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3 min

- di Federico Castiglioni

Considerazioni sparse post Francia-Italia (5-1)


Inizia malissimo l'avventura delle azzurre agli Europei femminili 2022: la Francia è di un'altra categoria e le basta un tempo per regolare senza appello la questione.


- Che la nazionale transalpina, candidata alla vittoria finale, fosse di livello superiore rispetto alle azzurre era fatto acclarato. A titolo d'esempio: delle 23 convocate, cinque sono campionesse d'Europa con il Lione e cinque sono semifinaliste di Champions con il PSG (eliminato proprio dal Lione). Ed era fatto acclarato che non sarebbe stata questa partita, quanto le prossime contro Islanda e Belgio, quella dove l'Italia avrebbe trovato i punti decisivi per superare il girone. Ma un risultato così pesante incrina molte sicurezze che apparivano consolidate. Ma lo erano veramente? Il pari nel test amichevole contro la Spagna orfana della bomber Hermoso aveva lasciato intravedere, dietro al risultato positivo, quale sarebbe stato il dislivello tecnico tra le azzurre e le big del torneo. Dislivello svelato spietatamente dalla Francia in questa gara d'esordio: squadra con un altro passo, un'altra qualità individuale e un'altra fisicità;

- Nell'avvio di gara le azzurre sbagliano tutto lo sbagliabile: da Bonansea che, innescata dalla sponda di Girelli si ritrova a tu per tu con Peyraud-Magnin, ma da pochi passi le calcia addosso, a Gama che libera debolmente un pallone in mezzo all'area recapitandolo sui piedi di Geyoro per il facile 1-0, fino a Giuliani che smanaccia malissimo un cross sporcato da Gama, servendo stavolta a Katoto la palla per il raddoppio. Tre minuti dopo sempre Katoto fallisce una ghiotta opportunità, colpendo il palo da pochi passi. L'1-2 immediato, frutto di errori individuali vistosi, mette KO l'Italia. La squadra della ct Bertolini rimane in balia delle avversarie, tanto a centrocampo quanto sulle fasce, dove Diani e Cascarino (no, non è parente di Tony) seminano scompiglio e distruzione. La Francia sfiora ripetutamente il 3-0, poi quando lo trova proprio con l'ala del Lione dalle lontane origini italiane, dilaga rapidamente con un 5-0 all'intervallo (entrambe le reti firmate Geyoro per la tripletta personale);

- Il divario visto tra le due squadre è stato talmente abissale da chiedersi se sia reale. La seconda metà di gara, dove l'Italia torna un minimo a tirare le fila del discorso trovando anche il gol della bandiera (a firma dell'appena entrata Piemonte), può esser indice di un approccio mentale alla gara completamente sbagliato dalle azzurre, oltretutto orfane della qualità di Cernoia ferma ai box per Covid. Tensione dell'esordio, peso delle aspettative e una stagione non brillantissima a livello individuale per alcune singole: tutti fattori che potrebbero aver schiacciato la compagine italiana, che non è più la squadra-cenerentola dei Mondiali 2019 ma non è certo una big mondiale. E tuttavia, non si può negare che nella ripresa, se l'Italia è venuta fuori, forse è soprattutto la Francia ad aver abbassato i giri del motore e tirato il freno a mano. Solo così le azzurre sono riuscite ad alzare il baricentro, senza peraltro che le avversarie avessero mai seri problemi a rialzare i ritmi e rendersi ancora pericolose in avanti, seppur con meno mordente;

- Come detto, un 2-0 al pronti-via così macchiato di ingenuità ha reso ancor più difficile anche solo leggere il piano gara dell'Italia, schierata con un 4-3-3 sulla carta speculare alle transalpine ma che, con al solito Caruso schierata mezzala e Bergamaschi al posto di Cernoia nel tridente, puntava più che altro su riaggressione e verticalità rispetto ai più elaborati sviluppi nel possesso delle blues. Alla vigilia Milena Bertolini aveva parlato di come l'organizzazione tattica e la grande conoscenza del gioco fossero state strumenti a disposizione per compensare i gap tecnici (e strutturali) rispetto altre nazionali. Ma la Francia ha mostrato una schiacciante superiorità anche sul piano dell'occupazione del campo, mentre l'Italia per tutta la gara è apparsa confusa su come muoversi con e senza palla. Per dirne una: sempre al netto di una caratura tecnica e atletica differente, una costante dei novanta minuti è stata l'incapacità delle azzurre anche solo di accorciare e raddoppiare dietro, per evitare di lasciare le terzine Boattin e Bartoli in ingestibili 1vs1. Ironicamente, Cascarino realizza la sua rete con uno splendido diagonale dai 20 metri dopo aver fatto fuori Bonansea, in un suo raro ripiegamento a supporto per limitare una sovrapposizione di Karchaoui;

- A livello individuale, pochissime tra le azzurre possono strappare la sufficienza. C'è l'autrice del gol azzurro Martina Piemonte, la cui fisicità nell'ultimo quarto d'ora ha dato un punto di riferimento in avanti alla squadra, nonché finalmente un rivale di pari grado a Reinard e Tounkara nei duelli aerei. E c'è Flaminia Simonetti, non per il gol sfiorato nel finale (salvataggio sulla linea di Reinard) ma perché entrata nell'intervallo al posto di una Giuliano irriconoscibile, riduce drasticamente il numero di palloni persi a centrocampo. Praticamente insalvabile l'undici titolare, capitan Gama in testa, con insufficienze meno gravi per Boattin, male dietro ma propositiva in avanti e autrice dell'assist per del 5-1, e per Bergamasco, che offre quantomeno una prova di quantità. Non pervenuta Girelli, autrice del gol-vittoria contro la Svizzera nelle qualificazioni mondiali.

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Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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