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7 min

- di Damiano Primativo

L'Iniesta etiope


Shimelis Bekele è il vostro nuovo giocatore di culto.


Che fine fanno, quei giocatori esotici di cui ci innamoriamo durante i grandi tornei per nazionali? Avete capito di che categoria parlo: quei giocatori perfettamente sconosciuti che ogni quattro anni, nello spazio ristretto dei grandi tornei estivi, irrompono nella nostra percezione con la lucentezza e la fugacità di piccoli meteoriti nel cielo notturno. Normalmente indossano le maglie esotiche di nazionali centroamericane, asiatiche, africane. Diventano le nostre cotte estive, ci attraggono con lo strano magnetismo delle cose sconosciute, il fascino dell’occulto. Poi sul più bello si dissolvono, in genere agli ottavi di finale. E dove vanno a finire una volta conclusi i tornei? Quando nei mesi o negli anni successivi ripensiamo a quei feticci, ci sembrano come usciti dalla nostra fantasia. Sono esistiti veramente o ce li siamo inventati di sana pianta?

La mia infatuazione per Shimelis Bekele non è esattamente di questo tipo. O meglio, in parte sì, visto che l’ho conosciuto durante la scorsa Coppa d’Africa, mentre raccoglievo il materiale per la rubrica che su questa rivista abbiamo dedicato al torneo. Il sito di BBC Africa indicava Bekele come il giocatore più importante dell’Etiopia. Una mezzala molto tecnica e molto creativa, di fatto il cuore pulsante di una nazionale dal gioco ordinato e basato sul possesso. Ma poi Bekele si è infortunato due giorni prima dell’esordio, e di quella Coppa non giocherà nemmeno un minuto.

Bekele ha 32 anni ed è il giocatore con più presenze nella storia dell’Etiopia. Non ha però una reputazione di leggenda del calcio africano: il suo nome non ricorre nelle liste dei giocatori più forti del continente, in carriera ha giocato solo in Africa e nemmeno nei club più blasonati. Dal 2014/15 gioca in Egitto, il campionato più ricco d’Africa, dove però ha militato solo in squadre minori: Petrojet, El Makasa, El Gouna. Il suo miglior piazzamento in Premier League egiziana è stato un sesto posto nel 2019. Bekele sembra un giocatore mezzo sconosciuto anche in Africa, insomma. Ma se mi sono deciso a parlarvi di lui, se la sua assenza in Coppa d’Africa mi ha deluso così tanto, e ha finito per rendere nella mia testa ancor più affascinante e misteriosa la sua figura, è perché ho guardato i suoi video e onestamente non capisco come mai Bekele non è un giocatore del Manchester City.

Vabbè, ho esagerato. Qui sotto ho raccolto alcune delle sue migliori giocate trovate su internet. Spero che possano convertire anche voi al culto di Shimelis Bekele.

Scivoloso come una saponetta

Tanto vale andare dritti al punto: guardate questo video, sembra o non sembra un’azione di Andres Iniesta? Maglia a strisce rosso-blu (del Petrojet), numero 8 sulla schiena, Bekele conduce palla tra due avversari tenendosela incollata, toccandola mille volte con entrambi i piedi. Poi anticipa il terzo avversario con un passaggio laterale di esterno destro. Ha il corpo minuto (è alto 1 metro e 74) e pieno di curve: la testa grande, il culo sporgente, le gambe molli con cui riesce a cambiare direzione in un fazzoletto.

C’è qualcosa di frenetico, e al tempo stesso perfettamente armonico, che rende i movimenti di Bekele estremamente imprevedibili. Il suo corpo è quello tipico del maratoneta (uno sport che in Etiopia ha una tradizione solidissima): con il baricentro basso, il fisico asciugato di ogni muscolo in eccesso, ridotto a un fascio di articolazioni e per questo perfettamente snodabile. Bekele può flettersi per infilarsi in spazi minuscoli come un ballerino di limbo, riuscendo con quella elasticità ad avere un tocco di palla sempre morbido.

Metteteci in mezzo tutti i gradi di separazione che volete, ma Bekele sembra proprio un «nano con il tocco di velcro» – come il giornalista Barney Ronay ha descritto i centrocampisti spagnoli della generazione di Xavi e Iniesta. Un giocatore che col solo primo controllo può fare di tutto. Anche segnare, come in questo gol che mi rifiuto di considerare un tiro: Bekele sembra appoggiare il pallone in rete soltanto controllandolo, dopo un lancio diagonale e teso, come se il piede non fosse convesso come quello di tutti ma avesse una concavità che fa adagiare la sfera morbidamente.

Resistenza alla pressione e dribbling di pura tecnica

Bekele è uno di quei registi dinamici che controllano con la tecnica l’intero contesto intorno a loro. Quei centrocampisti che giocano senza sforzo, che sembrano girare a basso ritmo anche quando fanno cose difficilissime, evitando gli avversari che gli piovono addosso con la facilità di un adulto che gioca con dei bambini.

In questa azione Bekele anticipa l’avversario con la punta dello scarpino, poi perfeziona il controllo con un dribbling difensivo di tacco destro. Quindi scambia con un compagno e quando riceve di nuovo ha un altro avversario davanti, che lo stringe contro la linea laterale: Bekele se ne va una prima volta con una croqueta (abbiamo parlato di Iniesta, no?) e una seconda con una roulette simile a quella di Zidane.

Resistenza alla pressione in punta di fioretto, ancora

Tutti quei dribbling elettrici visti finora potrebbero dare l’idea di un giocatore dribblomane, uno che prova a fare tutto da solo ogni volta che può. Ma in verità Bekele è una mezzala associativa, un regista offensivo piuttosto cerebrale, che anche nella velocità riesce a mantenere il controllo sullo spazio e sugli uomini intorno a sé. Tessendo continuamente combinazioni coi compagni, oliando il gioco per far scorrere il pallone ordinatamente.

Queste due azioni sono indipendenti l’una dall’altra, ma entrambe esemplari della qualità di Bekele nell’alimentare il possesso. La prima non è niente di incredibile: un tacco di prima a far scorrere il gioco, comunque significativo della sensibilità tecnica di Bekele che gli permette di tagliare i tempi della manovra. La giocata più succulenta è la seconda: un manifesto della leggerezza con cui Bekele riesce a uscire da situazioni claustrofobiche, del senso di anticipazione che hanno le sue giocate. Qui quando controlla il primo pallone – ovviamente spalle alla porta, con la pressione in collo – Bekele sembra alzarsi la palla perché già sa che la cosa gli servirà dopo.

Dribbling con controllo orientato + conduzione + filtrante

Lo so a cosa state pensando, ma no: non è Raheeme Sterling quello nel video. È invece Shimelis Bekele, che come tutti i giocatori veramente molto tecnici ha un primo controllo sempre “malizioso”, sempre volto a creare qualcosa, che non può lasciare tranquillo nessun marcatore.

Qui per esempio Bekele riceve un passaggio innocuo molto lontano dalla porta, spalle alla porta, e il suo avversario fa l’errore di pensare che lo controllerà in maniera statica. Bekele però solo con il primo tocco trasforma una palla coperta in scoperta, dando peraltro al pallone un dolcissimo effetto a giro che già gli prepara la conduzione successiva. Quindi porta palla per una decina di metri, la sua progressione è elegantissima. La palla gli resta sempre attaccata al piede e se la porta avanti con tre microtocchi di punta esterna. A quel punto ha messo in allerta tutti e cinque gli avversari rimasti in difesa. Prima che i quattro più vicini lo chiudano, trova un bell’angolo di passaggio alle spalle del terzino opposto per un compagno che sta tagliando.

Un dribbling di gambe, anzi con tutto il corpo

I giocatori bravi nel dribbling si distinguono per la maggiore velocità di gambe e di testa. Le due cose vanno insieme: il repertorio di finte, trick e colpi di prestigio che associamo ai dribblatori, cosa sono se non strumenti di manipolazione psicologica dell’avversario? Mentre costruisce i giochetti, il dribblatore sta leggendo nel futuro: fa credere all’avversario che andrà in una direzione per poi scegliere l’altra, gli mostra il pallone per un attimo ma sapendo già che glielo sposterà all’ultimo, come un prestigiatore coi giochi di carte.

Bekele appartiene a questa categoria di dribblatori che stanno sempre una o due giocate avanti. Non un dribblatore da 1 vs. 1 in isolamento, ma una mezzala che ricorre al dribbling principalmente per conservare il possesso. Bekele ha le gambe velocissime e usa in modo geniale l’intero corpo per ingannare l’avversario e cambiare direzione in un battito di ciglia. L’intero suo stile di gioco sta in questa abilità. Il video qua sopra mostra un “semplice” cambio di direzione sinistra-destra, ma il modo con cui Bekele immagina di farsi passare la palla sotto la gamba destra per sterzare ha qualcosa di visionario. Bekele sembra davvero avere la percezione dello spazio – e del proprio corpo nello spazio – di un ginnasta a corpo libero. Nei suoi video ho trovato un’altra finta simile (in pratica è la finta classica di Sergio Busquets) con cui Bekele riesce addirittura a segnare da fuori area.

Visione di gioco sotto pressione

Una specialità di Shimelis Bekele è il filtrante che apre la difesa come una zip. È capace di leggere corridoi utili anche sotto pressione, anche quando è impegnato a difendere palla da un avversario e sembra impossibile che possa accorgersi del movimento di un compagno dall’altra parte del campo. Ne è un esempio il filtrante qui sopra (nel prosieguo dell’azione è sempre Bekele a inserirsi da dietro e a tirare in porta, chiudendo così il triangolo). Oppure quest'altro assist scucchiaiato dietro la difesa, in cui la visione di gioco di Bekele gli permette di vedere lo scatto di un compagno mentre sta ancora difendendo palla da un avversario. Un altro filtrante che dovete vedere è questo: guardate come la palla passa sibilando a un pelo dall’avversario: uno di quei palloni che sembrano calciati dopo aver calcolato al millesimo la velocità del vento e degli uomini in campo.

Certo, il palcoscenico di queste giocate è l’estrema periferia calcistica e ogni discorso sul talento di Bekele è legato a doppio filo con l’impreparazione, la lentezza, l’inesperienza degli avversari. Ma è proprio questo a renderlo affascinante: l’idea di Bekele come un mito lontano, distante, proveniente da un passato immaginario. Nella mia testa occupa uno spazio vicino al Trinche Carlovich, vicino a Luciano Vassallo, leggenda dell’Etiopia che vinse l’unica Coppa d’Africa nel 1962, autore in nazionale di oltre novanta gol, o forse una quarantina, dipende dalle fonti. Calciatori il cui valore reale e le statistiche sono impossibili da misurare, che appartengono più alla dimensione soggettiva del racconto che a quella inopinabile della scienza.

La bellezza di Bekele sta nell’esistere misteriosamente tra realtà e fantasia. Il suo contesto è il sottobosco di YouTube, i video sgranati in cui dribbla difensori senza nome, in partite di un anno imprecisato, solo con l’agilità delle gambe e una tecnica che è pura e semplice bellezza calcistica.


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Damiano Primativo (1992) è salentino e studente di Architettura. È nato il 23 dicembre come Morgan, Carla Bruni e Vicente Del Bosque.

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