Logo sportellate
, 13 Luglio 2022

Perché il Milan vuole De Ketelaere


L'attaccante belga è un'altra scommessa coraggiosa del Milan.


In una Serie A mai così in crisi, specchio di un calcio italiano che ha assunto contorni da tragedia, le idee per rilanciare il campionato sembrano scarseggiare più del denaro. A un mese dall’inizio della nuova stagione i club di alto livello stanno conducendo l’ennesimo calciomercato conservativo, puntando soprattutto su giocatori di esperienza e operazioni che non comportino troppi rischi. L’Inter ha realizzato il ritorno di Lukaku, la Juventus quello di Pogba, oltre all’acquisto di un Di Maria a fine carriera. La mistica dell’“usato sicuro” sembra l’unico principio guida per molte dirigenze.

Per questo le eccezioni hanno forse un valore più alto. Un club che si è distinto per un approccio particolarmente coraggioso al mercato, nelle ultime stagioni, è il Milan, recentemente diventato la squadra con l’età media più bassa a vincere lo scudetto nell’era dei tre punti. Merito delle scelte ambiziose di Maldini e Massara sul mercato (solo l’Atalanta lavora con altrettanta fantasia tra le squadre di prima fascia) che negli ultimi tre anni hanno scommesso su diversi talenti non ancora affermati dall’estero: Mike Maignan, Rafael Leao, Pierre Kalulu, Fikayo Tomori, Brahim Diaz, Ballo-Touré, Alexis Saelemaekers, Petter Hauge.

In queste settimane il Milan sta cercando di continuare questa tradizione comprando Charles De Ketelaere: un altro giovane scovato in un campionato poco battuto dai ds italiani, quello belga. Un giocatorino nato nel 2001 che si aggiungerebbe a una rosa già zeppa di 2000 (Kalulu, Tonali) e 1999 (Diaz, Leao, Saelemaekers).

Da dove è uscito De Ketelaere

Sebbene sia strano dirlo per un giocatore ancora molto giovane, la crescita di De Ketelaere finora è stata un po’ lenta, prima dell’esplosione improvvisa di quest’anno. La prima volta che l’élite calcistica europea si è accorta di lui è stato nell’ultima Champions League, quando nella fase a gironi il Club Brugge, la squadra in cui gioca, ha pareggiato 1-1 contro il PSG.

Una partita dove De Ketelaere è uno dei migliori in campo. Schierato come punta di un 4-2-3-1 si muove in tutte le direzioni per associarsi ai compagni e partecipare alla rifinitura (chiude con 5 passaggi chiave: il migliore del match), riuscendo coi suoi movimenti incontro e in attacco alla profondità a stiracchiare continuamente la difesa parigina. Non proprio movimenti da falso nove, ma più da centravanti-boa molto dinamico, che oltre alla tecnica col mancino usa il suo metro e 92 per attrarre palloni sulla trequarti, lavorarli spalle alla porta e giocarli in profondità per gli inserimenti dei trequartisti.

Gli highlights individuali di De Ketelaere della partita, nel video qua sopra, raccolgono una grande varietà di giocate interessanti, ed è difficile estrarne una precisa. Al minuto 0:31, per esempio, è quasi da enganche il modo con cui controlla una palla lunga vicino alla linea laterale, mette la pausa aspettando la sovrapposizione interna di Lang, e poi lo serve alle spalle di Marquinhos. A 1:08 fa una sponda di tacco per Lang, continua la corsa per andarsi a prendere la chiusura del triangolo e poi si ricava lo spazio per il tiro in porta da dentro l’area. Per il resto ci sono sponde di testa, grandi resistenze alla pressione spalle alla porta, uno-due eleganti sulla trequarti, smarcamenti senza palla, azioni di pressing: il repertorio completo di un attaccante che unisce tecnica e intensità, il lavoro fisico alla visione di gioco, che sa fare tutto e non mostra specializzazioni particolari.

Un mese più tardi De Ketelaere ha segnato il primo gol in nazionale alla sua seconda presenza (ma in verità era praticamente un debutto, visto che nella prima partita era entrato a un minuto dalla fine), nella finale per il terzo posto di Nations League tra Belgio e Italia. De Keteleare entra dalla panchina nel secondo tempo come esterno d’attacco; su una transizione velocissima condotta da De Bruyne taglia dietro la difesa azzurra andandosi a prendere il filtrante, punta Donnarumma tutto solo e lo batte facendogli passare la palla in mezzo alle gambe col mancino.

https://youtu.be/rvDcAFnKwZA?t=71

De Ketelaere è una punta? Un esterno? Un dieci?

Non è semplice rispondere a questa domanda. Anche dopo una stagione da 18 gol e 10 assist giocando da punta, nessuno ha capito davvero che giocatore sia. Alto più di un metro e novanta, tecnico ma di una tecnica essenziale, pratica, De Ketelaere incarna qualità che raramente convivono in uno stesso giocatore: è un sacramento grosso e potente ma anche un rifinitore squisito; può giocare a pochi tocchi oppure tenere palla, ricevere sui piedi spalle alla porta oppure inserirsi nello spazio.

La duttilità con cui svolge tutti i compiti in modo lineare, senza picchi di appariscenza, con una pulizia da costruttivismo sovietico, lo colloca nella categoria mitologica del “calciatore universale” fiammingo. Quel tipo di giocatore di sistema che rende al meglio in un organismo collettivizzato, che si è forgiato in un modello di gioco dove contano i principi e non i ruoli.

Da adolescente la duttilità stava quasi diventando un problema per De Ketelaere. I racconti dei suoi allenatori giovanili non lo dipingono come il classico predestinato, il talento che fin dai primi calci manifesta qualità eccezionali, e la sua tendenza a fare molte cose ma senza distinguersi in nessuna rendeva difficile per gli allenatori capire dove scherarlo. Sulla carta era una mezzala, ma di fatto poi veniva usato come un jolly: trequartista, esterno alto, punta. Thierry Siquet, suo allenatore nel Belgio Under-17, arriverà a schierarlo centrale di difesa. Siquet ha detto pure che De Ketelaere all’epoca giocava in una sorta di squadra B, insieme ai ragazzi che erano indietro nella maturazione.

All’inizio della stagione 2019/20, a diciotto anni, De Ketelaere arriva nella prima squadra del Brugge e comincia a inserirsi nelle rotazioni delle mezzali. Nella seconda parte di stagione, prima della sospensione per la pandemia, occupa un posto stabile tra i titolari, ma il tecnico Philippe Clement gli ha già cambiato posizione: punta, o da solo o in coppia quando il modulo è il 3-5-2. L’anno successivo un ulteriore esperimento tattico: Clement perde i suoi terzini e adatta De Ketelaere a esterno sinistro a tutta fascia per alcune partite, compresa una contro il Dortmund in Champions in cui De Ketelaere ha il compito esclusivamente difensivo di contenere Sancho.

Anche dopo l’arrivo in prima squadra, quindi, De Ketelaere ha continuato a peregrinare per il campo, apparentemente senza trovare una soluzione al suo gioco pieno di stranezze e contraddizioni. Aveva un controllo orientato dolce, ma il baricentro troppo alto per destreggiarsi nel traffico della mediana; coltivava il gusto per la rifinitura ma non aveva l’esplosività per giocare da ala classica belga. De Ketelaere, in sostanza, aveva idee da numero 10 in un corpo da 9.

Nella stagione 2021/22 trova un po’ di pace, finalmente. Gioca tutto l’anno da punta titolare in entrambi i sistemi usati dal Brugge: punta unica nel 4-2-3-1 di Clement nel primo semestre, punta destra nel 3-4-1-2 nel secondo, quando Alfred Schreuder sostituisce Clement in panchina. È in questa seconda parte che si cementa la coppia De Ketelaere-Lang che ha guidato la squadra nel brillante finale di stagione fino alla vittoria del campionato (14 partite consecutive senza sconfitte tra febbraio e maggio, tra regular season e playoff). Anche Noa Lang finisce nelle attenzioni del Milan.

Lang è un’aletta olandese classica di scuola Ajax: fisico compatto, grande elettricità nei cambi direzione, si defila per ricevere sulla sinistra e poi accentrarsi a piede invertito. Gli piace portare palla per molti metri, toccarla con l’esterno, puntare il marcatore. Dall’altra parte De Ketelaere fa il taglio opposto: si è specializzato nei movimenti dal centro verso la fascia destra, dove andare a prendersi palloni sporchi lanciati dalla difesa, lavorarli vicino alla linea e renderli giocabili per i compagni. Con un’attitudine associativa e una pulizia che non tradisce alcun barocchismo. Il suo tocco di palla è sensibile, la coordinazione del suo corpo elegante. Ma tutto quello che fa è semplice e minimale come le cose veramente preziose. Guardate la pulizia di questo cambio direzione, non scontata in un corpo come il suo.

Come da tradizione nordica il Brugge è una squadra vivace e perennemente in movimento come un formicaio. Senza palla ha uno stile aggressivo, con la palla ama occupare il campo in modo fluido, riempire l’area con molti uomini che si inseriscono da dietro.

Lo dimostrano le statistiche assurde dei centrocampisti della scorsa stagione: l’interno di centrocampo Ruud Vormer ha accumulato 5 gol e 7 assist in tutte le competizioni, e il suo compagno di reparto Mats Rits 9 gol e 7 assist; l’esterno destro di centrocampo Skov Olsen ha realizzato 6 gol e 9 assist nelle sole 17 partite giocate, ma il dato più abnorme sono i 15 gol e 15 assist della mezzala-incursore Hans Vanaken, il più prolifico della squadra in assoluto. In questo contesto i movimenti continui di De Ketelaere e Lang contribuiscono a svuotare l’area e togliere riferimenti fissi. De Ketelaere, in particolare, si è affermato come una sorta di regista offensivo largo, un target-man che con la pausa e la gestione del gioco sulla trequarti crea i presupposti per gli inserimenti dei centrocampisti.

Come si inserirebbe nel Milan

Dopo l’equivoco – in realtà creato dalla stampa italiana – del Pioli “normalizzatore”, il tecnico del Milan si sta confermando ciò che in realtà è sempre stato: uno degli allenatori più radicali d’Italia, capace in poco tempo di spingere i rossoneri a un’intensità e una tensione verticale da Bundesliga. Per questo, almeno in teoria, arrivando al Milan De Ketelaere troverebbe un ambiente tattico favorevole, in continuità con quello del Brugge dove si era distinto per un’intensità encomiabile, anche nel pressing. Alcuni numeri che lo dimostrino: nell’ultimo anno è stato nel 9% degli attaccanti con più contrasti, nel 5% con più azioni di pressione, nel 9% con più pressioni nell’ultimo terzo di campo e nel 4% nel terzo medio (dati Statsbomb, via Fbref). Ha un’energia e un’intensità mentale che non si direbbero, a guardare il suo portamento sempre un po’ sufficiente.

Nel 4-2-3-1 di Pioli è fin troppo scontato immaginare De Ketelaere come trequartista destro: una casella che sembra fatta per lui, per il suo piede mancino e la sua attitudine a venire nel mezzospazio. Lì è dove il Milan nell’ultima stagione è sembrato avere più bisogno di rinforzi, con Saelemaekers e Messias che, per quanto affidabili, non sono stati sempre all’altezza. Per questo la dirigenza sta trattando Ziyech oltre a De Ketelaere.

La trequarti destra è la posizione da cui De Ketelaere può esprimere meglio le sue qualità da rifinitore – un rifinitore da 2 passaggi chiave ogni 90 minuti nell’ultimo anno (96esimo percentile tra gli attaccanti) e da 0.29 expected assist (97esimo percentile). De Ketelaere è un esterno molto diverso, per esempio, da Rafa Leao: non ha lo stesso spunto nelle conduzioni palla, e nemmeno un gusto particolare per il dribbling. Tende invece a rallentare, gestire il ritmo dell’azione, giocare in modo più cerebrale – pur restando un giocatore forgiato in un calcio verticale, s’intende. Immaginare come la sua capacità di mettere la pausa possa associarsi alle transizioni del Milan, agli inserimenti indemoniati di Leao e Theo dall’altra parte del campo, fa venire l’acquolina.

De Ketelaere potrebbe giocare anche nella trequarti sinistra, dove però Leao è intoccabile nell’undici titolare, e in quella centrale, dove Brahim Diaz l’anno scorso è stato discontinuo e il Milan potrebbe ancora inserire qualcuno dal mercato (Renato Sanches? O potrebbe giocarci anche Adli?). Non è da sottovalutare nemmeno un possibile uso di De Ketelaere come punta, dopotutto è la posizione che ha occupato più spesso in carriera. Certo, la concorrenza è grande, con Origi che si è appena aggiunto a Ibra e Giroud. Ma nel sistema di Pioli la punta è spesso usata come un appoggio per le verticalizzazioni, e De Ketelaere ha dimostrato una tecnica spalle alla porta eccellente – molto migliore, ad esempio, di quella di Origi.

Pensare che con la sua altezza possa fare da riferimento sulle palle alte, però, sarebbe un equivoco: nonostante qualche spizzata nei suoi highlights, De Ketelaere resta un giocatore che vince pochi duelli aerei, poco più di un terzo di quelli che gioca. Usa bene il corpo per prendere posizione, ma il meglio di sé lo dà coi piedi: col controllo orientato, la tecnica di passaggio con cui costruire connessioni tecniche.

Indipendentemente dalla posizione occupata, comunque, non va trascurato il senso di De Ketelaere per la finalizzazione. La sua universalità tattica gli consente non solo di proporsi per ricevere sui piedi, ma anche di attaccare lo spazio dietro la difesa con movimenti da centravanti vero. Non è velocissimo, ma ha una capacità di lettura, un’intuizione per i movimenti senza palla, che gli permette di partire in anticipo e di smarcarsi con efficacia. Il suo tiro in porta è freddo, pulito come il resto della sua tecnica.

Un movimento da vero centravanti d'area.

Negli ultimi anni il Milan ha puntato su giocatori giovani anche per precise necessità di bilancio: la necessità di tenere basso il tetto degli ingaggi, anche a costo di non rinnovare giocatori importanti e di perderli a zero (Donnarumma, Calhanoglu, Kessie). Per sostituirli Maldini e Massara hanno lavorato in modo intelligente sul mercato, scovando talenti non ancora affermati e creando una squadra fresca e ambiziosa. L’acquisto di De Ketelaere si inserirebbe chiaramente in questa direzione. Al momento la trattativa non è ancora conclusa, ma se dovesse realizzarsi la Serie A ne guadagnerebbe certamente in hipsteria.


  • Salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

pencilcrossmenu