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5 min

- di Andrea Codega

Inter: tra la noia e il valzer


Tra il baratro e l'eccitazione, tra sogni e compromessi: le settimane nerazzurre vissute tra un orizzonte offensivo nuovamente di primo livello e possibili, sanguinose cessioni.


Arthur Schopenhauer diceva che la vita è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia. Dargen D'Amico, filosofo fondamentale della contemporaneità, ha titolato una sua canzone "Tra la noia e il valzer" (da ascoltare, se non la conoscete). Ecco, su questo modello dialettico le ultime settimane del mondo interista trascorrono tra il potenziale baratro di vedere - per la seconda estate consecutiva - la squadra privata di alcuni top player e l'eccitazione nel poter forse vedere un reparto offensivo supersonico. Noi interisti non brilliamo di certo per equilibrio e oggettività, nemmeno nei nostri elementi più calmi, riflessivi e meno passionali: se poi, come in questo caso, i nomi che stanno regolando l'incessante scorrere di questi giorni sono dei pesi massimi come Skriniar, Bastoni, Dybala, Lukaku... beh, è facile capire il perché di tanto fermento.

Dopo quanto successo la scorsa estate, il tifoso interista ha quasi paura di riuscire a essere pienamente felice, come se davanti a qualsiasi ottima notizia si nascondesse un inganno. Come se dietro l'arrivo di Lukaku ci fosse l'immediata partenza di Lautaro (chissà), come se dietro una squadra che probabilmente potrebbe presentarsi ai nastri di partenza con una profondità maggiore ci fosse la sicura partenza di alcuni degli elementi di maggior calibro. Colpa delle voci di mercato e di quelle che sembrano effettivamente le necessità economiche societarie, ma è come se questo timore si celasse anche dietro notizie o movimenti di mercato di importanza minore, un "eh ma" celato dopo ogni "bella notizia!". Insomma, facciamo fatica, estremamente fatica a goderci quello che è un abbozzato orizzonte positivo che si sta stagliando all'orizzonte, per paura dei compromessi che dovremo giocoforza accettare. Settimane tra un ipotetico La-Dy-Lu (suona bene) e possibili partenze che riguardano Skriniar, Dumfries o forse altri.

Là davanti

La scorsa stagione, nei contorni delineati dai due trofei e dall'ottimo cammino in campionato terminato però con un atroce delusione, ha ben evidenziato pregi e difetti della nuova Inter di Inzaghi. A fronte dei titolari che hanno - quasi tutti - performato in maniera eccellente per tutta la stagione e di un gioco spesso spumeggiante, il tallone d'Achille della squadra è stata la profondità della rosa, insieme alle prestazioni a targhe molto alterne del reparto offensivo, che a tratti ha proprio bloccato anche a livello visivo le grandi potenzialità dell'Inter.

Lautaro Martinez ha sì totalizzato 25 gol stagionali ma non è stato il leader tecnico che può e avrebbe dovuto essere dopo la partenza di Lukaku, con troppe pause nella sua stagione. Dzeko ha svolto un'ottima prima di parte di stagione, per poi vedere il rendimento crollare vertiginosamente da gennaio in poi. Correa ha segnato sei gol concentrati in tre partite, e questo la dice lunga su quanto sia stato evanescente. Sanchez, infine, ha inciso più di quanto fatto nella stagione precedente soprattutto grazie al gol in Supercoppa, ma non può più essere un giocatore su cui fare affidamento.

Maglie girevoli: saranno entrambi nerazzurri al via della prossima stagione?

Ecco perché, in questo contesto, le voci su Dybala che si susseguono fin dalla primavera non possono che essere manna dal cielo per Lautaro Martinez e il destino dell'Inter di questa stagione. Figuriamoci se, a sorpresa, nel giro di pochi giorni si è aggiunto pure il possibile ritorno di Lukaku, con la possibilità di andare a formare un trio offensivo clamoroso: Dybala, Lautaro, Lukaku. La tecnica nello stretto e la visione di Dybala, lo strapotere fisico e la verticalità (altro elemento mancato quest'anno) di Lukaku, la potenza, l'incisività e la qualità balistica di Lautaro. Un reparto offensivo completo, vario, forte come nessun'altro in Serie A e come pochi altri in Europa.

Dybala, Lautaro

Insomma, questo pezzo era originariamente previsto per parlare di Dybala e Lautaro. Con l'ormai certo innesto di Paulo, Lautaro avrebbe approcciato la prima stagione da nove puro, quale è stato soltanto a sprazzi durante quest'anno, quando in coppia con Correa e Sanchez. E Lautaro è un 9 fatto e finito: non di quelli che pensano soltanto agli ultimi 15 metri di campo, perché Lautaro sa fare tantissime cose in giro per il campo, sa associarsi molto bene come dimostra la sua intesa con Correa, con Lukaku e con chi gli gioca accanto in Nazionale, ed è per questo che in carriera ha svariato su tutto il fronte offensivo. Ma il suo ultimo salto in avanti in carriera passa anche dal concentrarsi di più sugli ultimi 15 metri, sull'aumentare un bottino realizzativo più alto che può essere nelle sue corde, sull'attaccare di più la linea avversaria e sull'essere più continuo nell'arco della partita e della stagione. Lautaro può essere un attaccante straordinario. Quello visto nei primi 45' con il Milan nel derby di Coppa Italia, per intenderci.

Non a caso, in quella partita alle sue spalle c'era Correa. Proprio di questo ha bisogno l'Inter di Inzaghi: di un giocatore come Paulo Dybala capace di associarsi meravigliosamente nello stretto, in possesso di capacità tecniche altamente sopra la media per premiare le sovrapposizioni dei quinti, mandare Lautaro in profondità, consolidare la squadra negli ultimi 30 metri di campo insieme a Calhanoglu e gli altri centrocampisti. Per questo, e per altri motivi, l'arrivo di una seconda punta associativa, tecnica e con un'alta quota di gol e assist nelle gambe come Dybala sembra un 'fit' tecnico perfetto nel reparto offensivo nerazzurro, e forse anche mentale, visto che Dybala deve riscattare le ultime annate piuttosto grigie. L'incognita è ovviamente legata agli infortuni e alla continuità, anche se quest'anno ha comunque giocato più di 2000' in Serie A, realizzando dieci gol e cinque assist.

Il ritorno di Romelu

Un anno e qualche settimana fa: Lukaku e Lautaro

Ecco, poi si è aggiunto Lukaku, e allora tutti questi discorsi sono andati - almeno parzialmente - a farsi benedire. Perché le poche qualità che rimarrebbero escluse dalla potenziale coppia Lautaro-Dybala - e cioè lo strapotere fisico, i centimetri, la velocità sul lungo e la capacità già comprovata di realizzare caterve di gol - arriverebbero proprio con il ritorno di chi ha fatto sognare e innamorare la piazza, salvo poi tradirla e rimpiangerla nello spazio di pochi mesi. E allora diamo spazio al perdono e al probabile ritorno del figliol prodigo, sognando quelle che sono tre coppie offensive di assoluto livello: Lukaku-Lautaro hanno già dimostrato tutta la loro potenzialità fisica, tecnica e di 'peso', Dybala-Lautaro sarebbe una coppia più leggera ma indiscutibilmente quella più tecnica e associativa, Dybala-Lukaku invece regalerebbe uno straordinario bilanciamento tra potenzialità fisiche e qualità tecniche. Insomma, ce n'è per tutti i gusti, e a prescindere da tutto quello che può succedere in questo mercato, non sarebbe stato possibile rinunciare alla possibilità di inserire questi due giocatori (a zero e in prestito per una manciata di milioni!) nel roster offensivo. Il tridente? Difficilmente sostenibile come soluzione fissa, più probabilmente a gara in corso o soltanto in rare occasioni. Ma anche lì, chi vuole può sognare.

Ma torniamo all'inizio, perché non dobbiamo dimenticarcene: nelle ultime gioie nerazzurre c'è sempre un velo di paura, un timore di dover accettare un compromesso per poter esultare. Dietro lo scudetto, d'altronde, c'è stata la grande smobilitazione estiva parzialmente compensata da Marotta, Inzaghi e altri singoli che si sono imposti. Ed ecco che, se me lo chiedessero, non avrei dubbi nel scegliere soltanto uno tra Dybala e Lukaku, se questa scelta potesse salvare la cessione di uno tra Lautaro, Barella (come fai a rinunciarci?), Skriniar (tra i top 5 difensori al mondo e designato capitano della squadra) e Bastoni (difensore dalle caratteristiche uniche e quindi non rimpiazzabile).

Ma probabilmente bisognerà rinunciare a qualche pezzo da novanta dal momento che i due discorsi non sono strettamente legati, come invece lo sono all'interno dell'umore di qualsiasi tifoso nerazzurro in queste settimane. Sospese tra l'eccitazione di un reparto offensivo nuovamente devastante e la paura di doversi comunque indebolire in altre zone del campo, con l'addio di giocatori fortissimi e a cui siamo profondamente affezionati.

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25 anni a base di fùtbol e racchette. Sapevo tutte le capitali del mondo, poi è arrivato Timor Est. Contro gli anglicismi inutili.

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