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2 min

- di Michele Cecere

Considerazioni sparse post Djokovic-Kyrgios (4-6 6-3 6-4 7-6)


Una finale meno spettacolare e drammatica di quanto credevamo, ha visto Novak Djokovic trionfare per la settima volta a Wimbledon.


- Non è ancora calato il sole sull'impero di Novak Djokovic a Wimbledon. Con la vittoria in quattro set contro Nick Kyrgios, il serbo raggiunge quota sette Championships, agganciando Pete Sampras. Resta un solo Wimbledon di differenza con Roger Federer, che quest'anno si è presentato solo per la festa del centenario del Centre Court e la cui data di rientro è ancora incerta. Nel frattempo, però, la cosa certa è la tirannia di Nole a Wimbledon: dal 2018 a oggi nessuno è stato in grado di battere il suo tennis efficace, camaleontico e dominante a Londra, e Kyrgios non poteva che diventare l'ultima vittima;

- A Kyrgios non è bastato qualche servizio da sotto, un paio di tweener e qualche smorzata esteticamente appagante per mettere in seria difficoltà Djokovic. Certo, ha vinto il primo set in scioltezza, ma appena l'adrenalina dell'esordio in una finale del Grande Slam è scemato, l'australiano ha visto la partita passargli davanti e ha faticato anche solo ad opporsi. Sotto 5-3 nel secondo set e sul 40 pari Kyrgios manda a rete un rivedibile dritto in chop, che dà così il set point a Djokovic;

- In quel momento qualcosa sembra rompersi nella psiche di Kyrgios, che inveisce follemente contro il suo angolo e poi, nei primi game del terzo set, contro l'arbitro, dando libero sfogo alla sua vena polemica fino a quel momento stranamente sotto controllo. Risultato: altri due set giocati, neanche un break. Ma se riuscirà a trovare una continuità mentale (al momento irrintracciabile) avrà sicuramente modo di rifarsi e tornare a competere a grandi livelli in uno Slam;

- Va detto che le difficoltà di Kyrgios si scontrano anche con il netto cambio di rotta da parte di Djokovic. A inizio secondo set il serbo è riuscito a portare Kyrgios e il suo tennis istintivo – che fin lì era stato semplicemente perfetto: colmo di ace e variazioni – in binari sconosciuti. Nel terzo game e sul 30 pari il punto è già decisivo (potrebbe trasformarsi in una palla break per Kyrgios) e Djokovic prende il comando dello scambio, prolungandolo in 23 tiri sulla diagonale del rovescio. Un errore di Kyrgios gli dà il punto, lui ripete lo schema pochi secondi dopo e chiude il game vittorioso con una smorzata così tagliata che cade a pochi centimetri dal nastro;

- Eppure questa finale, il ventunesimo titolo dello Slam e settimo Wimbledon (sì, potrei averlo già scritto, ma non è comunque abbastanza), non possono passare come una sconfitta di Kyrgios. Novak Djokovic è risorto tennisticamente dalla querelle Australia in modo brillante e tenace. Ancora una volta, grazie a un talento e una resistenza infiniti, Djokovic ha giocato al gatto con il topo con i suoi avversari, lasciando sempre (almeno) il primo set dai quarti in avanti. Contro Jannik Sinner era andato persino sotto di due set, e aveva trovato il modo di salvarsi sfogandosi allo specchio durante il toilet-break. E prendendo quello come turning point del suo torneo, non è difficile notare una netta cesura mentale. Nel momento in cui ha vinto il terzo set contro Sinner, Nole ha edificato il suo trionfo a Wimbledon. L'ennesimo traguardo di una carriera che non sembra voler ammettere limiti fisici, psicologici o tennistici.

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Nato a Giugliano (NA), classe 2000. Appassionato di cinema, letteratura e Fabrizio De André. Studia ingegneria mentre cerca di razionalizzare la sua venerazione per Diego Armando Maradona.

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