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6 min

- di Federico Castiglioni

Considerazioni sparse su Luka Jovic alla Fiorentina


L'attaccante serbo, in arrivo a titolo gratuito dal Real Madrid, sbarca alla corte di Vincenzo Italiano, nella speranza, condivisa con tutte le parti in causa, di riscoprirsi sulle rive dell'Arno l'attaccante di Francoforte sul Meno.


- Ci sono vari se e vari ma che aleggiano sulla bontà di ogni giocatore che arriva in una squadra, almeno fino alla sentenza inappellabile del campo. Questo vale più che mai per Luka Jovic, il cui tempo è parso fermarsi al lontano 2019, quando non ancora 22enne spaccava la Bundesliga e il Real Madrid ne acquisiva il cartellino per 60 milioni di euro. Ma è proprio in virtù di questa cifra dell'epoca, che si può definire quasi irreale l'operazione conclusa dalla Fiorentina, portata a termine grazie anche ai buoni uffici dell'agente dell'attaccante serbo (nonché curatore del viola Milenkovic e dello stesso Vincenzo Italiano), Fali Ramadani. Basandoci su quanto riportato dai media - dato che il Ds Pradé, nell'ultima conferenza stampa, ha glissato sui dettagli della trattativa, non ancora formalmente conclusa - Jovic arriva a titolo gratuito, fatti salvi i diritti del Real Madrid sulla futura rivendita, pari al 50% della stessa. Arriva con l'ingaggio dimezzato (2.5 milioni) e un accordo di due anni, con opzione per altri due anni, e buonuscita a carico del Real. A termini economici, la Fiorentina fa quasi un capolavoro, prendendosi una scommessa ma senza accollarsi il rischio. Nella peggiore delle ipotesi, arrivederci e grazie dopo due stagioni, con un ingaggio pesante sulle spalle ma i cui oneri fiscali verrebbero ridotti grazie ai bonus del dl Crescita. Praticamente, la versione soft dell'affare Kokorin, anche in termini di carcerazioni rischiate o subite. Ma nella migliore, la Fiorentina si ritrova tra le mani uno tra i più implacabili realizzatori in Europa;

- Ma come arriva Luka Jovic? con tre anni difficili sulle spalle, passati in gran parte all'ombra del mostro sacro Benzema. 47 presenze e 3 reti, con in mezzo la parentesi di sei mesi ancora a Francoforte, fatta di 15 presenze e 4 reti nel tandem con un devastante André Silva. Sembra lontanissima la stagione 2018-2019, dove Jovic mise a referto 17 reti in Bundesliga e ben 10 in Europa League, tra cui quella che eliminò l'Inter agli ottavi di finale. Quello che sembrava il primo step di un percorso di crescita già segnato, è oggi un filo da riannodare, un discorso da ricominciare. E ora tutti sperano che questo riprenda proprio da Firenze, dove nell'ultima stagione Vincenzo Italiano ha mostrato - si perdoni l'eufemismo - capacità taumaturgiche verso tanti suoi giocatori. Per il Real Madrid il discorso è semplice: di fronte al continuo deprezzamento di un atleta pagato tale cifra e considerato fuori dai giochi in blancos, meglio scommettere in una costosa cura ricostituente sulle rive dell'Arno, sperando di recuperare più avanti parte dell'esborso e nel frattempo puntare su altri profili;

- E per la Fiorentina? Al di là dell'interessamento del suo procuratore Ramadani (ne parliamo dopo), da parte gigliata la scelta di puntare sul serbo pone comunque delle riflessioni. Come quelle, ad esempio, su Arthur Cabral. Con tutte gli alibi e le scusanti del caso, l'impatto del centravanti ex-Basilea è stato risibile nei suoi primi mesi in viola, di fatto non andando oltre la prova nel 2-3 di Napoli. Beninteso, una volta deciso di non riscattare Piatek, era giocoforza per Pradé andare a prendere un'altra punta con tre competizioni da affrontare. E tuttavia un profilo altissimo e in cerca di riscatto come Jovic (non dimentichiamo che a dicembre la Serbia farà i mondiali) fa pensare che l'idea, messa lì come spauracchio, di avere messo in sicurezza la casella del centravanti con il brasiliano, sia stata per ora riposta nel cassetto. Si riparte con le rotazioni e un più adeguato pacchetto di scelte rispetto al dualismo (inesistente) Vlahovic-Kokorin di un anno fa, poi il campo darà i suoi responsi. Diciamolo con un pizzico di realismo: quella di recuperare due giocatori contemporaneamente e nello stesso ruolo, forse è impresa eccessiva anche per Italiano;

- Lo ripetiamo, sul rendimento di Jovic rimangono tutti i "se" del caso, in parte legati a quanto il giocatore vorrà cambiare il suo approccio alla professione rispetto all'ultimo periodo, ben più vicino alle giovanili crisi di Lisbona che ai fasti di Francoforte. Ma, al di là di questo, che tipo di attaccante si ritrova Italiano? E come può inserirsi nel contesto tecnico-tattico della Fiorentina? Il miglior Jovic è stato un'attaccante tanto essenziale quanto estremamente efficace. Un finalizzatore purissimo, istintivo, poco incisivo nello sviluppo della manovra, ma una presenza dominante e inquietante dentro l'area di rigore e nello spazio alle spalle delle difese. Privo di uno strapotere fisico sugli avversari, lettura dell'anticipo ed esecuzione rapida e precisa sono state le sue armi. Un cecchino d'area ben più che un perno offensivo. Sotto molti aspetti, un giocatore in controtendenza sul piano tattico rispetto al disegno moderno del numero 9, ben più simile a Falcao (al quale è stato più volte paragonato) che alla sua controparte al Real, Karim Benzema.

Dal punto di vista dell'interpretazione del ruolo (sottolineiamo: interpretazione del ruolo), Jovic è un centravanti ben diverso dal profilo dell'empolese Pinamonti, intorno al quale la Fiorentina ha danzato parecchio. In Serie A, volendo proprio cercarlo, il più simile all'ex madrileno per caratteristiche (e gol) è Ciro Immobile. Un attaccante verticale, che ha il suo punto di forza nella visualizzazione della porta e nella facilità di concludere a rete in ogni modo. Non è un caso che Jovic sia esploso nel quadro tattico disegnato dall'allenatore Hutter, ma non senza la decisiva iniezione di fiducia da parte di Niko Kovac, predecessore dell'austriaco sulla panchina della Launische Diva. Rebic che porta palla e preme sulle linee difensive, Haller che viene incontro e si sobbarca i compiti "associativi" nello sviluppo dell'azione: così l'Eintracht, sgravando Jovic di gran parte dei compiti in manovra e cercando di attaccare rapidamente, senza dare agli avversari modo di chiudersi su due linee, permetteva al suo centravanti di concentrarsi sulla sua qualità migliore, ovvero sul come e dove colpire in maniera più efficace la difesa avversaria.

Questo modo di giocare pone comunque alcune questioni tattiche per Vincenzo Italiano, visto quanto predicato dalla sua Fiorentina nell'ultima annata. La propensione dei viola a risalire il campo con più calma ma con tanti uomini appare in contrasto con le tendenze verticali di Jovic, e dall'altra parte uno degli aspetti più complessi da gestire per Italiano dopo la partenza di Vlahovic è stata la mancanza di un giocatore fisicamente dotato, che fosse capace al contempo di aiutare nello sviluppo della manovra e occupare l'area con efficacia. Nel quadro di una squadra che oltretutto non brilla per precisione nell'ultimo quarto, Jovic potrebbe semplicemente non essere quello che serve alla Fiorentina, visto il suo condividere con Cabral certi limiti nel gioco spalle alla porta e non essendo portato, a differenza del brasiliano, a venir fuori per cercare il pallone.

Visto che prima si è citato Immobile, questo tipo di problematica è una questione che ci si è posta nei confronti del bomber biancoceleste tanto con l'arrivo di Sarri alla Lazio, quanto sul suo utilizzo nella Nazionale di Mancini. Per dirla breve, Sarri ha trovato soluzioni al tema con l'aiuto delle qualità fisiche e tecniche delle sue mezzali, in primis di Milinkovic-Savic, tanto in termini di riferimenti avanzati quanto di innesco rispetto a Immobile (sulla Nazionale stendiamo invece un velo pietoso). Al di là dei possibili interventi di mercato, il nodo su cui probabilmente interverrà Italiano è proprio sul lavoro delle ali e degli interni di centrocampo, specie in termini di creazione della superiorità numerica. E seppur con una modesta presenza fisica, le qualità mostrate da Jovic nel trovare soluzioni negli ultimi sedici metri potrebbero risolvere proprio le difficoltà dei gigliati nel riempire l'area. Mentre, come già successo la scorsa annata, Gonzalez può essere la miglior soluzione alternativa nel compensare le sue eventuali mancanze nell'aiutare alla risalita. Detto tutto questo, viene da sé che il vero fattore decisivo sarà la creazione della giusta sintonia tra il giocatore (dai tratti alquanto umorali) e l'allenatore;

- Ultimo ma non ultimo, una considerazione sul master of ceremonies dell'operazione Fali Ramadani, nonché sul ruolo (e potenza) dei procuratori sportivi. Esiste un'ampia serie di questioni aperte relative agli agenti, tutte figlie dell'estrema deregolamentazione che regna sul mercato dei calciatori a partire dalla sentenza Bosman. Commissioni che "drenano denaro dal sistema", doppia e tripla rappresentanza, conflitti di interessi multipli, "tratta" di giocatori e colonizzazione di società calcistiche, nonché gli immancabili episodi di riciclaggio e evasione fiscale. Il quadro dove sguazzano i cosiddetti "superprocuratori" è questo. E tuttavia, si guardi con un certo distacco alle campagne contro di essi mosse dalle proprietà, alle prese con un costo del lavoro già insostenibile e che poco gradiscono ulteriori esborsi in termini di commissioni. Perché ad oggi le società si muovono sul mercato dei calciatori solo per mezzo dei procuratori. I passaggi di mano di tali preziosi asset finanziari sono figli del lavoro e dei buoni uffici di questi personaggi. Poi certo, è ovvio e legittimo che tutti invochino un tetto alle famigerate commissioni. Ma quante società sono disposte a rinunciare ai servigi di un procuratore, che rappresenti i propri interessi oltre a quelli del giocatore in entrata o uscita? Nessuna. E in fondo, cos'è per la Fiorentina non opporsi alla partenza di Nikola Milenkovic, in scadenza e bloccato dall'Inter, in cambio dell'arrivo di Luka Jovic? Niente, alla fine. O quasi.

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