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- di Federico Castiglioni

Il pagellone della stagione della Fiorentina


I viola, tra ferite di mercato e alcuni passaggi a vuoto clamorosi, si guadagnano un impronosticabile ritorno nelle coppe europee, dalle quali mancavano dal 2017.


L'imbucata. Ma anche, la risorta. Alla fine, sono queste le parole più adatte per definire la Fiorentina 2021-2022, squadra tornata dopo anni difficili al tavolo dell'alta classifica, seppur al posto più umile, il settimo, l'ultimo valido per l'Europa che risponde al nome di Conference League. Alle altre sedute le solite sorelle: Milan, Inter, Napoli, Juventus, Roma e Lazio; al netto dei rimescolamenti di posizione finale e trofei vinti o non vinti, queste sei squadre da anni occupano i posti validi per rappresentare l'Italia nelle coppe europee.

Poi c'era l'Atalanta, che a partire dal quarto posto stagione 2016-2017 si è fatta tre Europa League (quest'anno da retrocessa, e una fuori subito agli spareggi) e tre Champions (fuori ai quarti nell'annus horribilis 2020, fuori agli ottavi l'anno scorso, fuori ai gironi quest'anno), tanto da dar adito a possibili chance per lo scudetto vista la sua continuità progettuale e di risultati. E invece questa stagione non povera di sorprese ha visto anche la brusca frenata della Dea, e la relativa riapparizione improvvisa della Fiorentina, oltretutto bestia nera dei bergamaschi quest'anno tra campionato e Coppa Italia.

Il settimo posto viola, risultato il cui valore si può comprendere appieno solo ripercorrendo il crepuscolo dell'era Della Valle e i primi due anni di gestione Commisso, è un'opera il cui artefice principale non può essere che Vincenzo Italiano. Arrivato un po' per caso sulle rive dell'Arno in seguito all'affaire Gattuso, l'ex allenatore dello Spezia ha ribaltato come un calzino la squadra, valorizzandone tante individualità inespresse e cambiandone radicalmente l'approccio-gara rispetto alla stagione precedente. Pur con alcuni passi falsi (come la sconfitta di Marassi), sul piano tecnico sembrano essere state gettate solide fondamenta per il futuro. Per quali ambizioni e obiettivi, questo dipenderà anche da come la proprietà deciderà di operare su un organico che, pur raramente sfigurando e anzi strappando risultati importanti, in una maratona come il campionato solo a fatica ha nascosto le proprie carenze rispetto alle altre "sorelle".

Terracciano 6: scelta enigmatica sotto tanti aspetti, quella della promozione a titolare del portiere arrivato due anni e mezzo fa da Empoli. In teoria, ai nastri di partenza non sembrava esserci confronti tra lui e Dragowski. Ma nella testa di Italiano devono aver pesato considerazioni tattiche ed episodi, a partire dal rosso rimediato da Drago alla prima di campionato contro la Roma. Terracciano, nel quadro di una stagione non priva di errori, si è rivelato un portiere assai più a suo agio del polacco nell'interpretare il ruolo secondo le idee dell'allenatore, tanto nella costruzione del gioco quanto nel dominio dell'area di rigore;

Dragowski 5: gioca nove partite tra campionato e coppa Italia, rimediando due cartellini rossi e una serie di interventi in uscita sanguinosi. Tra i pali è perfino decisivo contro Udinese e Atalanta, ma così tanti errori di concetto identici in così poche partite ne hanno minato la fiducia da parte dell'allenatore. Al resto, ha pensato un infortunio e la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto. Resta l'enigma, se sia un portiere forte ma sconsiderato o se appartenga a quella sottocategoria di estremi difensori che si esaltano se bersagliati di tiri, salvo non farsi mai trovare pronti in quelle gare non giocate sulle proprie barricate;

Rosati s.v.: mascotte dello spogliatoio;

Biraghi 6.5: contestatissimo, confermato tra parecchie bocche storte, viene promosso capitano e fa forse la miglior stagione in carriera. L'averne rivisto il ruolo con un'interpretazione estremamente offensiva lo ha aiutato non poco, visto i limiti perfino drammatici che ha nel difendere. Tanto contributo in avanti (più di quantità che di qualità, checché se ne dica), alcuni gol pesanti, e inaspettate doti di leadership mostrate in un gruppo ancora molto fragile sul piano emotivo;

Terzic s.v.: solo scampoli di gare, tranne nell'1-1 a Verona dove firma l'assist del pari. Se non gioca quasi mai ci sarà un motivo, ma noi umani, non vedendolo mai, lo possiamo solo intuire;

Martinez Quarta 5.5: quasi imprescindibile fino a metà dicembre, poi sportivamente imploso dopo l'assenza per covid di gennaio. La crescita di Igor lo taglia fuori, complice la riduzione del ritmo delle rotazioni messe in atto da Italiano nel girone di ritorno, e alcune prove tutt'altro che impeccabili;

Milenkovic 6.5: una sufficienza più che abbondante, per un elemento che ancora continua ad essere centrale nel pacchetto arretrato viola. Abile duellatore esaltato dalla difesa aggressiva di Italiano, su di lui rimane un'unica, ma fondamentale preoccupazione (oltre a quelle relative al contratto), ovvero quella mai risolta impressione di svagatezza e ingenuità in certi frangenti della partita;

Igor 8: il salto in avanti del centrale brasiliano è una delle opere migliori di Vincenzo Italiano. Alternativo ma stabilmente nelle rotazioni della prima parte di stagione, Igor passa da oggetto misterioso con la tendenza all'esser poco attento al centro della difesa, a perno del pacchetto arretrato. Difensore poderoso nell'1vs1, ha migliorato significativamente il suo livello di concentrazione e la qualità delle sue letture, ma soprattutto si è rivelato giocatore-chiave (come sottolineato più volte da Italiano) in fase di costruzione del gioco;

Nastasic 4: con cinque presenze in campionato e una in Coppa Italia (di cui solo tre da titolare) forse non meriterebbe neanche un giudizio. Non fosse che in quelle tre da titolare (Inter, Napoli, Lazio) si rileva un ex-giocatore. Era la tassa da pagare per la permanenza di Milenkovic per un altro anno, non certo il quarto centrale in rosa;

Odriozola 6.5: una media tra l'8 del girone di andata e il 5 di quello di ritorno, dove quasi scompare per vari problemi di natura fisica, mai del tutto risolti. La sua propensione offensiva e le abilità di attacco e occupazione degli spazi ne avevano fatto un elemento fondamentale nelle manovre della Viola, le sue assenze hanno fatto fare gli straordinari a Venuti e lasciato insolute parecchie questioni sulla catena di destra;

Venuti 5.5: voto veramente di stima, perché il terzino cresciuto nel vivaio e rientrato alla base ha più volte mostrato i propri limiti tecnici (abissali specialmente se confrontati con Odriozola), al di là dell'impegno mai fatto mancare;

Torreira 8: leader. Giocatore da considerarsi come il miglior regista dell'ultima Serie A, dietro solo all'interista Brozovic. In una squadra con varie carenze e una certa tendenza allo spegnersi sul più bello, l'uruguaiano è sempre stato un trascinatore tecnico e spesso anche emotivo, capace di indossare la corazza o sguainare il fioretto a seconda delle necessità, e sempre con grande maestria. Non riscattarlo sarebbe veramente una malsana idea per la Fiorentina;

Amrabat 6: giocatore finalmente in crescita dopo due anni assai complicati in viola, giocatore finalmente calatosi con crescente sicurezza nel ruolo di vertice basso, da tanti annusato come unico possibile per lui in un centrocampo a tre ma mai concretizzatosi. Il suo è stato un corso di aggiornamento sanguinoso, con una prima parte di stagione in estrema sofferenza nel sostituire all'occorrenza Torreira. Ma la seconda parte di stagione ha restituito alla Fiorentina un ennesimo giocatore recuperato;

Bonaventura 6.5: per reggere un ruolo dispendioso come la mezzala, tantopiù nell'impianto di gioco di Italiano, non può giocare 50 partite l'anno. Ma nell'arco della stagione ne è stato l'interprete più continuo e prezioso, non solo per l'indiscussa intelligenza calcistica, ma anche per qualità tecnica;

Castrovilli 6: infortuni a non finire, l'ultimo dei quali gravissimo al ginocchio sinistro lo colpisce nel suo momento migliore, dopo una prima parte di stagione non al livello. Magari è un caso, ma le cinque sconfitte nel finale di annata arrivano dopo il suo infortunio contro il Venezia;

Duncan 6.5: altro giocatore desaparecido recuperato da Italiano come mezzala muscolare, quasi tornato a certi fasti di Sassuolo. In pochi avrebbero predetto 37 presenze stagionali per lui, tante da titolare, tante a buon livello, e impreziosite da alcuni gol pesanti come massi;

Maleh 6: alternativa importante a centrocampo, rivelatosi molto prezioso in certe partite. Giocatore abile nelle indispensabili incursioni senza palla, ma ad oggi sembra ancora mancargli qualcosina a livello tecnico;

Saponara 7: giocasse in un multiverso dove l'umanità non è mai stata cacciata dall'Eden, sarebbe il più forte di tutti. Boutade a parte, Saponara era partito come uno dei tanti elefanti sopra il filo di ragnatela viola (leggi: uno dei tanti tesserati tagliabili rimasti sotto contratto dai tempi più remoti) ma si è via via imposto come importantissima ala qualitativa, ripagando la fiducia di Italiano che già lo aveva avuto a Spezia. Dopo tante malinconiche annate illuminate solo a tratti da grandi colpi di classe, il numero 8 viola ha trovato la giusta continuità per esprimere il suo valore, fatto di ritmi compassati, dribbling secchi a rientrare ed eleganti rifiniture. E qualche gioiello di gol, come la prodezza nel 4-3 contro il Milan;

Sottil 5.5: il contrappasso di Saponara. Stessa posizione in campo, interpretazione opposta del ruolo, una carriera ancora tutta da scrivere ma sempre quella sensazione che il ragazzo abbia i mezzi ma non sappia usarli. Giocatore più volte definito "elettrico" per la sua capacità di saltare l'uomo e accelerare d'improvviso, alla fine è rimasto uno dei elementi più avulsi nell'orchestra gigliata, risaltante per dinamismo in partite giocate male dalla squadra e sprecone in quelle dove i viola hanno brillato;

Nico Gonzalez 6.5: non gli diamo un 7 perché rimane la convinzione che non sia mai stato al suo massimale quest'anno, tra infortuni, covid, trasferte per la nazionale e compagnia bella. Non ha sempre brillato sotto il piano della continuità, ma (complice l'investimento importante per lui fatto in estate) è stato anche uno dei giocatori da cui si è preteso di più. Lui non sempre è riuscito a ripagare, ma ha pesato tanto in parecchie partite. E anche se le sue ultime due reti sono due rigori superflui al novantesimo, 7 gol in campionato e uno in coppa con 9 assist non sono bottino da poco:

Callejon 5.5: nel girone d'andata è praticamente l'unica ala destra a disposizione, almeno finché Gonzalez non si convince che ogni tanto può esser schierato anche sul lato del suo piede debole. Funziona (neanche troppo male in verità) solo quando ha Odriozola alle spalle, ovvero con qualcuno che compensi la sua perdita di passo nel saltare l'uomo. Preso Ikoné e con lo spagnolo più in infermeria che in campo, diventa nella migliore delle ipotesi il cambio degli ultimi venti minuti;

Ikoné 5: arrivato all'immediata apertura del mercato invernale, doveva essere la rotella che mancava agli ingranaggi offensivi della Fiorentina. Forse lo sarà l'anno prossimo. Le sue prove migliori sono il 2-3 di Napoli dove, subentrando, segna il gol che riporta avanti i viola, e la semifinale di andata di Coppa Italia contro la Juve, dove trita la catena di sinistra bianconera, salvo sbattere clamorosamente contro il palo. Per il resto, nelle restanti 19 presenze tra titolare e panchina, tanti pasticci e pochissima sostanza;

Cabral 5: l'eredità per l'ex centravanti del Basilea era di quelle complicate. Doveva sostituire nientemeno che Dusan Vlahovic, 17 gol nelle prime 21 di campionato, 33 in Serie A nell'anno solare. E nonostante il brasiliano presentasse un curriculum da attaccante talentuoso e prolifico, due centri in sedici presenze sono un rullino di marcia un po' tragicomico. Nuova realtà, nuovo campionato, caratteristiche tecniche differenti, inserimento in un nuovo contesto tattico, una condizione fisica non eccellente al suo arrivo nonostante avesse giocato (e segnato) con continuità nella prima metà di stagione. Da rivedere con un minimo di fiducia, ovvero sperando che sia quello visto nella vittoria contro il Napoli, e non quello contro la Juventus in Coppa Italia, vagante sulla linea di porta a respingere un tiro già dentro di Torreira;

Piatek 6: era arrivato con non troppe pretese a gennaio, giusto per dare un'alternativa presentabile a Vlahovic. Poi le cose sono andate diversamente. Fa 6 gol tra campionato e Coppa Italia, tutti tra febbraio e marzo prima di quasi sparire dai radar. Segna da rapace o su rigore, affondando l'Atalanta sia in campionato che in Coppa. Tutte reti pesanti, e alla fine ci si può accontentare per un giocatore che veniva da annate abuliche e che, in sintesi, è tecnicamente formato come un centravanti del secolo scorso;

Kokorin sv: siamo seri, dai.

Special guest, Vlahovic: voto non calcolabile. Tecnicamente, è il capocannoniere stagionale della Fiorentina. Tanto ha dato alla Viola in 18 mesi di esplosione quanto ha ferito la sua decisione di non rinnovare il contratto, con conseguente cessione anticipata a gennaio. Sostenere, come ha detto Commisso, che Cabral e Piatek abbiano compensato la sua partenza perché autori di 8 reti come lui alla Juve è giocare malamente con i numeri (anche perché Vlahovic ne ha segnati 9 a Torino). Un grande merito della squadra e del mister è stato quello di riuscire a compensare in termini di risultati quest'emorragia di gol fatti, ma negare che l'addio del centravanti serbo abbia quantomeno rallentato la vertiginosa crescita stagionale della Fiorentina, è raccontarsi le favole;

Italiano 8: va bene, lasciamo da parte la retorica, le giacche e i giacconi tolti a gara in corso, il bel giuoco e le raffinatezze tattiche. +22 punti sull'ultima stagione e qualificazione alle coppe, con una rosa identica per 4/5 a quella salvatasi a rotta di collo un anno fa, e tantissimi elementi della stessa recuperati o portati a maturazione. E pazienza per quei passi falsi, il percorso di crescita vale anche per Italiano e starà a lui confermarsi e migliorarsi. Questa stagione della squadra gigliata, inutile girarci intorno, è un suo piccolo capolavoro.

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