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9 min

- di Rocco Nicita

(A)AAron Ramsey cercasi


Aaron Ramsey da box-to-box a fuori dal campo. Apologia di quel che è stato.


Aaron Ramsey, da acquistare al volo...

Se dovessi pensare ad un centrocampista post 2010 della Premier League da prendere nella mia squadra, farei senza troppi scrupoli il nome del gallese. Emblema del centrocampista moderno perché completo in entrambe le fasi, dava l'impressione di essere un perfetto prodotto di laboratorio. Gli "esperimenti" su di lui portano la firma di Arsène Wenger, un grande scienziato del calcio.

Le caratteristiche tecniche di Ramsey hanno permesso al tecnico francese di esprimere al meglio la sua idea di calcio. Soprattutto, sono state l'ago della bilancia per favorire l'evoluzione del gioco di Wenger. Si tratta di un calcio che ricerca spasmodicamente la verticalità in fase di possesso e votato al pressing a tutto campo in fase di non possesso.

A ciò, si deve aggiungere una fase di transizione veloce, il cui scopo è arrivare quanto prima alla profondità. Anche qui Ramsey risultava un giocatore fondamentale viste le sue abilità nel palleggio.

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Già solo questi fotogrammi dimostrano come Ramsey disponga di una superiore capacità di lettura del gioco. Si tratta di un giocatore fondamentale nelle fasi di transizione e non è un caso che sia stato etichettato come centrocampista box-to-box. Restando in tema di centrocampisti, Steven Gerrard, ex leggenda del Liverpool, aveva incoronato il gallese come "the best attacking midfielder in the Premier League".

Attualmente, Ramsey ha fatto ritorno alla Juventus dal prestito semestrale ai Glasgow Rangers, dove ha messo a segno 2 gol in 7 partite. Tra le fila dei bianconeri il gallese è ormai considerato un esubero, in virtù anche della sua parentesi torinese non certo memorabile (eufemismo). Da acquisto intrigante a bersaglio dei tifosi il passo è stato breve. Brevissimo.

Ciò, però, non deve cancellare quello che è stato Ramsey e ricordare il giocatore che fu è proprio lo scopo di questo articolo.

L'approdo all'Arsenal

Ramsey, svezzato nel calcio dei grandi alla tenera età di 16 anni e 124 giorni, ha fin da subito attirato su di sé gli occhi dei grandi club della Premier League, terra promessa per gli aspiranti calciatori del Regno Unito. In questo senso, come dichiarato proprio dallo stesso giocatore, Arsène Wenger è stato decisivo per la scelta di entrare a far parte dei Gunners. Non è un mistero che il tecnico francese abbia a cuore l'utilizzo di giovani promettenti da far crescere sotto la sua ala protettrice. Questo aspetto era stato sottolineato e considerato dirimente per la futura scelta da Ramsey: "L'Arsenal è un club che offre sempre ai giovani calciatori un'opportunità ai massimi livelli e io mi impegnerò al massimo per partecipare ai futuri successi qui".

Il tecnico alsaziano, dal canto suo, aveva speso parole importanti verso il diciassettenne gallese, attribuendogli già una certa maturità. La dote che lodava principalmente il tecnico dei Gunners, però, era la versatilità: "Anche se gioca principalmente a centrocampo, Aaron è un giocatore versatile e può giocare anche in difesa. Siamo tutti impazienti di accogliere Aaron nel club per la nostra preparazione pre-stagionale".

E infatti la carriera di Ramsey ci dimostra che la predizione di Wenger non era priva di fondamento. I dati transfermarkt, a questo proposito, ci dicono che il gallese è stato impiegato 167 volte come centrale di centrocampo, 51 volte come mediano, 92 volte come trequartista, 53 volte come centrocampista di destra e 15 volte come centrocampista di sinistra.

Ramsey - lo dico senza timore - per Wenger rappresentava ciò che Ulisse era per Omero: un eroe definito polýtropos e cioè dall'ingegno versatile. Non può certo passare in secondo piano il fatto che il tecnico, pur di dare una maglia da titolare al gallese, fosse disposto a stravolgere il suo ruolo.

Star di provincia

Il talento di Aaron Ramsey, prima ancora dell'interesse di Arsène Wenger, era già riconosciuto nei dintorni di Cardiff, città in cui è cresciuto calcisticamente. Jeremy Evans, docente di Physical education alla Ysgol Gyfun Cwm Rhymni, aveva notato le qualità tecniche ed umane del giovane prospetto prima ancora che sul campo da calcio.

Evans aveva sempre saputo che Ramsey un giorno sarebbe divenuto capitano perché non era uno sbruffone o un tipo appariscente negli spogliatoi, ma, al contrario, era un leader che dava l'esempio agli altri. Certo, non si aspettava che potesse diventarlo così presto. Anche sotto quest'aspetto il gallese è da considerarsi un record-breaker: vanta il primato di più giovane capitano nella storia del Galles, avendo indossato la fascia a 20 anni e 90 giorni. Si può facilmente intuire che la scelta non fu salutata con favore, specialmente dagli ex giocatori della nazionale del dragone, anche se Ramsey, con fare british, respingeva pacatamente le critiche: "So di non essere uno che urla e grida, e non cambierò il mio modo di essere. Non sono l'anima della festa, ma parlo quando c'è qualcosa da dire".

Dando uno sguardo alle foto dell'epoca, non posso che concordare sul low profile mantenuto dal giovane talento. Lo stile ricalcava appieno quello delle star indie-rock, magari nate nei centri industriali del Regno Unito, il cui scopo principale era quello di allontanarsi da tutto ciò che poteva interessare alla cultura pop, quindi mainstream. Il neanche ventenne Aaron Ramsey, pur conscio del proprio bagaglio tecnico, preferiva passare sotto traccia, badando senza dubbio più alla sostanza che alla forma.

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Dal punto di vista atletico, lo stesso Evans racconta di come il suo giovane pupillo primeggiasse in qualunque sport possibile. A sua detta, è stato un ottimo ginnasta, rugbista e molto altro.

Il cliché del box-to-box

Oltremanica, il centrocampista box-to-box è un cliché, quasi uno stereotipo. Anzi, provo ad azzardare, i centrocampisti inglesi nascono con l'idea di diventare dei box-to-box anche se in pochi riescono a diventarlo. Come correttamente evidenziato, parlare in Premier League centrocampista box-to-box è come riferirsi al libero nel calcio italiano o all'enganche nel calcio argentino: è una figura appartenente alla mitologia locale, che fa brillare di luce riflessa l'eletto discepolo.

Anche se ormai termine comune nel gergo calcistico, vale la pena ricordare che il box-to-box (quindi da area ad area) è un giocatore in grado di recuperare palla dalla propria area e di trasformare l'azione da innocua a pericolosa. In un'immagine perfettamente riuscita, questa tipologia di giocatore raffigura "un po’ la classe operaia del calcio, rappresentata dai mediani e dalla linea difensiva, che ascende per brevi attimi all’ aristocrazia della rete".

Non è un caso, infatti, che il centrocampista box-to-box sia uno dei giocatori più acclamati nelle varie squadre. Basti pensare, ad esempio, ad esimi rappresentanti del genere. Steven Gerrard, Frank Lampard, Yaya Touré - per citare alcuni degni esponenti del ruolo - sono leggende dei rispettivi club. Probabilmente, c'è sempre quell' eterno retaggio già visto della working class che riesce ad arrivare in paradiso o, se preferite, del self made man.

Aaron Ramsey tra boxing day e box-to-box

Sempre in tema di box, non può sfuggire ai più attenti la data di nascita di Aaron Ramsey. L'anagrafe riporta una data simbolica per la tradizione inglese: 26 dicembre, anche detto Boxing Day. Si tratta del giorno, per intenderci, in cui nella tradizione del Commonwealth (cristiana non cattolica) si usava confezionare dei doni per le persone meno abbienti. Come noto, la ricorrenza ha assunto un'assoluta importanza anche nel panorama del football, tant'è che proprio in quella data trovò luogo la prima partita nella storia del gioco.

La coincidenza c'è ed è strana, ma ragionando in termini calvinisti potrebbe leggersi tra le righe una sorta di predestinazione. Senza voler scendere nel merito di dottrine teologiche, onde evitare di creare una commistione tra sacro e profano, basterà semplicemente far notare che il prof. Evans - ormai attore non protagonista della storia - aveva già notato in lui una straordinaria capacità atletica. Qualche anno dopo, a proposito, dirà: "è stato un ottimo corridore di 800 metri e di corsa campestre, lo si vede dal modo in cui interpreta il ruolo del box-to-box". Si tratta di un giocatore che, on his prime, risultava essere determinante.

The perfect game

Per spiegare la perfezione di Ramsey nell'interpretazione del ruolo, molte fonti citano la stessa partita: Aston Villa vs Arsenal del 13 dicembre 2015. In particolare, viene dato risalto all'azione che permetteva ai Gunners di portarsi in duplice vantaggio al Villa Park. L'azione in questione, senza troppi giri di parole, era salutata da Wenger come "the way we want to play football".

I Villains quasi allo scadere della prima frazione di gioco si trovavano sotto di un goal e, perciò, tentavano di tessere la propria trama di gioco alla ricerca del pareggio. Ramsey sradicava letteralmente il pallone dai piedi di Idrissa Gueye, scaricava su Giroud e iniziava una folle corsa che terminava con un tap-in vincente.

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Nell'immagine manca il momento in cui Ramsey (nr. 16) effettua il tackle decisivo per la ripartenza (foto BBC)

Il gallese, peraltro, nel corso della stagione 2015-16, si trovava sacrificato in posizione di ala destra. I ripetuti infortuni e la straripante forma del duo Coquelin - Santi Cazorla avevano relegato Ramsey al di fuori della zona centrale del campo. Si tratta, infatti, della sua peggiore stagione in termini di differenza tra expected goals e goal realizzati: 5 segnati a fronte di 8.61 attesi. Quando rimesso al timone, però, sfornava delle prestazioni eccellenti, come nel caso della partita descritta.

Gli inserimenti di Aaron Ramsey

Come detto, il centrocampista box-to-box è in grado di agire efficacemente sia in zona difensiva che in zona gol e, quindi, indipendentemente dalla zona di campo in cui si trova. A seconda delle caratteristiche proprie di ognuno, però, ci sarà sempre chi prediligerà la fase offensiva o quella difensiva. Ramsey non fa eccezione e credo possa dirsi che la fase offensiva gli riesce meglio.

In effetti, è proprio nella zona di campo più avanzata che il gallese riesce ad esprimere meglio le proprie qualità, i 16 gol e i 10 assist in 34 partite nell'arco della stagione 2013-2014 ne sono la riprova. È il vestito dell'incursore quello che calza meglio all'ex Arsenal e in questo senso si potrebbe più definire un "pirata" invece che "Rambo".

Ramsey, infatti, trova il proprio terreno fertile negli inserimenti tra le punte che si allargano. Le foto sotto dimostrano che Aubameyang e Lacazette assecondavano il suo movimento, utilizzato come arma per scardinare le difese avversarie. Un altro dato interessante (seppur frammentario perché raccoglie i dati delle sole partite di campionato a partire dalla stagione 2014/2015) ci indica che questi inserimenti non sono fini a se stessi: dei 28 goal presi in considerazione nella statistica 22 sono stati siglati in area di rigore. E no - perché so che lo state pensando - non è un'affermazione scontata, considerate le doti balistiche del gallese.

Ramsey, dunque, predilige l'inserimento indipendentemente dalla porzione di campo in cui viene schierato. Nella foto "inserimento 1" il gallese opera come box-to-box puro. L'azione parte da un recupero difensivo e si sviluppa ad una velocità supersonica, con il gallese coinvolto sia nella prima fase che nella fase di rifinitura.

Nella foto "inserimento 2", invece, opera da trequartista puro o "punta di diamante" nel rombo asimmetrico.

Con la palla tra i piedi

Come fatto giustamente notare, Aaron Ramsey dà il meglio di sé giocando per vie centrali. In questa zona di campo, infatti, ha un'utilità maggiore specialmente in una squadra che basa il suo calcio sulle transizioni in attacco.

Il gallese pretende di essere coinvolto nel gioco e per questo motivo ha più volte dichiarato di non condividere il suo uso "improprio" nel rettangolo verde. Nonostante ciò, comunque, è stato sempre lui ad adattarsi a ruoli diversi. Questo, senz'altro, è un retaggio della velocità che l'Arsenal ha storicamente impresso alla manovra offensiva: triangolazioni a tutto campo per arrivare a rete nel minor tempo possibile. Ramsey, con il suo stile di gioco, ha più volte dimostrato di essere un perfetto collante tra reparto arretrato e reparto avanzato, unendo alla conduzione della palla l'abilità di trovare sempre un varco per il compagno.

Quando si trova a giocare nelle zone avanzate del campo, e quindi a non dare avvio all'azione, Ramsey offre spesso la soluzione dello scarico su di sé. L'azione, pure con modalità di gioco diverse, vede ripetere lo stesso pattern all'infinito: il gallese riceve palla spalle alla porta così da coprirla e, grazie ad una sopraffina visione di gioco, riesce ad imbucare per i compagni di squadra.

Si può apprezzare ancora di più questo schema quando il passaggio volto a superare la difesa avversaria viene eseguito di prima intenzione, a testimonianza della rapidità del gallese nella lettura delle varie situazioni di gioco.

Il Ramsey visto all'Emirates era l'esempio di giocatore efficiente e determinante. Erede della nobile tradizione inglese dei centrocampisti box-to-box, ma anche degno esponente del genere moderno dei centrocampisti poliedrici.

Spirale negativa

Nel gergo inglese, risaputamente più pregnante rispetto a quello italiano, il termine confidence esprime la fiducia verso i propri mezzi, la consapevolezza di ciò che si è. Ramsey, nonostante le sue indubbie qualità tecniche e tattiche, non sempre è stato confident nel corso della sua carriera. Anzi, spesso è stato chiamato a ritrovare la sicurezza dopo alcuni momenti difficili.

Primo fra tutti, ovviamente, il terribile infortunio del 2010 dopo l'entrata-killer di Shawcross. L'imprudenza del difensore dello Stoke City costò al ventenne gallese 9 mesi di lontananza dal calcio giocato. In seguito al grave episodio, che gli avrebbe potuto compromettere definitivamente la carriera, fu chiamato a ricostruire tutto dall'inizio. Da lì in poi la carriera di Aaron Ramsey è stata costellata da numerosi infortuni di lieve entità che, fino a un certo punto, non ne hanno comunque pregiudicato il rendimento tecnico.

Ciononostante, la Juventus, in qualità di top club europeo, aveva puntato gli occhi sul centrocampista gallese, il quale sembrava rientrare appieno nei meccanismi del club piemontese. Salvo pochi sprazzi di luce, però, l'esperienza con il club bianconero è naufragata: Ramsey è stato prima relegato ai margini della rosa e, successivamente, girato in prestito ai Rangers di Glasgow con esiti purtroppo nefasti.

Tuttavia, questa non è la sede per discutere dei problemi di feeling tra il gallese e la Vecchia Signora, quanto una sede per celebrare il meraviglioso giocatore apprezzato con la maglia dei Gunners. La sua storia ci parla di prematurità e di predestinazione, di cadute e risalite. L'etichetta di "bollito" non fa per lui, ancora 31enne.

Torna a casa, Aaron.

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Rocco Nicita, classe 1996. Laureato in giurisprudenza. Appassionato di cantautorato italiano e calcio anni 2000. Mi emoziono pensando alla Reggina di Mazzarri. Mi piace "l'odore delle case dei vecchi".

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