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Considerazioni sparse post Sinner-Isner (6-4 7-6 6-3)


Sinner si regala Alcaraz eliminando Isner al termine di una partita giocata senza sbavature, con un livello di concentrazione costante e un dominio costruito sulla sua superiorità negli scambi da fondo.


- Ottavi! Non solo Jannik non aveva mai vinto una partita sull’erba di Wimbledon, ma nemmeno in altri main draw su questa superficie. Adesso ha raggiunto così de botto la seconda settimana nel tempio del tennis, traguardo di tutto rispetto che sta diventando un’abitudine a livello Slam. Siamo forse un po’ viziati e pensiamo soltanto al bersaglio grosso ma questo ventenne ha già fatto i quarti Roland Garros e in Australia, gli ottavi a New York e Londra. Per molti non basta una carriera, per lui è solo l’inizio;

- Servizio. Mentre Isner segnava buchi nel prato con i suoi 24 ace spezzaritmo, servendo il 69% di prime (di cui i tre quarti erano punti in cascina), Jannik ha usato questo fondamentale in maniera meno brutale ma molto intelligente: ha mirato sistematicamente al corpo di long John (bersaglio ben visibile in effetti) mettendolo sempre in difficoltà. Pochi gli ace (2) e non altissima la percentuale di prime in campo (55%), ma tantissimi punti realizzati (80% con la prima e 71% con la seconda), eliminando sul nascere ogni possibile fonte di sofferenza. Zero palle break concesse e due soli game ai vantaggi, scambi quasi sempre controllati da cima a fondo. Bene cosi;

- Risposta. Il problema contro gente così è la frustrazione di stare a guardare la metà delle volte senza poterci fare niente. Sinner si è messo umilmente sui teloni di fondo campo, in mezzo ai giudici di linea, per arpionare qualcuno in più dei missili terra-aria dello statunitense. Però una volta risposto è stato sempre velocissimo a riguadagnare il campo in una fulminea metamorfosi da preda in predatore. Il serve and volley di Long John è stato impallinato con frequenza e ogni volta che partiva uno scambio era Jannik a menare le danze e il povero Isner doveva levarsi le palline dalle stringhe;

- Tema con variazioni. Sinner oggi non aveva bisogno di strafare ma ha giocato la partita giusta. Mai una sbavatura, un livello di concentrazione costante e imperturbabile e un dominio latente costruito sulla certezza degli scambi da fondo. La furbizia è stata quella di non andare mai fuori giri cercando di spaccare la pallina bensì di scegliere i tempi e le dosi giusti per alternare palle corte, discese a rete e accelerazioni da lontano;

- Per la prima volta a Wimbledon si giocherà nella domenica di mezzo, e si giocherà una sfida destinata a diventare un classico (si spera). Difficile dire se questo livello basti per fare partita equilibrata con Carlitos, dominatore del primo scorcio di stagione che però ha un po’ deluso a Parigi (posto che gli si chiedeva una semplice vittoria finale e lui si è fermato ai quarti). Sulla carta lo spagnolo è più avanti e sembra che non si trovi poi così male sull’erba. Ma tutto sommato il rosso nostrano non parte battuto e oggi ci è parso sereno e sorridente come di rado è stato quest’anno, il che induce, con la serenità dell’underdog, un certo ingiustificato ma tangibile ottimismo.

  • Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.

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