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4 min

- di Nicola Santolini

Skriniar o Bastoni?


Marotta ha dichiarato che in questo mercato è più facile sostituire un difensore che un attaccante, ma è altrettanto semplice decidere quale?


Nelle scorse settimane l'AD dell'Inter Beppe Marotta ha confermato che il sacrificio che la società dovrà fare per generare una plusvalenza sostanziosa per garantire la sostenibilità economica del club sarà probabilmente la cessione di un difensore. Visto l'attuale valore di mercato di De Vrij, fin da subito i due pincipali indiziati sono stati Alessandro Bastoni e Milan Skriniar. Sembra che alla fine sarà lo slovacco a essere ceduto, probabilmente al PSG, ma si è parlato molto, supponendo che entrambi abbiano mercato, di quale dei due sarebbe stato il sacrificio meno "doloroso".

Posto che non esiste una risposta esatta a questa domanda e che una decisione del genere deve tenere conto di ragioni di mercato, economiche e personali che esulano da quelle prettamente tecniche e tattiche, è comunque interessante provare a immaginare quali fattori potrebbero aver inciso da questo punto di vista.

In molti hanno criticato questa eventuale scelta, soprattutto in virtù della diffusa e generale considerazione di Skriniar come un difensore migliore di Bastoni. Solitamente non è mai bene valutare le prestazioni difensive dei giocatori confrontando semplicemente statistiche come contrasti e pressioni per 90 minuti senza ulteriori aggiustamenti, ed è meglio diffidare da questo tipo i paragoni. In questo caso specifico però trattandosi di due difensori della stessa squadra, impiegati come braccetti della difesa a 3 (anche se Skriniar in alcune partite ha giocato al centro), quindi con condizioni al contorno e contesto molto simili, ho ritenuto sensato farlo.

Il confronto tra i volumi di azioni difensive tentate, a prescindere dalla loro riuscita, è utile a delineare le differenze a livello di stile ed interpretazione del ruolo tra i due. Bastoni ha giocato in maniera più aggressiva e a volte irruenta, tentando più azioni di Skriniar, che invece ha adottato un atteggiamento un po' più prudente.

A livello di efficienza i risultati sono paragonabili, con i numeri di Bastoni probabilmente un po' gonfiati dal volume superiore di azioni. Al di là del confronto puramente numerico, sempre insidioso per i difensori centrali, in tutti quegli aspetti difficili da quantificare come la marcatura, le letture e la personalità, Skriniar appare semplicemente un difensore più solido e affidabile di Bastoni.

Il maggiore bagaglio di esperienze di Skriniar lo rende anche un centrale più versatile. Lo slovacco ha raggiunto alti livelli all'Inter giocando a 4 con Spalletti, e dopo un primo anno molto difficile con Conte in cui sembrava sul punto di essere rigettato dal sistema, nella seconda stagione è riuscito ad affermarsi anche come centrale di destra. Skriniar ha imparato a difendere con più campo alle spalle, adattando le proprie letture a una diversa gestione degli spazi e alla necessità di difendere anche in avanti. Bastoni è abituato fin dai tempi dell'Atalanta a giocare a 3 ma nelle occasioni in cui è stato schierato a 4, in particolare in Nazionale, non è sembrato altrettanto a suo agio. D'altro canto, si potrebbe speculare su un possibile futuro per Bastoni da terzino bloccato.

Le differenze sono però più marcate per quanto riguarda quello che viene fatto con il pallone. Skriniar nel corso della stagioni, soprattutto con Conte, è migliorato molto nella capacità di sganciarsi nella metà campo avversaria e connettersi con il quinto e la mezzala di parte. Nella stagione 2020/21, complice la presenza di Hakimi a destra, lo sviluppo tra le due fasce dell'Inter è stato abbastanza equilibrato, richiedendo a Skriniar un contributo alla costruzione paragonabile a quello del braccetto di sinistra.

Nella scorsa stagione, con un esterno destro molto meno a sua agio con il pallone e più abile ad attaccare senza palla come Dumfries, il peso della prima costruzione si è spostato sulla catena sinistra, con un conseguente minor coinvolgimento di Skriniar, passato da 79.4 a 69 tocchi per 90 minuti e da 71 a 60.9 passaggi tentati.

Il modo di giocare più rischioso di Bastoni lo porta fisiologicamente a commettere errori e perdere più palloni rispetto a Skriniar, ma allo stesso tempo lo rendono uno degli elementi più importanti nello sviluppo della costruzione dell'Inter, rimasto tale anche nel passaggio da Conte a Inzaghi.

Lo stesso vale anche per il contributo apportato nell'ultimo terzo di campo. Bastoni si è dimostrato molto abile nell'adattarsi alle rotazioni e alla fluidità posizionale della catena di sinistra, senza paura di condurre il pallone anche in zone avanzate o di inserirsi in area avversaria. Anche il contributo in fase di rifinitura, passando dal semplice volume di passaggi nell'ultimo terzo di campo fino ai passaggi chiave e gli expected assist, rendono Bastoni un difensore piuttosto atipico e con funzioni quasi uniche per la Serie A.

In definitiva, da un punto di vista tecnico, la dirigenza dell'Inter potrebbe aver considerato più rare e preziose alcune caratteristiche di Bastoni e più sostituibili quelle di Skriniar, se non a livello caratteriale e di personalità, almeno tatticamente e tecnicamente, con profili come Milenkovic o Bremer.

Nel caso l'Inter decidesse effettivamente di cedere Skriniar e non Bastoni, ammesso che ci siano offerte concrete e congrue per entrambi e che si tratti davvero di una scelta, i motivi potrebbero essere solo in parte tecnici. A livello puramente economico, la ratio potrebbe essere quella di massimizzare la resa del cartellino di Skriniar e scommettere su un'ulteriore crescita del valore di quello Bastoni.

Skriniar ha 27 anni e dovrebbe essere vicino a un ipotetico prime che potrebbe durare ancora per diverse stagioni, ma con una quotazione tutto sommato già vicina al massimo possibile. Bastoni ha 23 anni, con tempo e margini di miglioramento che lasciano potenzialmente spazio a un'ulteriore crescita della sua quotazione e a una possibile maggiore rivendibilità nelle prossime stagioni.

Non esiste davvero una risposta esatta alla domanda iniziale, ed è difficile fare valutazioni senza conoscere tutte le informazioni, ma sono queste le decisioni di alto livello che possono indirizzare in maniera profonda i risultati sportivi ed economici di una società.

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Nato a Forlì nel 1994. Laureato in Ingegneria Informatica e ora ricercatore presso l'Università di Bologna. Amante del calcio, malato di Inter e fantacalcio, tenta ostinatamente di razionalizzare il gioco attraverso numeri e statistiche, ma rimane piacevolmente incantato dalla sua irrazionale imprevedibilità.

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