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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Germania-Italia (5-2)


La Germania ci porta a scuola.


- Tutte le buone sensazioni che timidamente e anche un po' silenziosamente Mancini aveva messo insieme, un passetto alla volta, nelle prime tre uscite di questa Nations League, a loro modo incoraggianti, vanno fragorosamente a sbattere contro il muro teutonico di una Nazionale tedesca che, nella serata di Moenchengladbach, si mostra drasticamente superiore sotto ogni punto di vista, facendoci sentire improvvisamente piccolissimi. In Germania il match che va in scena è letteralmente un no-contest a favore dei padroni di casa, che annichiliscono gli Azzurri con imperturbabile autorità, mentre i nostri si squagliano in modo ingiustificabile;

- Diciamolo subito, non è dovessimo aspettarci tanto, a dirla tutta: siamo un Paese che non fa dell'equilibrio nei giudizi il suo tratto distintivo e siamo bravissimi a passare dall'esaltazione al funerale collettivo in un amen. Nell'ultimo anno abbiamo vissuto momenti tremendamente altalenanti, ed ora stiamo riprovando a raccattare i cocci di una delusione ancora cocente attaccandoci a qualche speranza futura. Se Mancini fa bene, in questo periodo storico, ad intraprendere una nuova strada, questa partita non fa che ricordarci quanto questa strada sia ancora inevitabilmente lunga. Pur volendo mantenere tutto l'equilibrio possibile, uno spettacolo come questo non è in nessun modo accettabile;

- La partita vera si gioca solo nei primissimi minuti di ognuno dei due tempi, illusori nel far intravedere un'Italia propositiva che sa rendersi pericolosa. Un fuoco di paglia, dopo il quale non ci capiamo letteralmente nulla: la Germania prende saldamente in mano le redini della partita e fa girare a vuoto i ragazzi di Mancini, portandoseli a spasso come vuole. Disarmante il confronto a centrocampo, dove la cerniera Kimmich-Gundogan asfalta il nostro terzetto con impietosa superiorità, a tratti imbarazzanti le voragini lasciate dalla catena di destra Calabria-Politano, data in pasto al terzino David Raum (dai, alzi la mano chi lo aveva già visto giocare). Il resto lo fanno superficialità e disattenzioni individuali che non fanno altro che rendere la partita una sofferenza sempre crescente;

- Di là, va detto, c'è una squadra fortissima. La Germania trabocca di qualità in tutti i suoi interpreti e, nei cambi, dimostra anche tutta la profondità della rosa di Flick che, oltre ad avere a disposizione un grande arsenale di giocatori, sembra anche avere le idee chiarissime. Davanti, come spesso si ripete, manca sempre la figura di un centravanti classico, ma i movimenti di Werner, Sanè e del solito pragmaticissimo Thomas Muller (devastante quasi senza toccare il pallone) sono più che sufficienti per mandare in tilt la nostra retroguardia. Se nell'ultimo periodo i tedeschi potevano aver incontrato alcune difficoltà oggi, probabilmente anche con la gentile collaborazione azzurra, sembrano essersele messe tutte alle spalle. Questa è una squadra alla quale non manca niente;

- Cosa salvare dunque? Da stasera nulla, inutile girarci intorno. Nemmeno un finale un po' più superficialotto nel quale riduciamo il parziale di due reti riesce a farci individuare delle prestazioni degne di lode da parte degli uomini del Mancio. Il CT fa bene a lanciare ragazzi giovani, facendo forse un lavoro che dovrebbe iniziare in modo molto più capillare ma che lui, avendo accettato di ripartire, ha bisogno di affrettare in prima persona. Se il percorso è quello giusto, è tuttavia anche sintomatico del nostro periodo storico: oggi siamo semplicemente inferiori ad alcune nazionali, e questo, almeno per ora, va accettato. Quello che non va accettato è farci certe figure. Serata da cancellare.

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Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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