu, che si dimostra ancora una volta semplicemente come il giocatore più forte al mondo, a soli 23 anni. L’opposta azzurra ha percentuali d’attacco irreali, e in questa fase finale è stata sempre la giocatrice con più punti a referto: in finale “solo” 21, ma ha superato i 30 sia in semifinale sia nei quarti con la Cina. Egonu è probabilmente il fuoriclasse più decisivo che uno sport di squadra stia mettendo in luce negli ultimi tempi, a maggior ragione considerando la sua giovane età: il coraggio che mostra in campo non manca neanche fuori dal perimetro di gioco, dove non manca di metter la faccia su questioni socialmente importanti diventando un vero e proprio simbolo, di cui oggi abbiamo tremendamente bisogno (“sono immigrata, nera, donna e sessualmente fluida: se si parla di discriminazione, ho solo l’imbarazzo della scelta”);

- Nel cammino che aveva condotto a questa finale, le azzurre avevano schiantato prima la temibile Cina nei quarti di finale e poi, in semifinale, le padrone di casa della Turchia, perdendo solo un set in due gare ed ammutolendo gli 11.000 presenti a supportare la selezione turca, allenata da Giovanni Guidetti. A proposito di trionfo del nostro volley, c’è da segnalare il fatto che ben 3 delle 4 classificate in questa VNL erano guidate da un tecnico italiano: anche Daniele Santarelli, al timone della Serbia, si è messo al collo un prestigioso bronzo dopo i molti successi conseguiti a livello di club. Indubbiamente un indicatore di salute ulteriore del nostro movimento, che in un solo giorno sta giocando altre 3 finali oltre a questa: azzurrini e azzurrine di Under 22 maschile, Under 18 maschile e Under 21 femminile infatti stanno disputando quelle dei loro, rispettivi, europei. Scusate se è poco;

- Infine, usiamo questo trionfo e questa momento di salute invidiabile del movimento per lanciare una provocazione, strettamente connessa al dibattito sullo sport femminile in Italia e al (sacrosanto) passaggio al professionismo delle colleghe del calcio femminile . La pallavolo in Italia è il secondo sport più seguito, e il solo movimento femminile conta 250.000 tesserate ed ha un ricavo medio di circa 2 milioni (circa il 122% in più del calcio femminile): si calcola che il monte ingaggi delle giocatrici di Serie A1 di volley sia dalle 3,5 alle 5 volte superiore a quello delle colleghe calciatrici. Visto il corretto provvedimento che ha consentito a queste ultime di considerare la loro attività professionistica, sarebbe interessante capire quando questo avverrà anche con il volley, maschile o femminile che sia: oppure continuiamo a pensare che atlete che giocano davanti a 11.000 mila persone e che arrivano a guadagnare milioni siano, semplicemente, dilettanti che non meritano le tutele contrattuali che il professionismo garantirebbe?

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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