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4 min

- di Giuseppe Menzo

Considerazioni sparse su "Top Gun: Maverick"


Chissà se “Top Gun: Maverick” è il sequel più atteso – in meri termini temporali, intendo - della storia del cinema. Sarebbe bello saperlo con assoluta certezza anche soltanto per colorare queste mie considerazione di un tocco di folclore innocuo e allo stesso tempo glam, ma ho deciso di rimanere con il dubbio e di lasciarvi con uno spunto che magari vi porterà a cercare la non indispensabile informazione sui motori di ricerca, rendendomi così colpevole di favoreggiamento di utilizzo di software a fini non propriamente vitali. Ma se trovate qualcosa al riguardo della mia interrogativa indiretta, mi raccomando, rendetemi edotto a scapito della mia atavica pigrizia, anche per dimostrare che una comunità come questa può aiutarci anche quando non ne siamo propriamente meritevoli. Ma detto questo, decolliamo. Con i migliori aviatori della storia del cinema.


- Succede che il film di cui parleremo in questo pezzo è uno splendido prodotto degli anni ’80 girato nel secondo decennio del terzo millennio e nonostante questo riesce a non cadere in un insopportabile melò sfilacciato. Anzi. Top Gun: Maverick è un film solido che non ha una sbavatura che sia una e che procede spedito, al pari dei caccia che lo riempiono di forza e suggestione, dall’inizio alla fine. È un film prevedibilissimo nella sua sceneggiatura senza colpi di scena, eppure è così vibrante da riuscire a scuotere viscere, cuore e cavità orbitali degli spettatori. È veramente difficile da spiegare razionalmente come questo sia possibile, ma, travalicando il mero concetto di gusto personale, penso di avere intercettato sui social e in sala un certo apprezzamento per la pellicola, nonostante questa non presenti nessun elemento innovativo a livello di scrittura e di recitazione. Il film piace, convince e stravince e questo è quanto;

- Tom Cruise, attore che l’opinione pubblica lascia costantemente in bilico tra un’esaltazione che sfiora l’agiografia e una disistima inerente anche molteplici aspetti della sua vita privata (vedasi convinta e imperitura appartenenza a Scientology) è, ad oggi, a naso, l’unica e l’ultima stella del cinema americano – e questo, probabilmente, de facto, lo rende uno degli attori più influenti al mondo – a poter far sentire la sua potente voce in fatto di realizzazione di un prodotto cinematografico e relative modalità. Famoso per il suo spendersi in prima persona anche nelle scene più esigenti dal punto di vista fisico e in quelle particolarmente pericolose (e una cosa non esclude l’altra), questa volta ha voluto – ottenendolo ovviamente – che tutti gli attori si sottoponessero ad un duro allenamento che gli avrebbe consentito di recitare nelle reali condizioni di volo, essendo le riprese aeree realizzate senza particolari trucchi salva paura. I prodi hanno volato – ovviamente in compagnia di veri piloti della Marina Militare statunitense– e hanno dovuto tira fuori qualcosa che magari fino a questo ingaggio non avevano dovuto sperimentare. Ora, invece, ne hanno fatto esperienza;

- Jennifer Connelly, necessaria controparte femminile di quella che inevitabilmente è anche una commedia romantica (anche se ridotta ai minimi termini) è ancora una donna splendida a dispetto del tempo che lascia i propri segni su tutti e che non concede sconti a nessuno. Nemmeno all’eroico protagonista inneggiato come esempio di eterna giovinezza dalle masse idolatranti (o almeno la porzione che lo ammira). Val Kilmer, invece, reduce da un grave problema di salute, appare in tutta la sua debilitata figura a rinverdire i fasti del personaggio che fu e a mantenere il legame con una storia- la precedente- che, mi perdonerete, pare non avere avuto un buon invecchiamento. Io ho recuperato il Top Gun originale dopo la visione di quest’ultimo e ritengo che si possa anche non avere rimpianti nell’andare prima al cinema a godersi quest’ultima fatica pur non avendo la conoscenza del primo capitolo. D’altronde sono stati tutti molto furbi nel far sì che nulla rimanesse sotteso, quanto invece opportunatamente e didascalicamente spiegato;

- Joseph Kosinski è il regista di questo prodotto ad alto budget. Mi perdonerete se non sono in grado di soffermarmi troppo sul lavoro di questo “direttore delle operazioni” dato che non posseggo l’armamentario tecnico per parlarne a dovere. Forse di un Sorrentino o di un Garrone o di un Zemeckis o di uno Spielberg riuscirei – o proverei – a definire alcune caratteristiche precise in relazione ad un dato risultato finale, ma in questo caso proprio no. Troppo settoriale il campo d’azione nella quale la storia si dipana e troppo complicato- per me – lasciare che la ragione faccia il suo mestiere come si deve. E difatti è stato il muscolo cardiaco con relative implicazioni emotive ad avere la meglio in questo caso. Forse anche per l’omaggio fortemente voluto a quel Tony Scott che aveva firmato il film del 1986 e che il sessantenne ex marito di Katie Holmes e Nicole Kidman desiderava tanto ricordare. E chi si recherà in sala, o l’ha già fatto, si accorgerà facilmente del come;

- E infine, l’immortale, fortissimo, invincibile spirito patriottico americano, al quale non dedicherei soltanto le ultime righe di questi miei pensieri, ma anche una categoria a parte nelle serate in cui si premiano i prodotti artistici del grande schermo. Qualcuno, data la loro storia, abbia il coraggio di istituire un riconoscimento al film più nazionalista dell’anno e almeno avremmo sdoganato, senza paura e ipocrisia, uno dei sentimenti più diffusi della cinematografia a stelle e strisce. Soprattutto quando si parla di sconfiggere nemici stranieri che ormai non vengono nemmeno più citati come ai cari vecchi tempi, ma soltanto subdolamente (?) evocati. E con i tempi che corrono forse questa non è propriamente una scelta sbagliata. Top Gun. Maverick: un film veramente TOP. E perdonatemi questa chiosa da boomer, ma figlia di un entusiasmo che spero vi contagi.

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Mi diplomo al Centro Internazionale “La Cometa”, dopo un intenso triennio di studi, nell’ottobre del 2016, aggiudicandomi la patente dell’attore, del “ma che lavoro fai? “e di appartenente al gruppo “dei nostri amici artisti che ci fanno tanto ridere e divertire” (cit.). Appassionato di sport, ottimo tennista da divano, calciatore con discrete potenzialità in età pre puberale, se non addirittura adolescenziale, mi appassiono anche al basket Nba e alla Spurs Culture. Discepolo non riconosciuto di Federico Buffa, critico in erba, ingurgitatore di calorie senza paura, credo che il monologo di Freccia nel film di Ligabue sia bello, ma che Shakespeare ha scritto di meglio. Molto meglio. Mi propongo di unire i tanti puntini della mia vita sperando che alla fine ne esca fuori qualcosa di armonioso. Per me e gli altri.

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