, 12 Luglio 2022

Tutti per uno: il boicottaggio di Wimbledon


"Riponiamo massima fiducia nella nostra causa. Siamo profondamente dispiaciuti che tutto questo sia avvenuto nelle due settimane di Wimbledon, ma non avevamo altra scelta"

Cliff Drysdale, primo presidente ATP.


Il casus belli

Nikola Pilić, per gli amici Nikki, è un nome che non vi dirà granché, eppure la sua vicenda costituisce l'epicentro di un terremoto che nel 1973 sconvolse duramente il mondo del tennis nella sua sede più sacra, l'All England Lawn Tennis and Croquet Club di Wimbledon.

Nikki nasce a Spalato, cresce con in mano la racchetta e raggiunge ottimi livelli, figurando tra i migliori dieci giocatori nel 1968, un anno dopo aver raggiunto la semifinale sull'erba di Wimbledon. Nonostante le qualità, il cognome Pilić orbita sempre molto lontano dalla nazionale jugoslava, che per i match di Coppa Davis preferisce i suoi connazionali. Il '73 però è un anno di svolta per il tennis, un anno dove tutto sembra andare nel senso opposto, compresa la federazione jugoslava: Nikki è convocato.

L'incontro termina 3-2 per la Nuova Zelanda, ma Nikola Pilić non è mai sceso in campo. Il tennista di Spalato ha infatti declinato la chiamata della federazione, secondo quest'ultima per partecipare ad un torneo di doppio in Canada, che gli garantiva un prize money superiore. L'ILTF, la federazione tennis internazionale, prende immediati provvedimenti: Nikola Pilić è squalificato per nove mesi.

Nikola Pilić

Vento di rivolta

Negli anni '70 tira un vento nuovo, fatto di voglia di cambiare le cose, di non rimanere indifferenti. Con quest'aria nei polmoni Donald Dell, Jack Kramer e Cliff Drysdale fondano nel 1972 l'Association of Tennis Professionals, meglio nota con la sigla ATP, un ente con lo scopo di salvaguardare i diritti e gli interessi dei giocatori. I tennisti più blasonati, come Ashe e Smith, divengono membri dell'associazione, che in poco tempo acquista sempre più credibilità e peso specifico. L'ATP si interessa immediatamente del caso-Pilić e scatena una vera e propria guerra mediatica contro l'ILTF. "Nessuna federazione può imporre ad un professionista la partecipazione ad una determinata competizione", questa la posizione del presidente Cliff Drysdale.

Nikki, grazie agli sforzi dell'ATP, prende parte al Roland Garros e gioca come mai aveva fatto durante la sua carriera. Assistito molto probabilmente dagli dei del tennis, Pilić arriva a giocarsi la finale, perdendo contro il fenomeno rumeno Ilie Năstase, 6-3 6-3 6-0.

Cliff Drysdale

Don't stop the music

Come spesso accade, nelle vie di Londra la musica cambia, quel vento di rivoluzione si spegne per un attimo. L'ILTF fa la voce grossa: Pilić a Wimbledon non gioca. Il prato dell'All England Club è pronto ad essere calcato, il tabellone principale è stato stilato, 16 sono le teste di serie. L'ATP però non ha intenzione di arrendersi, conta adesso 82 membri tra i partecipanti a Wimbledon e pensa ad un'azione forte, un'azione senza precedenti.

Venerdì 22 giugno 1973. Drysdale convoca un'assemblea straordinaria con i rappresentanti dei giocatori. Tutti per uno è lo slogan del presidente, che desidera costruire una coesa comunità di tennisti, compagni nelle difficoltà prima che avversari sul campo. Sa bene che per i giocatori rappresenta un sacrificio non da poco e vuole che siano loro a prendere la decisione. I rappresentanti votano, la maggioranza è favorevole. Il boicottaggio si farà.

80 giocatori disertano, uno ad uno, a due giorni dall'inizio del torneo. Gli unici membri dell'ATP a partecipare sono Ilie Năstase, che racconta di aver ricevuto una lettera dal dittatore Ceaușescu in persona, nella quale viene "invitato" a partecipare, e il tennista di casa Roger Taylor, troppo devoto al suo pubblico per abbandonare i Championships.

Azione e reazione

Chiunque nel mondo che abbia anche solo una vaga immagine di una racchetta e una pallina, non riesce a crederci. Più della metà di un intero tabellone ha rinunciato al torneo, per gli organizzatori è tutto da rifare, in meno di due giorni.

Gli inglesi però ci sanno fare, specie se si parla di tennis. Ripescano quasi tutto il tabellone delle qualificazioni e ricompongono il sistema delle teste di serie, otto invece di sedici. Tra queste compaiono due nomi nuovi, due ragazzini destinati a scrivere la storia di questo sport: il primo è americano, vent'anni, cresciuto nell'Illinois, gioca un tennis di puro istinto che è lo specchio della sua psiche, si chiama Jimmy Connors; l'altro è un 17enne di Stoccolma che fa strage di cuori tra le ragazze inglesi e sui prati dell'All England Club alzerà il trofeo per cinque volte di fila, Björn Borg.

Il livello di tennis nel torneo è inevitabilmente uno dei più bassi mai registrati, ma ciò non priva le due settimane di Wimbledon della propria sacralità. Il pubblico è anzi affascinato e incuriosito dall'edizione del boicottaggio, tanto che la manifestazione registra il record di spettatori.

Borg a Wimbledon '73

Rivalsa

Quando un evento sportivo trascende dalla sua valenza agonistica e porta con sé molto altro, rappresentando un punto di svolta, passa in secondo piano il nome del vincitore, che spesso finisce nel dimenticatoio. A Wimbledon '73 è il caso del tennista ceco Jan Kodeš, che trionfa in una delle edizioni più iconiche dei Championships, per tutti i motivi possibili, eccetto che per il tennis giocato.

E Nikki? Dopo tutto, non bisogna dimenticarsi di lui. La sua complicata vicenda ha cambiato per sempre il modo di intendere il tennis, per giocatori e appassionati, ma la sua storia non può finire qui, Nikki merita di più.

Si prende la sua rivincita nei panni di allenatore, di un grande allenatore. Nikola Pilić è il primo capitano a vincere con due diverse nazioni, Germania e Croazia, la Coppa Davis, quella competizione che da giocatore aveva rifiutato, prendendosi la squalifica. E' anche l'allenatore che per primo ha portato in rampa di lancio un ragazzo serbo, che poco tempo fa ha alzato il suo 21esimo trofeo del Grande Slam, Novak Đoković.

Non male, Nikki.

Pilić e Đoković

  • Classe 2003. Ama i talenti inespressi e i giocatori ipertecnici. Ora studia Comunicazione e Società.

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