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3 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse sull'arrivo di Koulibaly al Chelsea


Si sta concretizzando in queste ore il passaggio alla corte di Tuchel di Koulibaly, capitano in pectore del Napoli dopo l'addio di Insigne. Un movimento di mercato che toglie molto non solo al Napoli, ma anche alla Serie A, che perde uno dei suoi pochi top player con appeal internazionale.


- Koulibaly al Chelsea è una mossa in un certo senso scontata dal punto di vista sportivo: perso Rudiger, accasatosi a parametro zero al Real Madrid, a Tuchel serviva necessariamente un difensore fisico ma anche molto veloce, dotato di ottime letture nell'anticipo e difficilmente superabile nell'1vs1. Profili migliori del senegalese con questo identikit probabilmente non esistono, o comunque non disponibili sul mercato;

- Anche Koulibaly coglie al balzo una grandissima occasione: a 31 anni compiuti, di cui 8 trascorsi con la divisa del Napoli addosso, indossata ben 317 volte, per il senegalese il Chelsea probabilmente rappresentava l'ultima, grandissima occasione della sua carriera per approdare in un club dell'élite del calcio europeo, permettendogli di misurarsi in contesti altamente competitivi su palcoscenici di altissimo livello che, col suo talento, Kalidou ha ampiamente meritato. E - visto che parliamo di atleti professionisti, perché no? - di monetizzare adeguatamente le sue qualità, con un ingaggio faraonico (10 milioni netti più bonus) praticamente irraggiungibile per il Napoli;

- Anche dal punto di vista economico, la cessione di Koulibaly sembrerebbe un win-win per tutti, persino per il Napoli: il calciatore, ormai assimilabile a una bandiera dei partenopei, aveva un contratto in scadenza a giugno 2023, e i 40 milioni in arrivo da Londra rappresentano la classica offerta che non si può rifiutare. Una liquidità che a De Laurentiis, nonostante disprezzi la vile moneta, di certo schifo non fa. A questo punto però il dubbio, legittimo, sorge spontaneo: che la moneta sia vile solo quando è diretta fuori dal proprio portafogli?;

- Tutti felici e contenti dunque? Ovviamente no: c'è infatti una moltitudine di spettatori interessati, i tifosi del Napoli, che non può godersi appieno dei 40 milioni in arrivo da Stamford Bridge e piange la partenza di quello che è stato, con pochi dubbi al seguito di questa affermazione, il miglior difensore della storia del loro club. Ma non solo: Koulibaly, nell'arco della sua lunghissima permanenza alle pendici del Vesuvio, ha saputo creare un legame con la tifoseria ben più saldo di quello fra calciatore e la sua fan-base, grazie anche ai suoi comportamenti sempre misurati fuori dal campo. Con Koulibaly, inoltre, va via l'ultimo pezzo (o uno degli ultimi) della rosa del 2017/2018, quella che più di tutte, proprio grazie al senegalese, è andata vicinissima alla vittoria del campionato; e con lui l'identità della squadra partenopea, già pesantemente minata dagli addi di Ospina, Insigne e Mertens: capire che squadra sarà il Napoli 2022/2023, allo stato attuale delle cose, è una vera e propria missione impossibile da portare a termine. Va via, soprattutto, ogni residua verginità della società nei confronti dei propri tifosi, stufi del continuo tira e molla, fra vil moneta, offerte di rinnovo irrinunciabili e puntuali smentite da parte dell'entourage del calciatore. Un'opera buffa (ma nemmeno tanto) che praticamente chiunque avrebbe preferito risparmiarsi;

- Ma non è solo il Napoli, pur rappresentando ovviamente la parte maggiormente lesa dalla situazione, a perdere tanto da questa operazione di mercato. Tutta la Serie A infatti ne esce incredibilmente minata nel suo prestigio: il livello ormai al ribasso del nostro campionato, vaso di coccio fra i vasi di ferro delle maggiori leghe europee, è ormai trito e ritrito, e da ben prima di oggi è chiaro a qualunque osservatore che il massimo campionato di calcio italiano, da calamita di fenomeni quale era un tempo, si è via via trasformato in un ostello per pesci troppo piccoli per l'oceano di Liga e Premier, ma che nel nostro piccolo stagno possono ancora recitare la parte dello squalo; se non addirittura in un ospizio per stelle decadenti che però ancora hanno la voglia di restare in un campionato dal prestigio ormai più nominale che reale. Ad ogni regola, però, c'è sempre un'eccezione, rappresentata da uno dei migliori difensori del mondo rimasto in Serie A anche nel fiore della carriera. Con l'addio di Koulibaly le eccezioni, guardandosi intorno, iniziano a diradarsi sempre di più.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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