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5 min

- di Simone Renza

Guida pratica per riconoscere i tuoi santi: Wimbledon


Esistono manifestazioni sportive a cui, al di là dell'appeal che uno sport può esercitare su di un soggetto, si butta a prescindere l'occhio con un certo interesse nei caldi pomeriggi estivi. Una di queste è sicuramente Wimbledon, il più antico torneo tennistico mondiale (prima edizione A.D. .1874).


Al di là della storia sportiva del torneo in sè, durante l'intera durata si assiste alla ritualità sacramentale tipicamente britannica che fa sfoggio tradizioni millenarie immutabili anche in epoca moderna. Questo spirito inglese, specie agli occhi di un mediterraneo - politicamente, geograficamente e culturalmente lontano - è assolutamente affascinante: le fragole, regine culinarie del torneo, i cappelli che le signore sfoggiano con vanità tra le stradine che costeggiano i vari campi o in tribuna nel campo centrale, il "silence please" in perfetta dizione seguito da l'immediato educatissimo ammutolimento del pubblico, il dress code dei tennisti che deve essere rigorosamente bianco.

Questa particolarità, non solo istituita per far distinguere il torneo dagli altri (atteggiamento autoreferenziale tipicamente britannico) ma perchè le macchie di sudore che apparivano sulle magliette colorate dei tennisti durante le partite non erano considerate eleganti dai soci del circolo dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club.

Per capire la stringenza di ciò, il regolamento prevede quanto segue:
– Il bianco non include il bianco sporco o il crema.
– Sul completino non possono esserci disegni. È accettabile un unico bordo colorato intorno allo scollo e intorno al polsino delle maniche, ma non deve essere più largo di un centimetro (10 mm).
– Il colore contenuto nei motivi sarà misurato come se fosse una massa solida di colore e dovrebbe essere all’interno della guida di un centimetro (10 mm). Non sono ammessi loghi fantasiosi o motivi particolari.
– La parte posteriore di una camicia, un vestito, una maglia da ginnastica o un maglione deve essere completamente bianca.
– Pantaloncini, gonne e pantaloni della tuta devono essere completamente bianchi ad eccezione di una singola striscia colorata lungo la cucitura esterna non più larga di un centimetro (10 mm).
– Berretti, fasce per la testa, bandane, polsini e calze devono essere completamente bianchi ad eccezione di un singolo bordo colorato non più largo di un centimetro (10 mm).
– Le scarpe devono essere quasi interamente bianche. Suole e lacci devono essere completamente bianchi. I loghi dei grandi produttori non sono consigliati. Le scarpe da tennis per erba devono rispettare le regole del Grande Slam. In particolare non sono consentite scarpe con foruncoli intorno alle dita dei piedi. Il foxing intorno alle dita deve essere liscio.
– Tutti gli indumenti intimi che sono o possono essere visibili durante il gioco (anche a causa della sudorazione) devono essere completamente bianchi ad eccezione di un singolo bordo colorato non più largo di un centimetro (10 mm). Inoltre, sono sempre necessari standard comuni di decenza.
– I supporti e le attrezzature mediche devono essere possibilmente bianchi, ma possono essere colorati se assolutamente necessario.

Non solum. La velocità che la pallina assume sul prato erboso è ipnotica. Emoziona. Rapisce. Tiene alta l'attenzione. Nessuno scambio lento e polveroso come a Parigi al Roland Garros e nemmeno il cocente asfalto australiano dell'Open che dal il via alle danze degli Slam.

Ogni decennio è stato segnato da storiche sfide, come quella tra McEnroe e Borg del 1980 (1-6, 7-5, 6-3, 6-7, 8-6)

Oppure le più recenti, che vedono sempre come protagonista Roger Federer, sono quella del 2008, contro il 14 volte campione del Roland Garros (in forte dubbio per questa edizione per motivi fisici), Rafa Nadal 6-4, 6-4, 6-7, 6-7, 9-7.

A digiuno totale di nozioni tennistiche, iniziai a seguire questo torneo, non senza un certo scetticismo, seguendo gli scambi feroci tra Sampras - mio favorito dell'epoca - e Agassi. La loro rivalità incendiava la verde placidità erbosa del campo centrale londinese.

Per me Wimbledon è anche il posto dove il talento, l’eleganza, la classe dei giocatori emergono.

Un esempio lampante fu la finale del 1999. Sampras vs Agassi. Due stili differenti. Due pettinature differenti. Due statunitensi di figli di migrazioni da due paesi completamente diversi. Uno greco, l'altro iraniano. Due culle della cultura umana contemporanea. 24° volta nelle loro carriere in cui si affrontano. Quarta in una finale di un torneo dello slam. Dopo una crisi umana e quindi sportiva, Agassi è tornato ai vertici. Fresco di vittoria a Parigi. Sampras non è da meno e infatti gioca la migliore partita sull’erba della sua carriera (come da lui stesso detto): vincerà 6-3, 6-4, 7-5. In basso la partita completa.

Ma non solo quei due.

Altra finale che ha segnato quell'epoca fu Ivanišević - Rafter. Il croato batte 6-3, 3-6, 6-3, 2-6, 9-7 l’australiano.

Il primo era arrivato a Londra da comparsa, benchè vista la caratura parrebbe un abominio dirlo. All'epoca era numero 125 Atp. Pur di averlo, però, al torneo l'organizzazione gli assegnò una wild card, un invito a partecipare a un torneo senza dover passare per le qualificazioni (Ivanišević dedicherà la vittoria a Dražen Petrović, cestista connazionale morto in un incidente stradale esattamente 8 anni prima).

Ridurre, però, questa competizione alle partite tra uomini sarebbe riduttivo.

Il tabellone femminile, infatti, ha regalato altrettanta epicità e scontri infuocati.

Una delle più belle partite fu quella disputata nel 1988 tra la Stefi Graf e Martina Navratilova (5-7, 6-2, 6-1)

Doveva andare così. Ho perso da una giocatrice più forte nell’ultimo giorno del torneo. Questa è la fine di un capitolo che segna il passaggio del testimone”. Così la nove volte campionessa di Wimbledon, con i suoi iconici occhiali, disse a fine partita. Per la prima volta, infatti, non sarebbe stata lei ad alzare il trofeo.

Sotto un sole splendente, la Graf perse il primo set lottando, lasciando supporre che la più grande giocatrice d’attacco della storia stesse per vincere il suo settimo titolo consecutivo. Le cose invece andarono diversamente. La Graf si rimboccò le maniche e di potenza portò a casa secondo e terzo set piuttosto nettamente.

Nel 1991, infatti, si assistette ad un altro incontro epocale tra due tra le più grandi tenniste all time: Stefi Graf conto Gabriela Sabatini (6-3, 4-6, 8-6)

Due anime distinte e distanti. La prima un martello teutonico, la seconda una fiamma latina. Si sono affrontate 40 volte nel decennio 1985-1995. Il prato verde si trasformò in una scacchiera dove due menti tennistiche brillanti giocarono più di testa che di tecnica.

La Graf riassaporò il successo e si gettò amare vicende personali. Gaby vide in quella partita l'ultimo atto della sua memorabile carriera - unico successo gli Us Open nel 1990.

Nel 2002 gli inglesi assistettero alla prima finale tra le due sorelle dominatrici dei primi anni 10 del nuovo millennio: S.Williams vs V.Williams (7-6 6-3)

Volevo vincere disperatamente” dichiarò Serena “Continuavo a pensare al mio gioco. Ok, Serena stai calma. Lei ha già vinto due Wimbledon. Prova a combattere”.

Per capire l'impatto che hanno avuto le sorelle basti pensare che vinsero dieci di quattordici edizioni. Da questo momento in poi, Serena non sarà più la “seconda” delle due sorelle.

Siamo, ad oggi, nel pieno di un ricambio generazionale in entrambi i tabelloni.

Sarà, quindi, ancora più divertente ed affascinante assistere al torneo più antico ed importante del mondo cercando di scovare le nuove rivalità del futuro magari dinanzi ad una buona coppa di fragole.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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